Col nuovo decreto fine ai «trucchi in etichetta». Ora anche nel biologico

I prodotti biologici d’ora in avanti saranno ancora più controllati. È una di quelle notizie che deve far piacere a tutti. E che conta molto almeno sotto due punti di vista: quello del consumatore e quello economico (e quindi anche per i produttori).
Controlli, dunque, per dare più sicurezza e trasparenza e quindi informazioni migliori e cioè maggiore libertà di scelta. Tutto è contenuto in un decreto legislativo che il Governo ha appena approvato e che ha l’obiettivo di armonizzare e semplificare le regole del settore, che in effetti erano ferme al 1995. Più in dettaglio gli obiettivi – ha spiegato una nota del Ministro per le Politiche agricole –, sono garantire una maggiore tutela del consumatore, assicurare una maggiore tutela del commercio e della concorrenza, semplificare e unificare in un solo testo di legge la materia dei controlli, rendere il sistema dei controlli più efficace anche sotto il profilo della repressione. Detto questo, sono importanti alcuni passaggi. Come quello legato al conflitto di interessi fra controllori e controllati (che viene una volta per tutte reso impossibile), oppure la creazione di una «banca dati delle transazioni bio», utile per reprimere le frodi.
Più di tutto, comunque conta la trasparenza. Non per nulla – probabilmente -, il via libera al decreto è arrivato durante il Festival del giornalismo alimentare che a Torino ha impegnato per tre giorni personaggi della comunicazione e della tecnica agroalimentare (oltre che della trasformazione e del commercio), di fatto attorno ad un solo tema: come fare per rendere l’alimentazione e tutto ciò che vi ruota attorno più limpidi e affidabili. E non è un caso che proprio da Torino sia arrivata la richiesta di finirla una volta per tutte con i «trucchi in etichetta» per andare diritti ad «un’informazione chiara, rigorosa e scientifica sul cibo». Nelle produzione biologiche, anche questo traguardo è negli obiettivi del nuovo provvedimento del Governo.
Cosa non da poco come si è detto, visto che il settore delle produzioni agroalimentari biologiche vale – stando a Coldiretti –, qualcosa come quasi 1,8 milioni di ettari, circa 72mila operatori e un fatturato al consumo che supera i 2,5 miliardi di euro. Settore delicato e alla moda oltre che in crescita, quello del biologico. E quindi necessitante di grandi attenzioni che trovano d’altra parte d’accordo i produttori agricoli. Il mercato lo merita. Sempre secondo i coltivatori diretti, sei italiani su dieci nel 2017 hanno acquistato almeno qualche volta questi prodotti. Mentre proprio la crescita della domanda ha spinto le produzioni, soprattutto di ortaggi, cereali, vite e olivo con Sicilia, Puglia e Calabria ai primi posti.

da Avvenire

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