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Cinema d’animazione Dal Giappone torna Capitan Harlock

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È successo con Batman e Spiderman, Thor e Superman. Vecchi supereroi dei fumetti riaggiornati per parlare al mondo di oggi, rivisti e corretti a partire dal materiale originale per poter comunicare con le nuove generazioni. Ora tocca a Capitan Harlock, il celebre pirata dello spazio creato dall’autore di manga giapponesi Leiji Matsumoto, protagonista nel 1977 di una serie a fumetti e l’anno successivo di una serie di animazione per la tv trasmessa in tutto il mondo. Dopo trent’anni di assenza Harlock torna con la sua cicatrice e la benda sull’occhio in una nuova avventura, ma seppur fedele allo spirito del autore – che coniuga al futuro le opere di Wagner, la cavalleria medievale, le leggende giapponesi e i racconti della guerra nel Pacifico – il film di animazione 3D di Shinji Aramaki, frutto del più imponente sforzo produttivo della Toei Animation, non solo rinnova lo stile grafico rendendolo più realistico, ma rende l’eroe ribelle in lotta contro le forze governative ancora più solitario e taciturno, schivo e sfuggente. In una parola, leggendario, ma forse meno struggente e disperato.

Al centro di Capitan Harlock: Il futuro è già passato troviamo infatti il dramma di due fratelli che combattono su fronti opposti, uno tra l’equipaggio dell’Arcadia, l’altro nell’esercito di Gaia. Ezra infatti, capo della flotta della Coalizione, chiede a Logan di infiltrarsi sull’astronave di Harlock, alimentata da un’aliena materia oscura, e di ucciderlo, ma il giovane scoprirà presto che dietro la leggenda c’è un ideale di giustizia e libertà. Il misterioso pirata è infatti l’unico a opporsi alla corrotta Gaia e a cercare di impedire l’estensione del suo dominio nel mondo intergalattico. Deciso a vendicarsi contro chi ha colpito il genere umano, Harlock erra nell’universo attaccando le navi nemiche nella speranza di riuscire a disfare i «nodi del tempo» e riportare la Terra, ormai trasformata in un santuario, in un’epoca in cui era ancora abitata dall’uomo.

Eroe o terrorista? Criminale o vendicatore? Come dobbiamo giudicare chi lotta contro i sistemi totalitari? La domanda è oggi particolarmente attuale, così come il contrasto tra ideali e realtà, e in fondo Capitan Harlock è tornato per la stessa ragione per cui sono riapparsi anche i supereroi. «Harlock appare per guidarci quando i tempi si fanno duri e ci sembra di non avere più una via d’uscita – dicono i suoi creatori – e le opere di Matsumoto contengono sempre una riflessione su come un uomo debba vivere la propria vita e quali scelte debba fare nell’affrontare una sconfitta e un momento di difficoltà. E Harlock è fermo nel chiedere che ciascuno faccia la propria parte, con coraggio».

 

Alessandra De Luca – avvenire
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