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Cinema: «100 metri dal Paradiso», il film che porta il Vaticano alle Olimpiadi

​ Il Paradiso potrebbe anche essere una medaglia d’oro olimpica? Bastano soltanto cento metri per raggiungerlo in uno stadio – molto di più nella vita. Una commedia porta sullo schermo, con tutte le attenzioni che il caso impone, questa strana analogia. In 100 metri dal Paradiso, sugli schermi a partire da venerdì 11 maggio con un’anteprima organizzata per gli Uffici della Cei mercoledì 9, Raffaele Verzillo immagina la squadra olimpica del Vaticano, con le sue tute bianche e gialle, partecipare alle prossime Olimpiadi di Londra. Un oro in quel contesto equivarrebbe, per monsignor Angelo Paolini, che ha avuto l’idea, a una visibilità straordinaria per la Chiesa. La squadra si fa ed è sostenuta, nel film, niente meno che dal cardinale Segretario di Stato, interpretato da Mariano Rigillo. Sullo sfondo della storia sembrano scorrere le parole di Giovanni Paolo II rivolte agli sportivi per il loro Giubileo, in cui considera lo sport come «uno dei fenomeni rilevanti che, con un linguaggio da tutti comprensibile, può comunicare valori molto profondi, veicolo di alti ideali umani e spirituali quando è praticato nel pieno rispetto delle regole». Il regista, però, non le conosceva: «Sapevo dell’importanza che Papa Wojtyla dava allo sport. Ma l’idea del film è scattata dal desiderio di scrivere una commedia pensando agli elementi che ci caratterizzano, tra cui sicuramente il Vaticano, mentre le Olimpiadi si avvicinavano e noi volevamo raccontarle come nessuno aveva mai fatto prima».

Difficoltà inaspettate?
Abbiamo iniziato in modo incosciente. Però, mentre scrivevo la sceneggiatura con Pier Francesco Corona e Salvatore De Mola, ci siamo resi conto che avremmo dovuto usare i colori della Santa Sede e che non potevamo farlo senza autorizzazione. Abbiamo avuto da subito l’appoggio di tutti coloro che, a diverso titolo, sono stati coinvolti nel film.

Ha mai incontrato un sacerdote come Paolini?
Don Angelo è una sommatoria delle nostre esperienze: chi aveva conosciuto un frate cappuccino, chi il parroco che giocava a carte coi parrocchiani, personalmente un carissimo amico della diocesi di Capua. L’idea era quella di racchiuderle tutte nel personaggio di un sacerdote che desidera comunicare in modo nuovo la presenza della Chiesa nel mondo.

Gli attori che partecipano all’originale qualificazione sono stati scelti tra veri sportivi?
Tutti hanno avuto esperienze con qualche disciplina sportiva, pensate tra quelle meno gravate da interessi: frate Thorvald è interpretato dal wrestler austriaco Christoph Raaber, suor Adele è Chiara Rosa, primatista italiana di lancio del peso, Lucas Lanthaler, decatleta nel giro della nazionale, è la guardia svizzera che si cimenta nel salto in alto.

Pastorale della Chiesa e mondo dello sport: il suo film auspica un impegno comune per il bene della persona.
Lo sport, oltre a essere un fenomeno collettivo, è una gara che l’uomo pone con se stesso, sono convinto che in questo senso sia un atto di profonda spiritualità.

 

Luca Pellegrini – avvenire.it