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Chiamati a dare vita a ogni creatura: commento al Vangelo di Domenica 20 Maggio, Ascensione del Signore

Ascensione del Signore
Anno B

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio (…).

L’ascensione del Signore è una festa difficile: come far festa per una persona cara che ci lascia? Ma Gesù non se ne è andato, se non dai nostri sguardi. Non è andato in alto, ma avanti; assente e più presente che mai.
Egli è il Vicino-lontano (Margherita Porete): oltre il cielo e dentro tutte le creature, alto e più intimo a me di me stesso. «Ascensione non è un percorso cosmico geografico ma è la navigazione del cuore che ti conduce dalla chiusura in te all’amore che abbraccia l’universo» (Benedetto XVI).
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura». Le ultime parole del Signore ci permettono di gettare uno sguardo sul cuore di Gesù, sulla sua passione più grande: dare vita ad ogni creatura, in ogni angolo della terra. E per farlo sceglie creature imperfette, dalla fede fragile. Come noi, come me. Infatti se io dovessi dire del Vangelo solo ciò che riesco a vivere, dovrei tacere subito. Ma io non annuncio me stesso e le mie conquiste, bensì una parola che mi ha rubato il cuore, un Signore che mi ha convinto e mi ha sedotto, mi ha legato a sé e legandomi mi ha liberato. Annuncio un progetto verso cui cammino e che spero di riuscire, un giorno, a vivere.
Ognuno di noi riceve oggi la stessa missione degli Apostoli: Annunciate. Niente altro. Non dice: organizzate, occupate i posti chiave, assoggettate, ma semplicemente proclamate. Non la soluzione di tutti i problemi, non una risposta a tutto, ma il Vangelo, la vita e la persona di Cristo, forza ascensionale del cosmo.
Il versetto che chiude il Vangelo di Marco apre il mio Vangelo: Il Signore operava insieme con loro. Il verbo greco suona così: Il Signore agiva in sinergia con loro, era parte della loro energia. Molte volte ho udito un’espressione che suonava come lamento: con le mie sole forze non ce la farò mai! Ma parlare di sole mie forze è una frase senza senso cristiano. Perché io non sono mai con le mie sole forze, c’è sempre in me forza della mia forza, pace della mia pace, radice delle mie radici, sempre c’è, intrecciata alla mia debolezza la forza di Cristo. Il Vicino-lontano è la forza del cuore. Bella definizione di Gesù offerta oggi dal Vangelo: Il Signore è energia che opera con i credenti. Cristo opera con te, in ogni gesto di bontà, in ogni parola fresca e viva; costruisce con te quando costruisci pace.
E partirono e predicarono dappertutto. Il Signore chiama gli undici a questa navigazione del cuore, li spinge a pensare in grande a guardare lontano: il mondo è tuo. Perché crede in loro, crede nell’uomo. Ha fiducia in me, più di quanta ne abbia io stesso; sa che riusciremo a contagiare di Spirito e di nascite chi ci è affidato.
(Letture: Atti degli Apostoli 1, 1-11; Salmo 46; Efesìni 4, 1-13; Matteo 28, 19a.20b)

di Ermes Ronchi – Avvenire