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Celebrati a Padova i funerali di monsignor Giovanni Nervo

“La carità è il nome stesso di Dio, per questo la Chiesa di Cristo non può che essere Chiesa della carità”. È quanto ha detto l’arcivescovo-vescovo di Padova, Antonio Mattiazzo, presiedendo questa mattina in cattedrale le esequie di monsignor Giovanni Nervo, fondatore e primo presidente di Caritas Italiana, morto giovedì scorso a 94 anni. Un lutto che ha colpito profondamente l’intera Chiesa italiana, che per decenni ha avuto in monsignor Nervo un instancabile punto di riferimento e dal quale ha ricevuto “luminosi insegnamenti e uno stimolante esempio di vita”.
Numerosi i presuli che hanno partecipato alle esequie: tra essi il vescovo di Lodi, Giuseppe Merisi, presidente di Caritas Italiana, insieme con il direttore, don Francesco Soddu.
È impossibile, per monsignor Mattiazzo, ricordare in maniera esaustiva la figura “insigne” di un uomo e sacerdote come monsignor Nervo, che tanto rilievo ha avuto sotto il profilo culturale, caritativo, sociale e civile. Tuttavia, “nel compiere questa consegna al Signore che ha vinto la morte e regna eternamente, vogliamo ricordare la persona e le opere di bene compiute da monsignor Nervo, quelle opere buone che sole ci seguono nella vita eterna”: il suo impegno di educatore tra i giovani, l’istituzione della Fondazione Zancan, l’opera profusa per organizzare la ricostruzione del Friuli dopo il terremoto del 1976. Soprattutto, però, una “tappa miliare del suo ministero” si colloca nel 1971. “All’indomani del concilio ecumenico Vaticano II – ricorda monsignor Mattiazzo – Paolo VI concepisce una nuova forma di carità ecclesiale: la Caritas, come espressione viva del Vangelo. Nervo è chiamato dalla Conferenza episcopale italiana a presiederla e organizzarla. E lo fa profondendovi le sue doti di intelligenza, il suo carattere adamantino, il suo cuore sacerdotale ardente di amore. Questo servizio – ha osservato l’arcivescovo – lo proietta sul piano nazionale e internazionale della Chiesa e della società. Ha svolto un’opera capillare e assidua per istituire la Caritas nelle diocesi, animato dalla convinzione che il servizio della carità è una dimensione costitutiva della Chiesa”. Ha, insomma, contribuito a “plasmare un volto e un cuore di Chiesa della carità, animata dalla giustizia, promotrice del volontariato a servizio dei poveri e degli ultimi”.
Monsignor Nervo, ha concluso il presule, “ci ha dato una splendida testimonianza. Nato povero, è vissuto povero e morto povero. Ha amato non a parole ma nei fatti e nella verità. Non ci ha lasciato un testamento spirituale scritto. Il testamento, l’eredità preziosa che ci lascia è la sua stessa vita”.

(©L’Osservatore Romano 25-26 marzo 2013)