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Cei, i vertici scelti dalla conferenza e non nominati dal Papa

Il Consiglio permanente della CeiIl Consiglio permanente della Cei

È possibile che si arrivi all’assemblea generale del maggio prossimo con un cambio delle norme per la nomina dei leader

GIACOMO GALEAZZI – vaticaninsider
CITTA’ DEL VATICANO

 

Cei, si cambia. Il processo di riforma della Conferenza episcopale italiana dovrebbe concludersi con la prossima assemblea generale, in agenda a maggio 2014. È possibile che si arrivi all’appuntamento con un cambio delle norme per la nomina dei vertici: come tutte le altre conferenze episcopali anche quella italiana potrebbe cominciare a scegliere le persone alla guida, finora nominate invece dai Papi.

A votare la bozza saranno tra cinque mesi i vescovi delle 226 diocesi italiane riuniti a Roma.L’idea del Papa è di una Conferenza episcopale a marcia fortemente collegiale. Già Paolo VI, del resto, quando approvò nel 1965 «ad quinquiennium» in nuovi statuti —Udienza concessa il 19 novembre 1977 al cardinale Prefetto della Congregazione per i Vescovi ascoltò compiaciuto le parole del Prefetto dei Vescovi, che espresse «apprezzamento per il preambolo che precede il testo delle norme, per lo spirito che lo anima e nel quale codesti Pastori hanno messo in evidenza il loro spirito collegiale fondato teologicamente». La collegialità, prima di tutto.

Recita ancora il preambolo: «La Conferenza Episcopale Italiana si propone di “far pienamente rivivere la tradizione collegiale vigente nella Chiesa fin dalla più remota antichità”, testimoniando, secondo una consuetudine immutata, la felice esperienza di Chiese vicine che si ritrovano insieme, per aree geografiche e contesti omogenei, in comunione di fede, di missione e di orientamenti pastorali».Ora è Francesco a chiedere, in scia a Paolo VI, un nuovo passo in questo cammino sempre in divenire. Arrivare alla votazione del presidente significa far partecipare tutti i vescovi al governo stesso della Cei, e aprirsi così naturalmente al parere di tutti. Ma perché la collegialità sia poi nella pratica realizzata serve anche uno snellimento della struttura. A cominciare da un accorpamento corposo delle diocesi. In Italia, non è un mistero per nessuno, sono troppe. Un unicum nell’orbe cattolico. Snellire le strutture significa aiutare la collegialità ad esprimersi. Già Paolo VI ci aveva provato negli anni Settanta, ma le resistenze furono tante. Nonostante ciò il 30 settembre 1986 Wojtyla riuscì a  tagliare almeno un centinaio di diocesi.

Oggi le resistenze ancora ci sono, ma il carisma di Francesco dovrebbe riuscire a contrastarle  Dunque via libera alla riforma  della Cei. La nomina “ad interim” di monsignor Nunzio Galantino potrebbe essere l’ultima designazione papale alla Cei. Dopo il passaggio di monsignor Mariano Crociata dalla segreteria dei vescovi italiani alla guida della diocesi di Latina, l’approde a Roma del vescovo di Cassano allo Jonio potrebbe essere il viatico a una radicale riforma della Cei che preveda il ridimensionamento del numero delle diocesi e degli uffici all’elezione del suo presidente, come lascia intendere anche il vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, ex sottosegretario Cei e attuale membro della commissione episcopale per i migranti: «Se tutto andrà per il verso giusto, a novembre per la prima volta eleggeremo i vertici dell’episcopato».