On line. La nuova «App Cei»: notizie e approfondimenti su smartphone e tablet

La nuova «App Cei»: notizie e approfondimenti su smartphone e tablet

In occasione della Festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e della stampa cattolica, è stata pubblicata la nuova App della Conferenza episcopale italiana: “App CEI“. L’applicazione è composta da sette sezioni con una navigazione aiutata da un’interfaccia semplice, funzionale per chi usa lo smartphone ma anche il tablet. L’App è caratterizzata da una grafica che non appesantisce la navigazione dell’utente e da una top bar stilizzata.

La prima delle sette sezioni è “CEInews” a cui l’utente approda una volta avviata l’app. Qui è possibile leggere le informazioni del portale www.ceinews.it on line da maggio 2018 con i rilanci ai media collegati alla Conferenza Episcopale Italiana (Avvenire, Agenzia Sir, Tv2000, inBlu Radio) grazie alle “card” a scorrimento orizzontale.

Nella sezione MyCei è possibile selezionare gli argomenti preferiti per leggere le ultime notizie grazie a canali tematici, come giovani o bioetica, oppure associazioni… La sezione “Chiesa Cattolica” attinge le notizie dal sito chiesacattolica.it. La sezione “Agenda” riprende i contenunti presenti sul sito chiesacattolica.it. In più la sezione offre la possibilità di navigare sugli appuntamenti della settimana, presentandoli sotto forma di timeline.

La sezione “Nomine” è caratterizzata dall’elenco di tutte le nomine dei vescovi, con riferimento al giorno e al luogo mentre la sezione “catalogo App” aggrega tutte le App della CEI con l’opportunità di accedere direttamente al relativo store. La sezione “impostazioni” offre all’utente la possibilità di personalizzare tipi di fonte e grandezza del testo, ma anche la luminosità dello schermo.

Disponibile gratuitamente sugli store di Apple e Google

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20 CONSIGLI MONTESSORI PER PREVENIRE LA RABBIA E GESTIRE I CAPRICCI

Come applicare il metodo Montessori per gestire la rabbia e prevenire i capricci.

La rabbia è un sentimento che inizia ad affiorare intorno ai 2 anni, quando i bambini si sentono di difendere in questo modo i loro desideri ed interessi di fronte ad un rifiuto che scaturisce generalmente nei cosiddetti capricci. Gestire la situazione a volte è difficile ecco perché sarebbe meglio sapere come prevenirla.

Soprattutto quando diciamo ai nostri figli di non fare qualcosa si possono generare in loro una serie di emozioni che non sanno gestire e che esplodono sotto forma di capricci. A volte si tratta di vere e proprie scenate che vorremmo tanto evitare e che forse potremmo imparare a prevenire seguendo alcuni consigli che nascono dal metodo di Maria Montessori.

L’idea alla base è quella di creare un ambiente adatto al bambino in cui lui si senta a suo agio e quindi eviti di trovarsi in quello stato che può farlo “esplodere” da un momento all’altro.

Ecco allora 20 consigli montessoriani per gestire la rabbia e prevenire i capricci:

1) Maggiore autonomia e indipendenza: predisporre la casa in modo che il bambino possa svilupparsi autonomamente avendo a disposizione sempre i propri giocattoli, strumenti e libri.
2) Motivazione e compiti reali: proprio come gli adulti, i bambini dopo un po’ si annoiano e hanno bisogno di una nuova motivazione. Si può ad esempio coinvolgerli nelle faccende domestiche per farli sentire utili.
3) Parlare sempre con rispetto, amore ed empatia: il tono da usare è lo stesso che si utilizza con gli adulti
4) Mettersi al loro livello: è importante comunicare con i bambini mantenendo il contatto con gli occhi e dunque “abbassandosi” al loro livello, chiamandoli per nome e parlando dei loro sentimenti e dei nostri

5) Prestargli sufficiente attenzione: si intende sia in quanto a qualità che a quantità. Se abbiamo da fare in casa chiederemo al bambino di aiutarci, se abbiamo da fare fuori possiamo invece portare qualche gioco creativo. Comunque è importante fargli sempre sapere quello che è in programma e chiedere la sua opinione in modo che non si senta escluso.

6) Stabilire una routine: se il bambino conosce le attività che sono programmate le accoglierà più facilmente ed eviterà di arrabbiarsi.
7) Attenzione a fame e sonno: la stanchezza e la fame aumentano la probabilità di avere degli scatti d’ira, programmate sempre bene l’ora dei pasti e della nanna.
8) Affrontare le nuove esperienze: abbassare l’ansia prima di fare nuove esperienze può essere importante. Uscire dalla zona di comfort non per tutti i bambini è facile. Se c’è da affrontare una nuova situazione basta spiegare di cosa si tratta per evitare sorprese e il sopraggiungere dell’ansia.
9) Rispondi alle sue naturali necessità: un bambino dopo aver trascorso la giornata a scuola ha bisogno di muoversi, giocare e stare all’aria aperta. Bisognerebbe dunque osservarlo, rispettare le sue esigenze e adattare la propria pianificazione della giornata anche considerando questo aspetto. Se sta in luogo chiuso e facendo attività seduto tutto il giorno è più facile che la sua energia inespressa si trasformi in rabbia e capricci.
10) Coerenza in famiglia: può capitare che mamma, papà e nonni abbiano delle visioni diverse di come andrebbero fatte le cose. Questo rischia però di confondere i bambini, sarebbe bene dunque che gli adulti trovassero un compromesso parlando e stabilendo un modo univoco di affrontare le situazioni.
11) Spiega il perché delle regole: ci sono cose sulle quali non si negozia (ad esempio sedersi e legarsi sul seggiolino auto) ma bisogna sempre spiegare al bambino con un linguaggio a lui comprensibile il perché siano così importanti.
12) Sottolinea gli aspetti positivi: anche quando un bambino non vuole fare una cosa si può trovare in essa il lato positivo da fargli vedere. Tornando all’esempio del seggiolino auto si può dire al bambino che è vero che dovrà stare seduto ma potrà ascoltare canzoni, cantare, guardare il paesaggio, ecc.
13) Empatia: importante anche mettersi nei panni del bambino e guardare la questione dal suo punto di vista.
14) Relazioni sane e rispettose: non riusciremo a mantenere un buon dialogo con il nostro bambino se con le altre persone di casa non sappiamo discutere con rispetto
15) Nessun ricatto: il ricatto è un’arma doppio taglio. Si entra spesso in una spirale da cui è difficile uscire.
16) Farli scegliere: invece di imporre sarebbe bene lasciare che il bambino prenda da sé la decisione. Ovviamente non bisogna lasciargli il massimo della libertà ma ad esempio proporgli due opzioni.
17) Attirare la sua attenzione: se si nota che la rabbia è causata da un gioco, da un’attività, da un ambiente o dalla stanchezza si può cercare subito di deviare la sua attenzione su qualcos’altro.
18) Evitare l’abuso di no: meglio sempre esprimersi in modo positivo. Ad esempio se sta tirando un oggetto non dire “non tirarlo” ma “Fai attenzione! Se lo tiri potresti romperlo!”.

19) Relativizza e negozia: se il bambino vuole qualcosa si può negoziare con lui. Questo è molto utile in quanto i compromessi si utilizzano anche nei rapporti tra adulti.
20) E se tutto fallisce…: non perdere la calma. D’altronde capiterà che il bambino provi rabbia dato che sta imparando a gestire le sue emozioni, non resta che affrontarla con calma e amore. Respira profondamente e donagli un abbraccio!

greenme.it

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Studio sui giovani credenti / La fede giovane si scopre liquida

Le fila dei giovani credenti si stanno assottigliando. Veramente convinti e attivi sono ormai poco più del 10 per cento, rispetto al 15 di vent’anni fa. Ma le opposte tifoserie farebbero bene a contare fino a dieci prima di stracciarsi le vesti le une ed esultare le altre. Il libro di Franco Garelli, infatti, va letto nel titolo ma anche nel sottotitolo: Piccoli atei crescono. Davvero una generazione senza Dio? (Il Mulino, 231 pagine, 16 euro), e sembra costruito apposta per dar di che meditare agli uni e agli altri, come sempre – e purtroppo è sempre più raro – quando ci troviamo di fronte a onesta sociologia e non ad agguerriti pamphlet.

La ricerca guidata da Garelli, con la collaborazione di Simone Martino, Stefania Palmisano, Roberta Ricucci e Roberto Scalon, ha tutti i crismi dell’attendibilità. Si basa su due ricerche realizzate nel 2015, una quantitativa svolta dall’Eurisko, che ha avvicinato un campione nazionale di 1450 giovani tra i 18 e i 29 anni, e una qualitativa con 144 interviste approfondite dirette a studenti universitari di Roma e Torino. E fotografa una realtà di fronte alla quale alcuni, comunque troppi nella Chiesa stessa preferiscono forse voltare lo sguardo. Non soltanto la schiera dei non credenti aumenta (oggi comprende il 28 per cento dei giovani), ma non ha più remore nel dichiararsi tale, come se in Italia stesse venendo meno l’esigenza di una cittadinanza religiosa.

La “non credenza”, però, è categoria “ombrello” porosa, dove si annidano molte definizioni e sensibilità. A grandi linee ci sono almeno due generi di atei, i “forti” e i “deboli”. I primi manifestano una duplice convinzione: è impossibile conoscere ciò che supera l’esperienza umana; e non c’è bisogno di Dio per condurre una vita sensata. Costoro costituiscono lo zoccolo duro della non credenza. Gravitano dalle loro parti gli atei “deboli”, coloro che «negano Dio più per le pressioni del proprio ambiente di vita che per specifiche convinzioni personali, uniformandosi al sentire diffuso tra i coetanei che frequentano, quasi fosse una moda culturale che si fa propria per emanciparsi da un legame religioso che i più considerano antimoderno». Gruppo difficile da afferrare in ogni sua sfumatura, questo. Ci sono gli apatici e disinteressati, che anche quanti si tengono ai margini della religione senza spezzare del tutto il legame, non ostili alla fede ma attenti a non farsi coinvolgere.

E all’interno dell’appartenenza cattolica? C’è una minoranza convinta e attiva. In questi giorni l’abbiamo vista a Cracovia. Ma c’è anche l’appartenenza debole di chi esprime il proprio cattolicesimo più nelle intenzioni che nel vissuto; o chi aderisce alla religione cattolica per motivi identitari, in cerca di sicurezza in un mondo plurale che disorienta. Sono perlopiù i giovani dalla pratica religiosa discontinua, da un rapporto con la fede “fai da te”.

Nulla, nulla davvero appare scontato ed è difficile affermare che ciò sia negativo. La ricerca continua di senso abita anche e soprattutto il mondo dei convinti e attivi. Erano tali anche alcuni (molti?) di quanti oggi si dichiarano decisamente atei, o “non credenti”, e hanno abbandonato la Chiesa dopo avervi condotto un percorso formativo, più o meno intenso, e sono stati introdotti alla fede in famiglia. Il fatto è che profili e percorsi si mescolano. I giovani di diverso orientamento non vivono separati, ma fanno parte degli stessi gruppi, si confrontano, accettando e rispettando la «biodiversità religiosa». Ci sono atei incalliti e credenti granitici che si evitano; ma molti di più sono «i giovani (credenti e non) attenti gli uni alle buone ragioni degli altri, delineando una possibile convivenza pur nella diversità degli orizzonti».

E allora, va peggio o addirittura meglio rispetto ai tempi in cui la società italiana poteva essere definita “cattolica”, e la frequenza ai sacramenti riguardava la mag- gioranza della popolazione anche giovanile? Domanda mal posta perché il confronto è impossibile. Non si possono paragonare due società tanto diverse. Ieri era praticamente impossibile non credere in Dio o dichiararsi anche soltanto dubbiosi; oggi non più. Ogni giovane credente lo è non per routine o prassi sociale, ma per convinzione.

E la Chiesa, e papa Francesco? Le critiche più frequenti all’istituzione sono l’inadeguatezza, il fatto di essere antiquata in campo etico, gli scandali rilanciati generosamente dai mass media. Nessun giovane denuncia un’educazione repressiva (la mala educación), una religione punitiva e colpevolizzante, preti e suore da evitare in quanto tali. E non è raro vedere “non credenti” a fianco di volontari della Caritas, o in una Ong d’ispirazione cattolica, perché solo lì possono sentirsi utili per una giusta causa. C’è comunque apprezzamento (anche da parte molti non credenti) per la Chiesa locale, che tiene aperti gli oratori ed è presente nei luoghi di frontiera.

E Francesco? Almeno un giovane su due riconosce di essere stato spinto da lui «a riavvicinarsi alla fede o ad aumentare il proprio impegno religioso». Ma «non tutto fila liscio». Un Papa che parla chiaro finisce anche per dividere, ad esempio sulla questione migratoria, e c’è chi gli rimprovera di dedicarsi troppo ai temi sociali e poco al senso del sacro e alle ragioni dello spirito. Una società plurale è inevitabile sia abitata da una Chiesa plurale. Quanto poi la cattolicità riesca a dialogare con la biodiversità, senza scontrarsi con lei né perdendo se stessa, questo è un altro tema tutto da esplorare.

avvenire

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Il Giubileo e la chiusura del Concilio Vaticano II

Il 7 dicembre era stata approvata laGaudium et spes, Costituzione conciliare sul rapporto della Chiesa con il mondo contemporaneo, e il giorno dopo si tenne la cerimonia conclusiva: cinquanta anni fa in questi giorni si chiudeva il Concilio Vaticano II, inaugurato da Giovanni XXIII l’11 ottobre 1962 con il memorabile “discorso alla luna”.

“Non c’è nessun tempo – affermava in quel discorso papa Roncalli – in cui la Chiesa non si sia opposta agli errori; spesso li ha anche condannati, e talvolta con la massima severità. Quanto al tempo presente, la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore; pensa che si debba andare incontro alle necessità odierne, esponendo più chiaramente il valore del suo insegnamento piuttosto che condannando”.

Significativamente il 50/mo anniversario del Concilio coincide con l’inaugurazione di un giubileo straordinario che papa Francesco ha voluto dedicato alla misericordia. Sicché tra storia e attualità, la Chiesa cerca di rapportarsi con il mondo con lo stesso sguardo misericordioso del suo Dio.

Oltre alla Gaudium et spes, il Concilio aveva approvato altre tre costituzioni: la Sacrosanctum Concilium sulla liturgia, la Lumen Gentiumsulla Chiesa, e la Dei verbum sulla Sacra Scrittura. Aveva inoltre prodotto 9 decreti: sull’ecumenismo, sulle Chiese orientali, sulle comunicazioni sociali, sulla missione pastorale dei vescovi, sulla vita religiosa, sulla formazione sacerdotale, sull’apostolato dei laici, sull’attività missionaria della Chiesa, sulla vita e il ministero dei presbiteri. E aveva emanato tre dichiarazioni, Dignitatis Humanae, sulla libertà religiosa, Nostra Aetate, sulle religioni non cristiane, e Gravissimum Educationis, sull’educazione cristiana. Ma sarebbe sbagliato ridurre il Vaticano II ai documenti approvati, seppure in alcuni casi assolutamente innovativi sul piano ecclesiale e culturale. Quanti vi hanno partecipato, e dopo di loro gli storici, ne sottolineano il carattere di “evento”, cioè il suo essere stato prima di tutta una esperienza di vita e un modo concreto di vivere la Chiesa e di rimodellare il suo rapporto con il mondo moderno. Sia nella dottrina, che nella pastorale, che nella formazione della sua “classe dirigente”, dunque, il Vaticano II è stato uno spartiacque nella vita della Chiesa: prima la Messa era celebrata in latino, che oltre ai sacerdoti nessuno capiva, e con il prete che volgeva le spalle alle persone. La Bibbia era un oggetto sconosciuto per i fedeli, praticamente nessuno l’aveva a casa o era capace di leggerla. I non cattolici e le altre religioni erano guardati talora con diffidenza, e gli ebrei visti con ostilità e sospetto, benché per volontà di Giovanni XXIII non fossero più definiti “perfidi” in una preghiera liturgica.

Prima del Concilio, inoltre, lo sguardo di speranza e misericordia sul mondo di papa Roncalli non aveva informato in profondità la Chiesa, e la discussione teologica e culturale non era in auge tra clero e fedeli. Le chiese del terzo mondo e i poveri non erano al centro dell’attenzione della Chiesa di Roma. La Chiesa dopo il Concilio, soprattutto in Occidente, ha innovato molto nel rapporto con il mondo moderno e nel dialogo interreligioso, ha realizzato meno dell’aspirazione a una Chiesa dei poveri. In America latina invece le cose sono andate diversamente, sia per la situazione sociale di partenza che per la sensibilità dei vescovi, anche nei confronti del pensiero di Paolo VI. Oggi che il Papa è un latinoamericano e che ha indetto il Giubileo della misericordia, l’ispirazione di Roncalli e le realizzazioni di Montini potrebbero suscitare ulteriori declinazioni.

Avvenire

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Sabato 5 dicembre in Seminario IDML: celebrazione d’Avvento con allievi e amici

Sabato 5 dicembre in Seminario l’Idml dà appuntamento a tutti gli allievi e alle loro famiglie, ai partecipanti dei corsi serali, ai membri del Coro diocesano, agli amici e ai collaboratori che con il loro impegno sostengono le varie iniziative per pregare, fare festa e ringraziare, salutarsi e scambiarsi sinceri auguri di pace nel Signore che viene.
Il programma della serata prevede, alle 18, la Liturgia di Avvento. Presieduta da don Davide Poletti, animata dai bambini e ragazzi dell’Istituto insieme al coro diocesano. Al termine saranno consegnati gli attestati agli allievi che hanno concluso il primo livello di quattro anni e i diplomi di animatore musicale della liturgia a chi ha completato l’intero percorso di sei anni di studio. Letizia Nicolini, Dante Nicolini e Rosaria Petrecca (di Parma) riceveranno i diplomi mentre Daniele Simonazzi e Jiuxiang Zhu (Reggio) gli attestati. Per concludere la serata, un momento conviviale di festa assieme, dalle 19.

 Su La Libertà del 5 dicembre un articolo di Mariagrazia Baroni su questo appuntamento

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Domenica 13 Dicembre 2015 Apertura della Porta della Misericordia

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LE INDICAZIONI PER LA CHIESA UNIVERSALE

Il Pontificio Consiglio della Nuova Evangelizzazione, su mandato del Papa, ha pubblicato nelle scorse settimane il Rito di apertura della Porta della Misericordia nelle Chiese particolari. Ecco in sintesi le indicazioni affinché i parroci possano avvisare adeguatamente i fedeli nelle Messe di domenica 6 e martedì 8 dicembre — nonché tramite i bollettini e i siti parrocchiali — e invitando i fedeli a partecipare alla inaugurazione diocesana del Giubileo.

1. Il giorno dell’apertura: 13 dicembre 2015, terza Domenica di Avvento

Il Santo Padre Francesco nella Bolla Misericordiæ Vultus (= MV) ha stabilito che l’Anno Santo si aprirà per tutta la Chiesa l’8 dicembre 2015, solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria e 50° della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II. In Vaticano, quel giorno il Papa aprirà la Porta Santa della Basilica di San Pietro. La domenica successiva, 13 dicembre, terza domenica di Avvento (o domenica Gaudete), si aprirà la Porta Santa nella Cattedrale di Roma, la Basilica di San Giovanni in Laterano. Il Santo Padre ha stabilito che «nella stessa domenica in ogni Chiesa particolare, nella Cattedrale che è la Chiesa madre per tutti i fedeli… si apra per tutto l’Anno Santo una uguale Porta della Misericordia» (MV 3).

2. Il luogo: la Cattedrale

L’Eucaristia che inaugura il Giubileo nelle Chiese locali con l’apertura della Porta della Misericordia sarà unica e verrà dunque celebrata nella Cattedrale. Il Papa nella MV ha indicato la possibilità di aprire una Porta della Misericordia anche nella concattedrale o in una chiesa di speciale significato (tipo i Santuari).

Come spiegato al nostro clero a settembre, l’indicazione della Commissione diocesana del Giubileo riunitasi quest’estate e fatta propria dal Vescovo con il suo Consiglio episcopale, è stata quella di aprire in Diocesi la Porta della Misericordia solo nella Cattedrale, valorizzando i pellegrinaggi giubilari presieduti dal Vescovo alla chiesa madre. Se l’indulgenza giubilare, oltre che a Roma nelle Basiliche papali, si potrà dunque ricevere attraversando la Porta della Misericordia della nostra Cattedrale, sarebbe impensabile che tutte le Confessioni richieste come condizione per l’indulgenza avvengano in Cattedrale! La Commissione ha perciò proposto di individuare per ogni Vicariato una o più chiese dette “della riconciliazione” (non sarebbe corretto chiamarle “chiese giubilari”), dove i sacerdoti di quella zona si impegnano a dedicare tempo ed energie durante tutto l’anno o in alcuni periodi specifici per mettersi al servizio delle Confessioni dei fedeli — è infatti il confessionale la Porta Santa dell’anima, secondo un’espressione efficace di Papa Francesco — e per prepararsi, meglio se comunitariamente, ai pellegrinaggi in Cattedrale.

3. Una solenne concelebrazione presieduta dal Vescovo

Un’indicazione che pare ovvia, ma che viene motivata sia per l’indole del giorno del Signore che per la tradizione ecclesiale e per la circostanza straordinaria dell’Anno Giubilare, è che il Vescovo diocesano presieda l’intera celebrazione. La Messa del 13 dicembre 2015 si configurerà come una Messa stazionale (vale a dire che si parte in processione da una statio, da una chiesa vicina alla Cattedrale). Come tale, i presbiteri (si sottintende il presbiterio nella sua unità e completezza) concelebrano con il Vescovo; i diaconi, gli accoliti e i lettori svolgono ciascuno il proprio ministero, e i fedeli sono convocati perché accorrano numerosi alla celebrazione.

4. Il segno specifico della celebrazione di apertura

«Nell’ambito della celebrazione eucaristica, il segno specifico dell’inaugurazione dell’Anno Santo straordinario à l’apertura della Porta della Misericordia e l’ingresso processionale della Chiesa locale — Vescovo, clero, popolo — nella Cattedrale, chiesa madre per tutti i fedeli, dove il Pastore della Diocesi svolge il suo magistero, celebra i divini misteri, compie la liturgia di lode e di supplica, guida la comunità ecclesiale».

Lo svolgimento della celebrazione si articola in cinque momenti:

  • la statio in una chiesa significativa e ampia;

  • il cammino processionale, che sarà il primo pellegrinaggio dell’Anno Santo (il pellegrinaggio è segno peculiare del Giubileo, perché, scrive il Papa, «icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza»);

  • l’apertura della Porta della Misericordia e l’ingresso in Cattedrale;

  • la memoria del Battesimo;

  • la celebrazione dell’Eucaristia.

5. L’apertura della Porta della Misericordia e l’ingresso in Cattedrale

«L’ingresso nella Cattedrale avviene attraverso la porta principale che, come eminente simbolo cristologico (cfr. Gv 10,7.9), costituisce la Porta della Misericordia, costante richiamo dell’indole di questo Giubileo straordinario». Verrà valorizzata la sosta sulla soglia della porta: «prima di varcarla, il Vescovo si fermerà e con lui si arresta tutta la processione; la sosta inoltre implica l’apertura della porta e l’ostensione solenne del Libro dei Vangeli, parola di misericordia, prima verso l’esterno e poi verso l’interno della Cattedrale. Terminata la sosta sulla soglia della porta, il Vescovo, recando il libro dei Vangeli, con i concelebranti e i ministri si dirige processionalmente verso l’altare; i fedeli si recano ai posti loro assegnati».

A partire dal giorno successivo fino al 13 novembre 2016, per passare attraverso la Porta della Misericordia, appositamente preparata per questo Giubileo e caratterizzata dall’iconografia di Gesù Buon Pastore che carica sulle sue spalle la pecorella smarrita (il riferimento è alla parabola che verrà proclamata all’inizio della celebrazione del 13 dicembre), l’accesso sarà dal portone di sinistra della nostra Cattedrale (quello, per intenderci, dalla parte del Battistero del Duomo).

6. Memoria del Battesimo e celebrazione dell’Eucaristia

Porta d’ingresso nella Chiesa comunità è il sacramento del Battesimo. Il rito di benedizione e di aspersione con l’acqua — il primo rito che verrà compiuto entrati in Cattedrale — ne costituisce memoria viva.

La celebrazione dell’Eucaristia — viene ricordato con un’ampia citazione del Messale Romano — è centro di tutta la vita cristiana per la Chiesa universale, per quella locale e per i singoli fedeli. Per questo «essa costituisce il vertice della celebrazione di apertura del Giubileo».

* * *

LE INDICAZIONI PER LA NOSTRA DIOCESI

1. La convocazione in Ghiara e inizio alle 15.30

Domenica 13 dicembre il clero, i diaconi, i religiosi, le religiose, le persone consacrate, i fedeli laici sono convocati nella Basilica della Ghiara. La Basilica sarà aperta dalle ore 15; i presbiteri si preparano in sacrestia, portando con sé solo il camice; ad ogni concelebrante verrà donata infatti la stola violacea del Giubileo. Anche i diaconi si preparano in sacristia, portando con sé sia il camice che la stola diaconale violacea. Tutti gli effetti personali verranno trasportati +nelle sacrestie della Cattedrale dal Gruppo Diocesano di Servizio, durante la processione.

Alle 15.30, nella Basilica della Ghiara, inizia la celebrazione di apertura del Giubileo con i riti di introduzione: canto dell’Inno del Giubileo, segno della croce e saluto, invito a benedire e lodare Dio, esortazione del Vescovo e orazione, proclamazione del Vangelo (Lc 15,1-7), lettura dell’inizio della Bolla di indizione del Giubileo straordinario.

Alle 15.45 partirà la processione che esce dalla Ghiara e, percorrendo la via Emilia, si raggiungerà la piazza del Duomo.

Alle 16.15 avverrà dunque il rito dell’apertura della Porta della Misericordia e, dopo l’ingresso in Cattedrale, si celebrerà la memoria del Battesimo, poi la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica della III domenica di Avvento.

2. Il gesto della carità nella Giornata diocesana della Caritas

All’inizio della Liturgia eucaristica, insieme al pane e al vino per il rendimento di grazie verranno portate all’altare le offerte raccolte per la Caritas diocesana nelle Messe del mattino in ciascuna chiesa parrocchiale, secondo la tradizione ormai consolidata nella terza domenica di Avvento. Come annunciato, le offerte di questa domenica che inaugura il Giubileo saranno destinate per realizzare una nuova opera-segno (analogamente alle due opere segno realizzate nel Giubileo del 2000, la Mensa Caritas e l’Hospice di Montericco): un dormitorio per coloro che ne necessitano, adiacente alla sede della Caritas Diocesana, in via Adua.

Il pane e il vino per la celebrazione saranno recati in processione da persone consacrate e da alcune famiglie, non dimenticando la grazia dell’Anno della vita consacrata e del Sinodo sulla famiglia. Saranno i diaconi permanenti o i referenti Caritas di ogni parrocchia / unità pastorale a consegnare nelle mani del Vescovo l’offerta per la carità.

3. Un crocifisso per ogni chiesa della riconciliazione e una stola per ogni presbitero

Al termine dell’Eucaristia, prima della benedizione, verranno annunciate le chiese della riconciliazione in Diocesi e ai parroci o rettori di queste chiese il Vescovo consegnerà il crocifisso del Giubileo da porgere al bacio dei penitenti.

La stola violacea del Giubileo che ogni presbitero indosserà fin dalla Ghiara sarà anch’essa un dono del Vescovo non solo per un ricordo di questa concelebrazione straordinaria, ma soprattutto per rammentare ad ogni sacerdote la grazia e il compito in questo Anno Santo di dedicare più preparazione e più tempo, con calma e distensione, per una dignitosa e fruttuosa celebrazione della Confessione secondo il Rito della Penitenza, affinché sia veramente una celebrazione della misericordia di Dio e della conversione dell’uomo. Si ricorda inoltre che il Papa ha concesso per questo anno a tutti i sacerdoti «la facoltà di assolvere dal peccato di aborto quanti lo hanno procurato e pentiti di cuore ne chiedono il perdono».

Ai sacerdoti, impediti di partecipare alla celebrazione di domenica 13 per anzianità o malattia o altra difficoltà, il Vescovo stesso (o tramite i Vicari foranei), consegnerà la stola giubilare preparata anche per loro, affinché si mettano a disposizione, per quanto possibile, per le Confessioni nelle parrocchie.

4. La sospensione delle Messe vespertine

Data la circostanza straordinaria dell’inaugurazione dell’Anno giubilare, si dispone che domenica 13 dicembre vengano sospese tutte le Messe vespertine nelle chiese del Centro storico. Per favorire la partecipazione di tutto il clero, diocesano e religioso, a questa concelebrazione unica, analoga determinazione può essere presa dai singoli parroci di tutte le altre parrocchie o unità pastorali della Diocesi, spiegando per tempo ai fedeli il motivo straordinario di questa decisione.

a cura di don *Daniele Casini

*Direttore Ufficio Liturgico Diocesi Reggio Emilia – Guastalla

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Gente, cambiamento, inquietudine le tre parole del Papa a Firenze

Con il suo bel 30% di post, il discorso di Papa Francesco al Convegno della Chiesa italiana in corso a Firenze è stato, naturalmente, l’argomento preferito in questi giorni dai webmaster dell’informazione ecclesiale. Come promesso, eccomi dunque a raccontare le cose che, a leggere i loro titoli (ne ho scorsi una cinquantina), li hanno impressionati di più.
I numeri dicono che sono tre, e che si sono spartite equamente l’attenzione, fermo restando che un testo così ricco di spunti (da don Camillo modello di un «umanesimo cristiano popolare», alla «medaglia spezzata» grazie alla quale riconoscere i poveri, al riferimento liturgico al sangue che il Signore ha versato «per tutti») è stato ripreso con pari ricchezza, cosicché le tre correnti principali hanno accanto una decina di vivaci rivoli.
Una corrente è quella della vicinanza alla «gente» (lo dice otto volte), in particolare la più povera (di poveri e povertà parla con altrettanta frequenza) e di conseguenza della libertà dalle tentazioni della ricchezza e del potere. Un’altra corrente è quella che, con varie espressioni, ha puntato sull’idea del «cambiamento», del «nuovo» che il Papa ha proposto alla Chiesa italiana: espressioni che, alla lettera, ricorrono nel discorso una decina di volte, conferendogli evidentemente un certo sapore.
La terza corrente ha ripreso l’idea di «inquietudine»: concetto, questo, molto originale, rispetto agli altri due; nel discorso torna 4 volte, e in effetti costituisce la premessa del cambiamento: se non si è inquieti non ci si dispone in nessun modo a cambiare. La Rete ecclesiale, che è un luogo già di suo piuttosto inquieto, lo ha ben colto, tant’è che, oltre che nei titoli (alla pari dei giornali, come raccontava ieri qui il mio dirimpettaio Gennari), l’espressione «Chiesa inquieta» è quasi onnipresente nei testi. Anche se nessuno, mi dicono i robot, ha ricordato che il Papa chiedeva di «santamente inquietarci» anche nella Evangelii Gaudium: proprio il documento che ha raccomandato di approfondire.

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Ordine del Santo Sepolcro: festa per la Patrona

Domenica 15 novembre alle ore 11, in Duomo a Reggio Emilia, è in programma la festa della Patrona dell’Ordine Equestre dei Cavalieri del Santo Sepolcro, la Beata Vergine Maria Regina di Palestina, Regina della Pace.

A presiedere la liturgia è il Gran Priore di Luogotenenza e vescovo di Crema monsignor Oscar Cantoni.

La funzione sarà animata dalla Cappella Musicale della Cattedrale, diretta da Primo Iotti, il quale accompagnerà all’organo i canti e la Missa de Angelis nonché un brano di raro ascolto, l’Inno dei Cavalieri del Santo Sepolcro, a quattro voci e organo, opera di Riccardo Pick Mangiagalli (1938). Al termine, Il Cavaliere di Gran Croce Silverio Vecchio, Luogotenente per l’Italia Settentrionale, leggerà la Preghiera del Cavaliere e della Dama.

Il rigoroso cerimoniale prevede la presenza di altri Ordini Cavallereschi ospiti e di autorità civili e religiose. La Delegazione reggiana dell’Ordine del Santo Sepolcro invita al solenne momento di preghiera quanti, tra i cattolici e non soltanto, si sentono in comunione con i nostri fratelli cristiani di Terra Santa, in questo momento più che mai in grande difficoltà di fronte alle terribili insidie dell’intolleranza religiosa.

Uno speciale sull’Ordine Equestre del Santo Sepolcro è su La Libertà in uscita giovedì 12 novembre con un’ampia intervista a Franco Mazza, Preside dell’Emilia e responsabile della delegazione di Reggio Emilia.

cavalieri

laliberta.info

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