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Archivio Notizie Archive

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I santi del 17 Ottobre 2017

Sant’ IGNAZIO DI ANTIOCHIA Vescovo e martire – Memoria
m. 107 circa
Fu il terzo vescovo di Antiochia, in Siria, città che fu la terza metropoli del mondo antico – dopo Roma e Alessandria d’Egitto – e di cui san Pietro stesso era stato il primo vescovo. Non era cittadino romano, e pare che non fosse nato cristiano, convertendosi in età non più giovanissima. Mentre era vescovo ad Antiochia, l’Imperatore Tr…
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Beato CONTARDO FERRINI Terziario fancescano
Milano, 5 aprile 1859 – Suna, Novara, 17 ottobre 1902
Contardo Ferrini nasce a Milano nel 1859. Ragazzo prodigio, a 17 anni consegue la licenza liceale, a 21 si laurea in giurisprudenza e, dopo un periodo di specializzazione a Berlino, a 24 insegna già diritto romano all’università di Pavia. Insegna poi a Messina e a Modena e nel 1894 torna a Pavia, dove resterà fino alla morte. Studioso, g…
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Santi CATERVIO, SEVERINA E BASSO Martiri
m. Tortona (AL), 68 circa
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Santi MARTIRI BOLITANI (VOLITANI)
sec. III
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San GIOVANNI Eremita
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San RICCARDO GWYN Martire
Llandiloes, Galles, 1537 circa – Wrexham, Galles, 17 ottobre 1584
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San DULCIDIO Vescovo
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Santi ETELREDO ED ETELBERTO Principi del Kent, martiri
† Eastry, Inghilterra, 670 circa
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San RUFO Martire
sec. I
Le informazioni sui santi Rufo e Zosimo sono minime. San Policarpo, in una lettera ai cristiani di Filippi parla di loro. Secondo il martirologio romano, Rufo e Zosimo «furono nel numero di quei discepoli, che fondarono la primitiva Chiesa fra Giudei e i Greci». Entrambe le fonti però non permettono di parlare con sicurezza di un loro martirio avvenuto nel I…
www.santiebeati.it/dettaglio/82100

Sant’ ISIDORO GAGELIN Sacerdote e martire
Montperreux, Francia, 10 maggio 1799 – Hue, Vietnam, 17 ottobre 1833
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San FIORENZO DI ORANGE Vescovo
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San ZOSIMO Martire
sec. I
Le informazioni sui santi Rufo e Zosimo sono minime. San Policarpo, in una lettera ai cristiani di Filippi parla di loro. Secondo il martirologio romano, Rufo e Zosimo «furono nel numero di quei discepoli, che fondarono la primitiva Chiesa fra Giudei e i Greci». Entrambe le fonti però non permettono di parlare con sicurezza di un loro martirio avvenuto nel I…
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Sant’ OSEA Profeta
Israele, VIII sec. A.C.
San Osea è il profeta ebraico Hoseah (=salvato dal Signore), vissuto nell’VIII secolo prima di Cristo. Figlio di Beerì, Osea è originario del regno del nord, Osea inizia la sua predicazione sotto Geroboamo II e la prosegue sotto i successori di questo. Il dramma personale di Osea, che lo spinge alla sua azione profetica è racconta…
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Beato RAIMONDO STEFANO BOU PASCUAL Sacerdote e martire
Benimantell, Alicante, Spagna, 12 ottobre 1906 – La Nucía, Alicante, Spagna, 15 ottobre 1936
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Beato DOMENICO NAVARRO Mercedario
Mercedario del convento di Sant’Eulalia in Gerona Spagna, il Beato Domenico Navarro, fu inviato per redenzione a Tunisi in Africa.Arrivato in terra mussulmana venne catturato dai mori e spogliato dei beni della redenzione, rimase per 16 mesi in dura servitù come ostaggio per un tale cristiano la cui fede era in pericolo. Infine liberato tornò in patria dove …
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Beato BATTISTA DE BONAFEDE Mercedario
Per la difesa della fede cattolica, il Beato Battista de Bonafede, mercedario di Palermo, rimase per lungo tempo nelle carceri africane sopportando oltraggi e tormenti per amore di Cristo. Liberato dalle catene dai suoi confratelli, ritornò nel convento di Sant’Anna in Palermo dove pieno di meriti restituì l’anima a Dio.L’Ordine lo festeggia il 17 ottobre….
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Beato GILBERTO DI CITEAUX Abate
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Beate MARIA NATALIA DI S. LUDOVICO (MARIA LUDOVICA GIUSEPPA) VANOT E 4 COMPAGNE Martiri
† Valenciennes, Francia, 17 ottobre 1794
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Beato BALDASSARRE RAVASCHIERI DA CHIAVARI Sacerdote francescano
Chiavari, Genova, 1419 – Binasco, Milano, 17 ottobre 1492
Nato dalla nobile famiglia Ravaschieri, vestì l’abito francescano entrando nei Minori Osservanti della città e divenne dottore in teologia e sacerdote. In seguito occupò la carica di guardiano di Chiavari, poi di provinciale di Genova. Si dedicò alla predicazione, ma la gotta lo costrinse a ritirarsi nel convento di Binasco, tra M…
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Beato PIETRO CASANI (PIETRO DELLA NATIVITà DI MARIA) Scolopio
Lucca, 8 settembre 1572 – Roma, 17 ottobre 1647
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Beato GIACOMO BURIN Sacerdote e martire
Champfleur, Francia, 6 gennaio 1756 – Laval, Francia, 17 ottobre 1794
Esercitò clandestinamente il ministero sacerdotale durante la Rivoluzione Francese, fino ad essere assassinato mentre celebrava la Santa Messa.
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Beata TARSILA CORDOBA BELDA Vedova, martire
Collana, Spagna, 8 maggio 1861 – Algemesì, Spagna, 17 ottobre 1936
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Beato GIOVANNI DE ZAMORA Mercedario
XVI secolo
Valoroso missionario del Cile, il Beato Giovanni de Zamora, battezzò 4000 indigeni e nell’anno 1566, ricostruì il convento mercedario di Assunción, distrutto da quei bellicosi popoli nel 1564. Per il nome di Cristo fu trafitto dalle frecce indigene ma miracolosamente risanato, morì come confessore glorioso per i meriti e i miracoli. Fu sepolto vicino al conv…
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Beate MARTIRI ORSOLINE DI VALENCIENNES
† Valenciennes, Francia, 17/23 ottobre 1794
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Beato PERFECTO CARRASCOSA SANTOS Sacerdote francescano, martire
18 aprile 1906 – 17 ottobre 1936
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Beato FEDELE FUIDIO RODRIGUEZ Marianista, Martire Spagnolo
Yécora, Alava, 24 aprile 1880 – 17 ottobre 1936
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22 Ottobre 2017 XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A) Foglietto, letture e Salmo

22 Ottobre 2017 XXIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

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Scarica il Salmo Responsoriale Cantato >

L’ipocrisia dei farisei e dei sadducei proclama la veridicità di Gesù, che essi cercano di cogliere nella rete di un dilemma sapientemente calcolato: o egli afferma che il tributo ad uno Stato straniero e idolatra è lecito, e perde la stima di coloro che non accettano il dominio romano; oppure dichiara che questo tributo è illecito, e apre la porta al suo processo con l’accusa di istigare la sedizione. “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare”. Gesù non è il capo di un movimento di rivolta: il suo discepolo deve compiere i suoi obblighi civici. È in questo modo che l’ha capito la prima Chiesa (Rm 13,1-7; 1Pt 2,13-17). Ma ciò che è importante e decisivo, e che non sembra preoccupare i farisei, è il seguito: “E a Dio quello che è di Dio”. Soltanto a Dio si devono l’adorazione e il culto, e né lo Stato né alcun’altra realtà di questo mondo possono pretendere ciò che è dovuto esclusivamente a Dio. Il martirio è l’espressione suprema della resistenza cristiana di fronte al tentativo assolutistico del potere temporale di usurpare il posto di Dio (Ap 20,4).
A Dio ciò che è di Dio! Ma tutto appartiene a Dio, che è il creatore. Ed è per questo che non si può astrarre Dio durante la costruzione della città terrena, “quasi che Dio non meriti alcun interesse nell’ambito del disegno operativo ed associativo dell’uomo” (Reconciliatio et paenitentia , 14). L’uomo può realizzare la pretesa blasfema di costruire un mondo senza Dio, ma “questo mondo finirà per ritorcersi contro l’uomo” (ivi , 18).

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L’olio dorato, lusso made in Italy conquista mercati lontani

Fiocchi d’oro immersi in olio extravergine di olive taggiasche selezionate, in un’ampolla a forma di diamante chiusa da un tappo in maiolica dipinta a mano.

C’è un concentrato di estro e sapienza artigiana made in Italy in Auleum, l’olio dorato alla conquista di mercati lontani, il Vietnam dopo Arabia Saudita, Russia e Nuova Zelanda, presto Hong Kong. Una raffinatezza, prodotta dalla savonese Mega3, in 88 bottiglie numerate, dall’incontro tra un frantoio di Nasino (Savona), l’opera di Tullio Mazzotti, maestro della celebre Ceramica di Albisola, e una delle più antiche aziende di fiocchi dorati edibili, la Manetti Bartiloro di Fiesole.

“L’olio extravergine di oliva ligure – spiega Rosella Scalone, a.d. di Mega3 – è uno degli alimenti italiani di maggiore qualità, Auleum viene proposto in modo innovativo, con un tavolo touch che riconosce il prodotto appoggiato sulla sua superficie, fornendo informazioni digitali che fanno vivere l’idea imprenditoriale, il contesto italiano e la strategia di marketing”. (ANSA).

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Valgono 7,8 miliardi le vendite mondiali di prodotti equo e solidali

Il cacao spinge il mercato dei prodotti equo solidali, con un trend di incremento della domanda dieci volte quello delle altre produzioni. Le vendite mondiali di prodotti Fairtrade nel 2016 – secondo il Rapporto annuale diffuso oggi – hanno raggiunto 7,88 miliardi di euro, con una crescita interessante per i principali prodotti certificati: caffè +3%, cacao +34%, zucchero +7%, banane, tè, fiori e piante +5% ciascuno.

Dall’altra parte del mondo produttori e lavoratori del network, viene precisato in una nota, hanno ricevuto 150 milioni di euro di Premio Fairtrade, una somma di denaro aggiuntiva rispetto al Prezzo Fairtrade assicurato dalla certificazione, per avviare in progetti sociali, ambientali, di miglioramento della produttività. Parliamo di benefici per 1,6 milioni di piccoli agricoltori e lavoratori di Asia, Africa e America Latina, raggruppati in 1.141 organizzazioni di 73 Paesi.”La grande sfida che ci proponiamo – annuncia Dario Soto Abril, Ceo di Fairtrade International – è quella di riuscire a migliorare in modo significativo i salari dei lavoratori entro il 2020″.

A vent’anni dalla sua nascita, il sistema internazionale di certificazione del commercio equo continua a offrire nuove opportunità commerciali agli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo, aiutando i lavoratori stipendiati ad ottenere un salario migliore. Fairtrade International è l’organizzazione capofila del network. Il circuito rappresenta 1,6 milioni di agricoltori in 75 paesi di Asia, Africa e America Latina coltivatori di caffè, zucchero, banane, ananas cacao, lavoratori nelle piantagioni di banane, tè, fiori e molto altro. Più di 35.000 prodotti finiti sono in vendita sugli scaffali di negozi e supermercati di oltre 140 paesi nel mondo.

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I santi del 16 Ottobre 2017

Santa MARGHERITA MARIA ALACOQUE   Vergine – Memoria Facoltativa
Verosvres, Autun, Francia, 1647 – Paray-le-Monial, 17 ottobre 1690
Nata in Borgogna nel 1647, Margherita ebbe una giovinezza difficile, soprattutto perché dovette vincere la resistenza dei genitori per entrare, a ventiquattro anni, nell’Ordine della Visitazione, fondato da san Francesco di Sales. Margherita, diventata suor Maria, restò vent’anni tra le Visitandine, e fin dall’inizio si offrì «vitt…
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Sant’ EDVIGE   Religiosa e Duchessa di Slesia e di Polonia – Memoria Facoltativa
Andescj, Baviera, 1174 – Trzebnica, Polonia, 15 ottobre 1243
Nata nel 1174 nell’Alta Baviera, fu duchessa della Slesia, sposa di Enrico I detto il Barbuto. La sua condizione nobile non le vietò di vivere a fondo la propria fede, dando prova di profonda devozione ed esprimendo in diversi modi la carità verso gli ultimi e l’intenzione totale di porre tutta la sua persona a servizio degli altri….
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San GERARDO MAIELLA   Religioso redentorista
Muro Lucano, Potenza, 1726 – Conv. di Materdomini presso Caposele, Avellino, 16 ottobre 1755
Nato presso Potenza nel 1726, morì nel 1755. Di famiglia povera, tentò invano di diventare Cappuccino, come uno zio materno. Fece il noviziato nei Redentoristi sotto la guida di Paolo Cafaro ed emise i voti come fratello coadiutore, svolgendo poi nel convento le mansioni più umili. Incaricato di organizzare pubbliche collette, ne approfi…
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Beato GERARDO DA CHIARAVALLE   Abate
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San MOMMOLINO DI NOYON   Vescovo
† Noyon, Francia, 686
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San LULLO DI MAGONZA   Vescovo
710 – 786
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Sant’ ANASTASIO DI CLUNY
† 1085 circa
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Santa GERBURGA   Badessa di Nottuln
VIII sec.
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San FORTUNATO DI CASEI   Martire
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San LONGINO   Martire
Soldato romano che con la sua lancia trafisse il costato di Gesù Crocifisso. Secondo la tradizione, la linfa che defluì dal fianco divino lo guarì da un’infermità oculare e lo convertì….
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San GALLO   Eremita a Bregenz
Nato in Irlanda – Bregenz, Svizzera, 630 c.
Irlandese, discepolo di san Colombano, Gallo (Gallech) si trasferì con questi sul continente. Vissero insieme a Luxueil e a Bregenz, sul lago di Costanza. Qui si fermò in vita eremitica, mentre Colombano si recò in Italia, dove fondò l’abbazia di Bobbio. Con alcuni compagni Gallo si trasferì a ovest di Bregenz nella regione…
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Sant’ ELIFIO   Martire
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Santi MARTINIANO, SATURIANO E MASSIMA   Martiri
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Santi AMANDO E GIUNIANO
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San VITALE   Eremita in Bretagna
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San GAUDERICO
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Santa BONITA DI BRIOUDE
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San BERTRANDO DI COMINGES   Vescovo
† 16 ottobre 1123
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Beato ANICETO (WOJCIECH) KOPLINSKI   Sacerdote cappuccino, martire
† Auschwitz, Polonia, 16 ottobre 1941
Wojciech (in italiano Adalberto) Koplinski, nato nella Prussia Occidentale, si avvicinò ai Cappuccini dopo averne ammirato le attività a beneficio dei più poveri. Entrato con il nome di fra Aniceto, venne poi ordinato sacerdote. Svolse il suo ministero nel confessionale e nella questua per i poveri della città di Varsavia, dov&rsq…
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Beata LUTGARDA DI WITTICHEN   Badessa
Schenkenzell, Kinzigtal (Selva nera), 1291 – Wittichen, 1348
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Beato AGOSTINO THEVARPARAMPIL (KUNJACHAN)   Sacerdote
Ramapuran (Kerala), India, 1 aprile 1891 – 16 ottobre 1973
L’indiano Augustine Thevarparampil (chiamato dal popolo “Kunjachan”, ossia “piccolo prete” per la sua statura), sacerdote della diocesi di rito Siro-Malabarese di Palai, in Kerala (1891-1973). Consacrò la sua vita alla promozione umana e cristiana dei cosiddetti “intoccabili”, cioè coloro che vivevano ai margini della società, in condizioni di estrema povert…
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Beato JóZEF JANKOWSKI   Sacerdote pallottino, martire
Czyczkowy, Polonia, 17 novembre 1910 – Auschwitz, Polonia, 16 ottobre 1941
Józef Jankowski fu un sacerdote polacco, membro della Società dell’Apostolato Cattolico, ossia dei padri Pallottini. Esercitò il ministero rivolgendosi in particolare ai bambini e ai giovani. Durante i primi tempi dell’occupazione nazista della Polonia non cessò di insegnare e vivere l’umiltà che lui stess…
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Santi FERDINAND PEREZ E LUIGI BLANC   Martiri mercedari
I due spagnoli San Ferdinando Perez di Castiglia e San Luigi Blanc d’Aragona, entrarono nell’Ordine della Mercede come cavalieri laici e nell’anno 1250 furono nominati redentori. In quello stesso anno vennero inviati a redimere a Tunisi in Africa e mentre stavano navigando verso la meta furono catturati dai pirati turchi. Spogliati dei beni per la redenzione…
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Beato BONONATO MARIMONDI   Mercedario
Cavaliere laico, il Beato Bononato Marimondi visse a lungo nel convento mercedario di Sant’Eulalia in Lérida (Spagna).Con energica fede combatté valorosamente contro i mori e le sue virtù furono molto apprezzate dai cavalieri suoi confratelli che alla sua morte lo venerarono come Beato.L’Ordine lo festeggia il 16 ottobre….
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La suora-mister dei ragazzi del centro antico, la denuncia a Famiglia Cristiana: “Qui i bambini vivono per strada e rischiano di finire in brutti giri”

Una suora mister della squadra dei ragazzi del centro antico. Lei sul campo allena muscoli e anime. La storia di suor Lucia è raccontata da Famiglia Cristiana, che entra nel labirinto di strade fino all’oratorio per intervistare l’allenatore con la tonaca. Ma la star che fa vincere i suoi giocatori contro gli ignari avversari, utilizza parole amare per raccontare il quartiere di Castellammare in cui opera per salvare i ragazzi, impedendo che si perdano. Lucia Benedetta Rabbitto, 42 anni, siciliana di Ispica, in provincia di Ragusa, rompe il silenzio che le impone il suo ordine monastico, per spiegare a Famiglia Cristiana la sua doppia missione di educatrice e allenatore. Suor Lucia Benedetta ha due grandi passioni: Gesù Cristo e il calcio. Racconta alla giornalista che la intervista: “Da piccola, più che la chiesa, frequentavo la piazza, dove giocavo a pallone”. Poi a un campo in Albania, dove va come volontaria, conosce la congregazione delle Alcantarine, nate 150 anni fa proprio nel centro storico di Castellammare. Quel pezzo di Castellammare crollato con il terremoto e mai risorto dagli anni ottanta,  suor Benedetta lo vive tutti i giorni insieme alle altre istituzioni della Chiesa come la Caritas e a volontari come Massimo Caner che quei ragazzi cerca di toglierli dalla strada ogni giorno. In pochi entrano veramente in quel centro antico che lei racconta con parole da cui emerge uno spaccato duro e complesso. Una denuncia da non disperdere: «Un quartiere ferito da usura, prostituzione, analfabetismo. Qui si vive di quello che la strada ti offre, non c’è lavoro, e i bambini crescono per strada, dove rischiano di finire in giri non buoni, a rubare o a giocare “la bolletta”, cioè a fare le scommesse clandestine, proprio come gli adulti. L’abbandono scolastico è altissimo, molti di questi ragazzi non riescono neanche a prendere la terza media». Nella struttura dell’oratorio ovviamente non si fa solo calcio, attualmente i ragazzi non si stanno allenando perché sono in atto lavori per il manto erboso ma presto torneranno a giocare con il loro mister. «Facciamo interventi prima di tutto di amicizia: c’è il doposcuola e poi gli allenamenti, tre volte a settimana», dice Lucia. Sono oltre 200 i ragazzi, dai 6 ai 18 anni, che tre volte a settimana si alternano nei turni per fasce di età. «Durante l’anno cerchiamo anche di fare laboratori, con i presepi nel periodo natalizio». Lei, qualche parroco che nel centro antico ci lavora o ci ha lasciato il cuore costretto ad andare via. Lei suor Lucia, i volontari e nessun altro con un esercito di ragazzini da togliere alla camorra

corrierino.com

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G7 entro 2030 non più emergenza fame per 500mln persone

L’obiettivo è ambizioso: “Portare cinquecento milioni di persone fuori dalla fame entro il 2030”. E sull’impegno per raggiungerlo si è registrata l’unanimità tra i rappresentati dei Paesi che si sono riuniti per due giorni a Bergamo per il G7 dell’Agricoltura. La sintesi del confronto è la cosiddetta carta di Bergamo che individua “cinque priorità”, ha spiegato il ministro italiano per le Politiche agricole Maurizio Martina a cui è toccato analizzare i risultati del vertice, ma anche “dell’ottimo lavoro preparatorio” del G7 che si è tenuto nel corso del semestre di Presidenza italiana.

La priorità principale è difendere i redditi dei produttori agricoli, soprattutto piccoli, dai disastri climatici. “Per questo, è stato dato mandato alla Fao di studiare azioni e individuare una definizione comune di eventi catastrofici che oggi manca” ha detto il ministro, secondo il quale questo studio, “può partire immediatamente” così da poter portare i risultati “nelle mani dei responsabili del prossimo G7” in Canada nel 2018. Altra priorità: “L’aumento della cooperazione agricola, nel continente africano, dove il 20% della popolazione soffre di povertà alimentare”. Poi l’impegno “a rafforzare la trasparenza nella formazione dei prezzi e nella difesa del ruolo degli agricoltori nelle filiere soprattutto di fronte alle crisi di mercato e alla volatilità dei prezzi”; quello di “battere con nuove politiche gli sprechi alimentari, che oggi coinvolgono un terzo della produzione alimentare mondiale” e, infine, l’adozione di politiche concrete per la tracciabilità e lo sviluppo di sistemi produttivi legati al territorio.

In tutti gli attori del G7 la consapevolezza che “la cooperazione agricola sarà decisiva per raggiungere il traguardo della Fame zero. “Perché la maggioranza delle persone che soffrono la fame vive in aree rurali, ha sottolineato Martina e “la fame è una questione prima di tutto agricola”. Va in questo senso la decisione di aumentare gli sforzi per favorire la produttività sostenibile in particolare in Africa”, presa da Martina, dal viceministro per gli affari internazionali del Giappone, Hiromichi Matsushima, dal ministro dell’agricoltura e dell’agroalimentare del Canada, Lawrence Macaulay, da quelli francese, Stephane Travert, e tedesco, Christian Schmidt, con Thérèse Coffey, segretario di stato per l’ambiente e lo sviluppo rurale della Gran Bretagna, e Sonny Perdue, segretario all’agricoltura degli Stati Uniti, con il commissario europeo, Phil Hogan.

“Ci sono temi – ha sottolineato Martina – sui quali dovremo aumentare ancora gli sforzi, come la protezione dei suoli e la biodiversità, la maggiore trasparenza nella formazione del prezzo del cibo e la riduzione radicale dello spreco alimentare. Su questi fronti serve più consapevolezza, ognuno deve sentire forte la propria responsabilità. Anche per questo abbiamo voluto un G7 aperto, con una settimana dedicata dalla città di Bergamo a decine di appuntamenti sul tema del diritto al cibo, in continuità col lavoro che l’Italia ha fatto con Expo Milano”.

“Da Bergamo – ha concluso Martina – rilanciamo ancora la sfida per garantire davvero il diritto al cibo di ogni essere umano a qualunque latitudine”. (ANSA).

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Nuovo Anno Catechistico “Io ho scelto voi perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga”

"Io ho scelto voi perchè andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga"
Le parole di Giovanni al capitolo 15 versetto del canto al Vangelo della XXVII domenica del tempo ordinario sono state il filo conduttore della mattinata di domenica 8 ottobre, quando, con la celebrazione della S.Messa presieduta dal parroco Don Daniele,concelebrata dal collaboratore Don Fabrizio e
arricchita dal battesimo di Riccardo, ha preso il via il nuovo anno catechistico.
Durante l'omelia Don Daniele, commentando il Vangelo, ha sottolineato come i verbi che si riferiscono all'intervento del padrone nei confronti della sua vigna sono i verbi della Chiesa.
In particolare si è soffermato sul verbo "affidare" riferendosi in particolare alla vita familiare e alla testimonianza della comunità che si manifesta specialmente nei confronti dei bimbi e dei ragazzi attraverso la presenza dei catechisti e formatori.
Al termine della celebrazione nei locali dell'oratorio i ragazzi del gruppo di quinta hanno accolto i nuovi arrivati di seconda, il gruppo di prima ha incontrato i nuovi catechisti con cui condivideranno il cammino verso il sacramento della Confermazione, insieme ai ragazzi di tutta l'unità pastorale, mentre gli altri gruppi hanno sottolineato la gioia del ritrovarsi con alcuni giochi di animazione.
In chiesa, intanto, Don Daniele ha illustrato alle famiglie le tappe che compiranno quest'anno i diversi gruppi.
Infine ai genitori è stato chiesto di scrivere un piccolo messaggio, un augurio, una preghiera per loro figli all'inizio di questo nuovo percorso.
I messaggi sono stati poi attaccati a dei piccoli fili
che rappresentavano i tralci della vite alla quale siamo tutti invitati a rimanere innestati per portare frutti duraturi.
Genitori e figli si sono quindi ritrovati con i catechisti e i sacerdoti in cortile per un momento conviviale che ha concluso in fraternità questa mattinata ricca di doni.

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I santi del 15 Ottobre 2017

Santa TERESA DI GESù (D’AVILA)   Vergine e Dottore della Chiesa – Memoria
Avila, Spagna, 1515 – Alba de Tormes, Spagna, 15 ottobre 1582
Nata nel 1515, fu donna di eccezionali talenti di mente e di cuore. Fuggendo da casa, entrò a vent’anni nel Carmelo di Avila, in Spagna. Faticò prima di arrivare a quella che lei chiama la sua «conversione», a 39 anni. Ma l’incontro con alcuni direttori spirituali la lanciò a grandi passi verso la perfezione. Nel Carmelo conc…
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San DEODATO DI VIENNE   Vescovo
VII sec. (?)
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Santa MADDALENA DA NAGASAKI   Martire
Nishizaka, Giappone, 1611 – Nagasaki, Giappone, 15 ottobre 1634
Nacque nel 1611 nei pressi di Nagasaki. Figlia di nobili cristiani martirizzati per la fede, descritta come gracile, delicata e bella si consacrò a Dio, guidata spiritualmente dai beati Francesco di Gesù e Vincenzo di sant’Antonio agostiniani recolletti, che l’ammisero come terziaria. Nel frattempo la persecuzione contro i cristiani si faceva sempre più pres…
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San GUALTIERO DI QUINCY   Abate
† 16 settembre 1244
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San LEONARDO DI VANDOEUVRE   Eremita
Sec. VI
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Sant’ AURELIA DI STRASBURGO
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Santa SOFIA (O SUIA O SUINA)   Vergine e martire
Cagliari, sec. III
Secondo la tradizione sarebbe nata a Cagliari alla fine del III secolo in una famiglia nobile. Nella sua giovinezza testimoniò la sua fede cristiana, allora osteggiata dalle autorità. Fu processata all’età di 15 anni perché cristiana. Suia fu una vittima della persecuzione di Diocleziano, insieme a due compagne: Cecilia e Gi…
www.santiebeati.it/dettaglio/90529

Santa FORTUNATA   Martire venerata a Patria
www.santiebeati.it/dettaglio/90532

Sant’ EUSEBIA   Vergine di Vercelli
IV secolo
www.santiebeati.it/dettaglio/92867

San BARSES (BARSEN) DI EDESSA   Vescovo
www.santiebeati.it/dettaglio/74180

Santa TECLA DI KITZINGEN   Badessa
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San SEVERO DI TREVIRI   Vescovo
Severo, vescovo della diocesi tedesca di Treviri, fa parte di una generazione formatasi alla scuola di pastori della Gallie di nobili origini romane (Lupo di Troyes, Ilario di Arles, Germano di Auxerre) nel monastero francese di Lérins. Non si sa molto della sua vita, probabilmente non sopravvisse alla distruzione di Treviri da parte degli Unni nel 451. Appe…
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Beato NARCISO BASTé BASTé   Sacerdote gesuita, martire
San Andrés de Palomar, Spagna, 15 dicembre 1866 – Valencia, Spagna, 15 ottobre 1936
Padre Narciso Basté Basté nacque a San Andrés de Palomar (Barcellona) il 15 dicembre 1866 ed entrò nella Compagnia di Gesù nel 1890, ove divenne sacerdote. Direttore del Patronato della Gioventù Operaia a Valencia, fu assassinato in questa città il 15 ottobre del 1936 all’età di 70 anni….
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Beato GONSALVO (GUNDISALVO) DA LAGOS
Lagos (Algarve, Portogallo), 1360 circa – Torre Vecchia, 15 ottobre 1422
Il beato Gundisalvo, nato a Lagos (Algarve, Portogallo) verso l’anno 1360, figlio di pescatori, entrò nell’Ordine a Lisbona, intorno al 1380. Buon teologo, ricusò tuttavia il titolo di maestro in teologia. Apprezzato oratore, amava insegnare il catechismo ai bambini, agli operai e alle persone non istruite. Fu priore nei pi&ugra…
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Beato FILIPPO DI NAMUR
† 1212
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Beato GUGLIELMO DI FLORèGE   Monaco
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Beato PEDRO VERDAGUER SAURINA   Sacerdote e martire
Sacerdote, segretario del collegio di San Ramon de Penyafort a Vilafranca (Barcellona) e prefetto della congregazione mariana. Era molto entusiasta della sua vocazione e con grande influenza e capacità educativa sui giovani. Costretto a lasciare la scuola di San Luis de Begues, già nel maggio 1936, si organizzo per andare in un istituto in Arg…
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Beata AURELIA DI RATISBONA   Reclusa
† Ratisbona, Gemania, 15 ottobre 1027
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Beato GUGLIELMO DE ERIL   Mercedario
Entrato nell’Ordine della Mercede come cavaliere laico, il Beato Guglielmo de Eril, fu nominato nel 1316 commendatore di Agramunt (Spagna). Lottò energicamente contro gli infedeli e fu fondatore dei famosi cavalieri di Santa Maria in Montesia; fino alla sua morte fu un valoroso difensore della fede cattolica e modello di cavaliere.L’Ordine lo festeggia il 15…
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Beato FERDINANDO SORITA   Mercedario
Per la vita che condusse e le virtù, il Beato Ferdinando Sorita, cavaliere laico mercedario, fu di grande esempio ai suoi compagni.Di ammirevole devozione verso la Madre di Dio e coraggio con cui difese la religione cristiana valorosamente morì nei convento di Sant’Antolino in Guadalajara (Spagna).L’Ordine lo festeggia il 15 ottobre….
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Beato SANCIO DA SORIA   Mercedario
Insigne maestro di Sacra Teologia, ilBeato Sancio da Soria, fu mercedariodel convento di Sant’Eulalia in Pamplona(Spagna).Egli onorò l’Ordine e la Chiesa con levirtù della vita e dopo aver accumulatomolti meriti spirò nella pace del Signore.L’Ordine lo festeggia il 15 ottobre….
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Beata ELISABETTA DI HOVEN   Monaca
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Beata FILIPPA DE CHANTEMILAN
Changy (Loire), 1412 – Roma, 15 ottobre 1451
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Il prete e la rockstar per il più bello dei catechismi

Don Luigi Ciotti e Vasco Rossi a confronto su RaiUno. Ed è umana poesia

Ci voleva un ministro di Cristo per spiegare una volta per tutte le canzoni, le parole di colui che per anni in Italia è stato considerato alla stregua di un Anti-Cristo. Ci voleva un uomo di Chiesa per far alzare le mani a Vasco Rossi, al dichiaratamente ateo Vasco Rossi, e fargli esclamare: «Complimenti, io non ho più niente da dire». E di sicuro ci vorrebbero più altari fatti così: non mediatici, ma nelle chiese, nelle parrocchie, in ogni posto dove si voglia veramente parlare di religiosità, di coscienza, di spiritualità.

I venti minuti finali della trasmissione “A sua immagine” andati in onda ieri pomeriggio su Rai Uno a un fan del Blasco nazionale probabilmente non hanno detto molto di nuovo. Ai detrattori del rocker, sperando abbiano avuto voglia di ascoltarlo, hanno insegnato molto. A chi conosceva già la straordinaria figura di don Luigi Ciotti, “intervistatore” d’eccezione, non hanno fatto altro che dare splendide conferme. A chi sapeva il suo nome ma non l’aveva mai sentito predicare hanno fatto spalancare la mascella. Sì, predicare. Perché quel dialogo incredibile, inimmaginabile tra il prete e la rockstar, tra l’acqua santa e il diavolo, tra il credente e il non credente, si è rivelato un meraviglioso catechismo, nel senso più bello, libero e profondo della parola.

Per l’onestà, innanzitutto. Per la totale libertà e lo sconfinato rispetto tra le due parti. Per la disarmante sincerità e profondità.

Grazie a Faber

Vasco Rossi e don Luigi Ciotti sono amici da una mezza vita, da quando nel 2000 a Genova li fece conoscere Dori Ghezzi. Vasco omaggiava l’amico Fabrizio De Andrè appena scomparso con una toccante versione di Amico Fragile, don Luigi era seduto in platea, tra gli ultimi, dove il cantore dei vicoli volle stare per una vita. Già, Faber e Dori. Le uniche due persone dello showbiz che ci misero la faccia e dimostrarono la propria vicinanza a Vasco nel momento della caduta più rovinosa, l’arresto per droga nel 1984, il momento in cui il mondo intero gli voltò le spalle.

La droga. La dipendenza. Quella che per don Ciotti è diventata il principale nemico da combattere, con quel Gruppo Abele dove lo stesso Rossi decise nel 2004 di presentare il suo disco “Buoni o cattivi”, perché quel titolo lì aveva bisogno di essere subito spiegato, subito fatto capire, subito immerso in un signor contesto.

La vita e i sogni

«Io sono spesso caduto – rompe il ghiaccio Vasco – ma mi sono anche sempre rialzato». «Hai cantato la vita spericolata, beh spericolata è stata anche la mia di vita» gli replica don Ciotti. Primo brivido.

«Io credo – continua il sacerdote – che sia spericolata la vita di chiunque provi inquietudine, intellettuale ed etica, di tutte le persone che cercano e spesso non trovano giustizia. Di chi cerca, perché ogni ricerca è spericolata». Vasco è quasi commosso: «Vedi? Sei uno dei pochi che ha capito che quello era un inno alla vita, un monito a non buttarla via».

È solo l’inizio di un leggiadro e mai stonato valzer dell’intelletto e dell’anima. Dalla vita, si passa ai sogni. Don Ciotti si confessa: «Io mi arrabbio, spesso. Ci si arrabbia per le cose che si amano perché si vorrebbe che non fossero così. Ecco, io mi arrabbio perché ai giovani hanno tolto la possibilità di sognare».

Vasco coglie appieno e fa a sua volta centro: «E infatti io alla fine dei miei concerti dico sempre “ce la farete tutti”, perché hanno bisogno di sentirselo dire, perché io alla loro età avevo paura e avrei voluto qualcuno che me lo dicesse».

Chi è chi?

Ma è quando il discorso si sposta sulla fede che scatta la scintilla, l’imperfetta meraviglia. Don Ciotti mette Rossi all’angolo: «Ti dichiari ateo, non credente e dici di aver perso la fede a 15 anni quando eri in un collegio gestito da religiosi. Eppure lo sai di aver scritto una delle più belle preghiere che io abbia mai sentito? Una profonda riflessione religiosa che piacerebbe un sacco al Dio in cui tu non credi? “Ti prego perdonami se non ho più la fede in te, ti faccio presente che è stato difficile abituarsi ad una vita sola e senza di te”».

Vasco risponde fermo, ma lo sguardo di un navigato sessantenne ritorna quello piccolo, quasi ingenuo, di un fanciullo. No, gli occhi di Rossi non mentono mai. «Io ero ironico… Per me non c’è nessun Signore. Capisci? – replica – Io sono convinto che quando muori non c’è più niente, che l’umanità è un casuale miracolo. Ma proprio per questo credo profondamente che bisogna avere ancora più coscienza e rispetto di noi stessi, soprattutto di noi stessi». «Lo sai cosa diceva il cardinale Carlo Maria Martini? Che Dio non è cattolico. Dio è di tutti – lo spiazza don Luigi – E quello che tu dici a me dimostra che il mio Dio è quell’amore che in modi diversi ci fa camminare nella stessa direzione».

Un incredibile gioco delle parti, che si risolve in un continuo, bellissimo, emozionante scambio dei ruoli. A tratti non sai dire chi scrive canzoni e chi spiega la fede, chi è la rockstar e chi l’uomo che sta con gli ultimi, chi predica e chi si confessa. Come quando Vasco sentenzia che «i buoni e i cattivi non esistono, siamo tutti un po’ dell’uno e un po’ dell’altro. Senza prima conoscere una persona a fondo non ci si può permettere di appiccicare etichette. Io? Sospenderei il giudizio…”. O come quella frase finale di don Ciotti: «Le tue parole graffiano, a volte inquietano, possono essere discutibili. Ma i dubbi sono più sani delle certezze».

Qualcuno nel suo Diario di Bordo il 2 novembre 1994 scrisse nervosamente: «Mi fido più dei dubbi che delle certezze». Quel qualcuno era Vasco Rossi.

la provinciadivarese.it

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Addio a padre Bonfitto che con il suo «Santo» cambiò la musica della Messa

Il religioso comboniano e musicista padre Michele Bonfitto

È morto a 95 anni a Firenze il comboniano musicista che compose il celebre «Santo» e numerosi altri brani scaturiti dalla riforma liturgica del Concilio. È stato sepolto a Verona

Nei libretti dei canti che si possono trovare nelle parrocchie italiane ce n’è uno che tutti sanno intonare durante le Messe ed è diventato patrimonio musicale delle celebrazioni della Penisola: il Santo di Bonfitto. Molti lo chiamano «del Bonfitto» quasi fosse un luogo. Invece Bonfitto è padre Michele Bonfitto, autore del noto brano. Religioso comboniano nato a San Marco in Lamis, nell’arcidiocesi di Foggia-Bovino, è morto venerdì scorso, all’età di 95 anni, nella sede dei comboniani di Firenze dove risiedeva da circa vent’anni. Compositore e missionario al tempo stesso, apostolo degli “ultimi” e dei sofferenti, aveva scelto anche il pentagramma come “via” per annunciare il Vangelo. E il suo Santo è uno dei più significativi esempi della riforma liturgica (scaturita dal Concilio Vaticano II) tradotta in musica sacra. Una melodia ben più ritmata rispetto a quelle del passato, ma accompagnata da parole che sono di una fedeltà assoluta al testo del Messale. E il brano può essere facilmente cantato dall’intera assemblea favorendo quella partecipazione cara proprio alla riforma liturgica. Non è un caso che padre Bonfitto possa essere considerato uno dei «rinnovatori» della musica liturgica nel post-Concilio.

l Santo che lo ha reso celebre è stato pubblicato nel 1971 per le edizioni Eco nella raccolta dei canti originali composti da padre Bonfitto per la Messa dal titolo “Sei grande nell’amore. Canti per celebrazioni liturgiche”. Canti che hanno avuto una grande diffusione come Nella Chiesa del Signore, Signore pietà, Gloria a Dio, Beati quelli che ascoltano, Alleluja, Se qualcuno ha dei beni, Santo Mistero della fede, Tuo è il regno, Agnello di Dio, Padre santo, Rimani con noi.

Originario della Puglia, Michele Bonfitto sente fin da piccolo la chiamata a entrare nella famiglia missionaria fondata da Daniele Comboni. Dopo alcuni anni nel Seminario di Troia, prosegue gli studi a Verona dove nella Cattedrale della città scaligera viene ordinato sacerdote nel 1947 dal vescovo Girolamo Cardinale. Subito dopo l’ordinazione, padre Michele si reca a Roma per studiare liturgia e musica sacra. Inviato a Londra dove resta per un decennio, il religioso comboniano si diploma in direzione d’orchestra ed è insegnante per tante persone che si avvicinano all’arte della musica. «In quegli anni – ricostruisce l’amico e allievo, sempre comboniano, padre Teresino Serra, su Il Tirreno – partecipò a un concorso per la composizione dell’inno per l’incoronazione della regina Elisabetta II. Padre Michele avrebbe meritato il primo posto, ma gli fu assegnato solo il secondo perché non era cittadino inglese. La regina gli fece dono però di una bacchetta d’argento da direttore d’orchestra».

Rientrato in Italia, padre Bonfitto viene assegnato alla sede di Carraia a Capannori, in provincia di Lucca, dove i comboniani hanno una scuola di formazione. Quindi l’approdo a Firenze dove continua il suo ministero di testimonianza e di servizio verso gli ammalati in una clinica della città. Cappellano e confessore, non si sottrae, nonostante l’età, a stare vicino ai poveri e soprattutto ai disabili. Il funerale è stato celebrato proprio a Firenze domenica scorsa; poi la salma è stata trasferita a Verona per essere sepolta nel cimitero della casa-madre dei padri comboniani.

Ogni 15 maggio, giorno della nascita di padre Bonfitto, la comunità comboniana di Firenze lo ha sempre festeggiato con una Messa ed eseguendo i suoi famosi canti fra cui il Santo. Il successo nazionale della composizione di padre Michele ha creato, accanto alla versione originale, diversi surrogati con aggiustamenti melodici tanto che oggi c’è una versione popolare che offusca l’originale. L’aggiustamento popolare ha coinvolto anche il testo. Spesso si sente cantare «Santo, Santo, Santo è il Signore…» con quella «è» di troppo. In realtà padre Bonfitto ha ripreso per le parole del suo brano quanto è scritto nel testo liturgico che recita «Santo, Santo, Santo il Signore…» evitando anche errori di natura teologica.

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Commento al Vangelo Domenica 15 Ottobre 2017

XXVIII Domenica
Tempo Ordinario – Anno A

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali».

C’è, nella città, una grande festa: si sposa il figlio del re, l’erede al trono, eppure nessuno sembra interessato; nessuna almeno delle persone importanti, quelli che possiedono terreni, buoi e botteghe. È la fotografia del fallimento del re. Che però non si arrende al primo rifiuto, e rilancia l’invito. Come mai di nuovo nessuno risponde e la festa promessa finisce nel sangue e nel fuoco? È la storia di Gesù, di Israele, di Gerusalemme…
Allora disse ai suoi servi: andate ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.
Per la terza volta i servi ricevono il compito di uscire, chiesa in uscita, a cercare per i crocicchi, dietro le siepi, nelle periferie, uomini e donne di nessuna importanza, basta che abbiano fame di vita e di festa. Se i cuori e le case si chiudono, il Signore, che non è mai a corto di sorprese, apre incontri altrove. Neanche Dio può stare solo. L’ordine del re è illogico e favoloso: tutti quelli che troverete chiamateli alle nozze. Tutti, senza badare a meriti, razza, moralità. L’invito potrebbe sembrare casuale, invece esprime la precisa volontà di raggiungere tutti, nessuno escluso.
Dai molti invitati passa a tutti invitati, dalle persone importanti passa agli ultimi della fila: fateli entrare tutti, cattivi e buoni. Addirittura prima i cattivi e poi i buoni, senza mezze misure, senza bilancino, senza quote da distribuire…
Il Vangelo mostra che Lui non cerca uomini perfetti, non esige creature immacolate, ma vuole uomini e donne incamminati, anche col fiatone, anche claudicanti, ma in cammino. È così è il paradiso. Pieno di santi? No, pieno di peccatori perdonati, di gente come noi. Di vite zoppicanti. Il re invita tutti, ma non a fare qualcosa per lui, ma a lasciargli fare delle cose per loro: che lo lascino essere Dio!
Il re entrò nella sala… Noi pensiamo Dio lontano, separato, sul suo trono di gloria, e invece è dentro la sala della vita, in questa sala del mondo, è qui con noi, uno cui sta a cuore la gioia degli uomini, e se ne prende cura; è qui, nei giorni delle danze e in quelli delle lacrime, insediato al centro dell’esistenza, nel cuore della vita, non ai margini di essa.
E si accorge che un invitato non indossa l’abito delle nozze. Tutti si sono cambiati d’abito, lui no; tutti anche i più poveri, non so come, l’hanno trovato, lui no; lui è come se fosse rimasto ancora fuori dalla sala. È entrato, ma non credeva a una festa. Non ha capito che si fa festa in cielo per ogni peccatore pentito, per ogni figlio che torna, per ogni mendicante d’amore. Non crede che Dio mostri il suo volto di padre nei racconti di un Rabbi che amava banchetti aperti per tutti.
(Letture: Isaia 25,6-10; Salmo 22; Filippesi 4,12-14.19-20; Matteo 22, 1-10).

da avvenire

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André de Soveral e gli altri compagni martiri: chi sono i nuovi santi

Due sacerdoti portoghesi martirizzati in Brasile nel ‘600 dai calvinisti olandesi insieme a 28 fedeli. Tre adolescenti indios messicani uccisi in odio alla fede in Messico all’inizio dell’evangelizzazione di questo Paese. Un sacerdote spagnolo fondatore nell’Ottocento di una congregazione religiosa femminile e un religioso italiano grande predicatore nel Regno di Napoli tra il XVII e il XVIII secolo. Sono questi i nuovi santi che papa Francescoproclamerà nel corso della solenne concelebrazione di domenica 15 ottobre in piazza san Pietro che sarà possibile seguire anche in tv su Tv2000.

Le loro figure, raccontate nel libretto per il rito della canonizzazione preparato dall’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del Papa, sono state presentate in un meeting point presso la Sala Stampa della Santa Sede.

I padri André de Soveral e Ambrósio Francisco Ferro, insieme 28 fedeli che è stato possibile identificare (in realtà furono molti di più) furono uccisi in due distinti momenti nel 1645. Il loro martirio si situa nell’ambito dell’evangelizzazione nel Rio Grande do Norte in Brasile, iniziata nel 1597 da missionari gesuiti e sacerdoti diocesani, provenienti dal cattolico Regno del Portogallo. Nei decenni successivi, l’arrivo degli Olandesi, di religione calvinista, determinò la restrizione della libertà di culto per i cattolici, che da quel momento furono perseguitati. Il 16 luglio 1645 a Cunhaú, nel corso della messa domenicale, officiata dal parroco padre de Soveral, una schiera di soldati olandesi, con Indios al seguito, fecero irruzione nel luogo sacro e massacrarono gli indifesi fedeli. Il 3 ottobre dello stesso anno, poi, presi dal terrore per quanto accaduto, i cattolici di Natal cercarono di mettersi in salvo in improvvisati rifugi, ma invano. Fatti prigionieri, insieme al loro parroco padre Ferro, furono trasferiti nei pressi di Uruaçu, dov’erano ad attenderli soldati olandesi e circa 200 Indios, pieni di avversione contro i cattolici. I fedeli e il loro parroco furono seviziati in modo orribile e lasciati morire fra inumane mutilazioni.

Gli indios Cristoforo, Antonio e Giovanni sono considerati i protomartiri del Messico e dell’intero Continente Americano. I tre fanciulli ricevettero una solida formazione cristiana dai primi missionari francescani che, nel 1524, misero piede nella Nueva España. Cristoforo era il figlio prediletto e l’erede del principale cacicco Acxotecatl. Ricevuto il battesimo, divenne in breve tempo un apostolo del Vangelo tra familiari e conoscenti. Si propose, anche, di convertire il padre, esortandolo a cambiare le sue riprovevoli abitudini, soprattutto quella legata al bere fino all’ubriachezza. Il padre non gli diede importanza, ma alle ripetute insistenze del figlio il suo animo pagano si manifestò superiore all’affetto di genitore. Fatto rientrare con un tranello il figlio dalla scuola francescana, lo bastonò con violenza e poiché il ragazzo, che aveva solo 13 anni, pur nel dolore, continuava a pregare, lo gettò su un rogo acceso. Questo episodio risale al 1527. Due anni dopo ci fu invece il martirio di Antonio, nipote ed erede del cacicco locale, e di Giovanni, di umile condizione, che era il suo servitore. Anch’essi frequentavano la scuola dei francescani e nel 1529 si resero disponibili ad accompagnare i padri domenicani in una spedizione missionaria nella regione di Oaxaca, come interpreti presso gli Indios. Consapevoli del pericolo di morte che correvano, i ragazzi aiutarono i missionari a distruggere gli idoli. In una di queste azioni, alcuni Indios, inferociti e armati di bastoni, si avvicinarono e colpirono a morte prima Giovanni e poi Antonio, accorso in suo aiuto.

Faustino Míguez (1831-1925), entrato nel noviziato degli Scolopi, a Madrid, il 5 dicembre 1850, fu ordinato sacerdote nel 1856. Nel novembre del 1857 fu inviato alla prima fondazione del suo ordine a Guanabacoa (Cuba). Successivamente fu mandato in diverse comunità della Spagna: Celanova, El Escorial, Monforte de Lemos, Sanlúcar de Barrameda e a Getafe dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. Faustino visse oltre 50 anni votato all’educazione e durante il suo secondo soggiorno a Sanlúcar de Barrameda, scoprì la condizione di abbandono e di ignoranza in cui vivevano le donne e il bisogno di qualcuno che la guidasse fin dall’infanzia. Così con il beneplacito del suo Superiore Generale e con l’approvazione dell’arcivescovo di Siviglia, il 2 gennaio 1885 fondò l’Istituto Calasanzio, Figlie della Divina Pastora, una Congregazione per l’educazione per le bambine che segue lo stile pedagogico di San Giuseppe Calasanzio.

Infine l’unico italiano tra i nuovi santi che verranno proclamati da Papa Francesco: il cappuccino Angelo da 
Acri(1669-1739), che era noto per essere un grande predicatore” dell’Italia meridionale del suo tempo. “Iniziò con un fallimento vicino Napoli, 
predicò seguendo le regole della retorica di allora ma si rese 
conto che non riusciva a tenere l’uditorio, si impappinava, 
perdeva il filo del discorso… Allora decise che doveva usare 
parole semplici, e le sue prediche da allora ebbero un successo 
crescente. Conquistava la gente”. Lo ha raccontato nel meeting point con i giornalisti padre Carlo 
Calloni. “La teoria – ha proseguito il frate cappuccino – divenne 
anche prassi. Nel Sud Italia c’erano molti contadini poveri, e 
c’erano i latifondisti: il frate alzò la voce a difesa dei più 
deboli, chiese che tutti avessero lavoro, che non si succhiasse 
il sangue agli agricoltori. Come diceva Manzoni di fra Cristoforo, 
il nostro abito può andare in qualsiasi ambito, e così lui andava 
nei palazzi dei ricchi e nelle case dei poveri. Le sue parole 
disturbavano i potenti? Di certo la gente era con lui, e per 
questo non ci fu nessuna reazione violenta nei suoi confronti. 
Inoltre viveva in estrema austerità, e dunque era molto credibile 
quando predicava”.

avvenire

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Solidarietà. Steven, 22 anni e un tumore. L’Inps sospende l’indennità, l’azienda no

Quando la solidarietà diventa notizia. È quello che sta accadendo in questi giorni con la storia del 22enne Steven Babbi. La sua vicenda è diventata di dominio pubblico da quando l’azienda per cui lavora, la Siropack Italia Srl con sede a Villalta di Cesenatico (Forlì-Cesena), ha diffuso un comunicato con cui ha raccontato un fatto all’apparenza assurdo.

Steven, dall’età di 11 anni, soffre di una grave malattia, il sarcoma di Ewing. Si tratta di un tumore che interessa il tessuto osseo. Nonostante ciò, ha potuto frequentare a Cesena l’istituto professionale di Stato “Comandini” e nel febbraio dello scorso anno è stato assunto come terminalista alla Siropack, azienda che realizza macchinari nel campo del packaging.

I problemi di salute per Steven sono andati avanti e nel marzo di quest’anno il giovane ha dovuto subire la rimozione di un polmone a cui è seguita una lunga convalescenza che ancora lo costringe a disertare il posto di lavoro. Come prevede la normativa, dopo sei mesi di consecutiva assenza, l’Inps ha interrotto l’indennizzo dello stipendio. Quando se ne sono accorti, al lavoro è scattata immediata la solidarietà.

Titolari e colleghi di lavoro si sono mobilitati per non fargli mancare un sostegno economico.

“La nostra azienda considera quanto subito da Steven una profonda ingiustizia – commentano i titolari della Siropack, i coniugi Rocco De Lucia e Barbara Burioli –. Siamo rimasti commossi dalla sensibilità dei nostri 30 dipendenti, che si sono resi disponibili per una colletta. Tuttavia abbiamo deciso che sarà la proprietà a provvedere al suo sostentamento, là dove gli organi preposti alla tutela dei lavoratori hanno deciso di voltare le spalle a chi si trova nel bisogno”.

Fu il padre di Steven a segnalarlo a Rocco De Lucia. “Il papà, che aveva un’officina poco distante da noi, me lo presentò – ricorda l’imprenditore che da un paio di anni collabora anche con l’Irst (Istituto oncologico romagnolo) di Meldola (Forlì-Cesena). Steven è un ragazzo d’oro, volenteroso, sempre disponibile e simpatico. Siamo tutti contenti di averlo assunto. La sua positività e la sua presenza sono state contagiose e stimolanti per tutti”.

L’attenzione ai propri dipendenti, ai disabili e a chi è in difficoltà non è una novità per la Siropack, tra le 22 aziende premiate con il riconoscimento “Welfare Champion” al Welfare Index Pmi 2017. “Quando il nostro personale è cresciuto, ancor prima che sopraggiungesse l’obbligo di assumere una persona diversamente abile, non abbiamo avuto dubbi a puntare su Steven – prosegue De Lucia -. Siamo convinti ora, come lo eravamo allora, che il lavoro potesse dargli un ulteriore stimolo per continuare a combattere la sua battaglia personale,per potergli fare dire: anch’io ho lavorato. In ogni caso, fin dal suo arrivo la sua presenza ha rappresentato un valore aggiunto per la Siropack”.

Di Steven i suoi datori di lavoro dicono che in attività si è dimostrato “un lavoratore volenteroso, nonché un ragazzo umile e generoso”. Per questo motivo, aggiungono “non possiamo permettere che questa decisione renda ancora più difficile la sua situazione”. L’intenzione è quella di agire con tutti i mezzi a disposizione “per sostenerlo e dimostrargli vicinanza e allo stesso tempo sensibilizzare le autorità competenti”.

“Senza entrare nel caso specifico – dice Marcello Borghetti, a Cesena segretario territoriale della Uil – non si tratta di un errore dell’Inps. L’Istituto di previdenza applica una legge dello Stato. Ma è una legge inadeguata. Per persone come Steven, che hanno una malattia importate, la norma esistente ha evidenti limiti. In questi casi le famiglie entrano in un tunnel dal quale è difficile uscire. Aggiungo che mi sono capitate altre situazioni simili. In questa occasione, devo ammettere che è la prima volta che vedo intervenire un’azienda”.

“È giusto che l’imprenditore prenda posizione – conclude De Lucia -. Credo un suo intervento abbia una valenza diversa. Non abbiamo sollevato questo caso solo per Steven (“quando lo abbiamo assunto – ricorda la moglie Barbara – ci fecero i complimenti perché nessuno vuole ammalati in chemioterapia”), ma anche per lui. Di fronte al nostro prossimo, non possiamo girarci dall’altra parte”.

avvenire

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Disponibile il DVD della Convocazione diocesana

Mercoledì 11 ottobre 2017  YouTv  (Telereggio) ha trasmesso la Convocazione diocesana, per la regia di Paolo Ronzoni.

In studio erano presenti il vescovo Massimo Camisasca; il vicario episcopale per il coordinamento degli uffici pastorali, don Giovanni Rossi e il direttore de La Libertà Edoardo Tincani.

Durante la trasmissione si è parlato delle unità pastorali e del sussidio “L’acqua che io darò” che accompagna l’Anno pastorale 2017-2018.

È possible richiedere il DVD della trasmissione rivolgendosi al Centro diocesano Comunicazioni sociali: scrivere una mail a redazione@laliberta.info.

Il costo del DVD è di 5 euro.