Per essere Uno

L’Osservatore Romano

(Riccardo Burigana) Imparare l’ecumenismo dalle prospettive delle singole tradizioni cristiane in Europa: con questa finalità è stato pensato il corso BE 1 (Be One), aperto a giovani tra i 18 e i 30 anni e in programma dal 16 al 19 gennaio a Copenaghen. Organizzato dalla European Fellowship of Christian Youth e dalla Conferenza delle Chiese europee (Cec), con la collaborazione di organizzazioni e gruppi ecumenici giovanili della Danimarca e della Finlandia, il corso si colloca all’interno di un ampio programma di iniziative promosse per un sempre maggiore coinvolgimento dei giovani nel cammino ecumenico a partire dalla condivisione dei passi compiuti dai cristiani sulla strada del superamento delle divisioni. Ad esempio, nella seconda metà del XX secolo, con la fondazione del Consiglio ecumenico delle Chiese e dei Consigli di Chiese regionali, per favorire una testimonianza comune nella riscoperta di cosa già li univa.
Il programma prevede inoltre la condivisione della storia delle principali vicende storiche del movimento ecumenico, in rapporto con la vita delle singole Chiese — con una particolare attenzione al contesto geografico — così da cogliere quanto esso abbia determinato un cambiamento nella vita quotidiana delle comunità locali: per questo la lezione inaugurale viene dedicata allo stato dell’ecumenismo in Danimarca, con una riflessione su quanto hanno pesato i recenti passi, tra i quali un posto privilegiato spetta alla commemorazione comune del 500° anniversario dell’inizio della Riforma, un evento al quale è drammaticamente legata la storia del cristianesimo in Danimarca.
Un altro tema centrale del cammino ecumenico in Danimarca, al quale verrà dedicata un’altra tappa del corso, è l’impegno condiviso dei cristiani di confessioni diverse, non solamente cattolici e luterani, per una custodia del creato in grado di modificare la propria vita quotidiana. Saranno a tal proposito presentate delle esperienze concrete di comunità green che hanno scelto questa strada per vivere l’unità: un percorso che, alimentato anche dalla recezione della Laudato si’, ha favorito, soprattutto negli ultimi anni, il rafforzamento di un nuovo clima ecumenico a livello locale, in grado di aprire prospettive di collaborazione anche con le altre religioni sulle questioni ambientali. Nel corso non mancherà, sempre partendo dalle recenti esperienze del percorso comune tra fedi cristiane in Danimarca, una riflessione sulle politiche nazionali ed europee riguardo ai migranti poiché appare evidente che le indicazioni e gli appelli degli organismi ecumenici per la costruzione di una cultura dell’accoglienza devono confrontarsi con paure e preoccupazioni che attraversano le comunità, tanto più che questo confronto assume anche una dimensione intergenerazionale. Previsti anche alcuni momenti di preghiera, fondati sulla lettura e sull’ascolto della Parola di Dio, secondo lo spirito della comunità di Taizé, dal momento che, al di là dell’importanza delle conoscenze sul passato e sul presente del movimento ecumenico, gli organizzatori hanno voluto riaffermare come, anche per i giovani, sia fondamentale che l’incontro tra cristiani sia sempre alimentato dall’affidarsi nelle mani del Signore per costruire l’unità visibile della Chiesa.
L’Osservatore Romano, 16-17 gennaio 2020

Ecumenismo / sussidio per l’Ottavario di preghiera Unità Cristiani. «Ci trattarono con gentilezza»


Affidata alle Chiese di Malta la redazione del sussidio per l’Ottavario di preghiera. «Ci trattarono con gentilezza»
L’Osservatore Romano

«Ci trattarono con gentilezza» (Atti degli Apostoli, 28,2) è il tema scelto per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che, nei paesi dell’emisfero boreale, si celebra dal 18 al 25 gennaio. Quest’anno il sussidio è stato preparato dalle Chiese di Malta e Gozo (Christians Together in Malta). La Conferenza episcopale maltese ha assegnato a monsignor Hector Scerri la formazione di un gruppo ecumenico locale che redigesse il testo.
La narrazione, seguendo il racconto biblico, inizia con Paolo condotto prigioniero a Roma. È in catene, ma anche attraverso di lui, in un viaggio che si rivelerà pericoloso, la missione di Dio continua. «L’episodio ripropone il dramma dell’umanità di fronte alla terrificante potenza degli elementi della natura». I 276 passeggeri della barca «sono alla mercé del mare violento e della poderosa tempesta che infuria intorno a loro. Sono forze — si legge nel testo — che li spingono verso approdi sconosciuti, e si sentono persi e senza speranza. Imbarcati sulla stessa nave, arrivano alla stessa destinazione, dove l’ospitalità degli isolani rivela l’unità del genere umano. Le 276 persone vengono abbracciate dall’amore e dalla provvidenza di Dio, resi concreti da queste persone che li trattano “con gentilezza”. Infreddoliti e bagnati, possono ora scaldarsi e asciugarsi attorno al fuoco, ricevere ristoro, ed essere tenuti al riparo finché non possano riprendere il viaggio con sicurezza».
Gli estensori del sussidio sottolineano come oggi molte persone affrontino gli stessi pericoli nello stesso mare, «per scampare a disastri naturali, guerre e povertà. Anche le loro vite sono in balìa di forze immense e altamente indifferenti, non solo naturali, ma anche politiche, economiche e umane. L’indifferenza umana — si legge nel sussidio — assume varie forme: l’indifferenza di coloro che vendono a persone disperate posti in imbarcazioni non sicure per la navigazione; l’indifferenza di persone che decidono di non inviare gommoni di salvataggio; l’indifferenza di coloro che respingono i barconi di migranti. Questo racconto ci interpella come cristiani che insieme affrontano la crisi relativa alle migrazioni: siamo collusi con le forze indifferenti oppure accogliamo con umanità, divenendo così testimoni dell’amorevole provvidenza di Dio verso ogni persona?». I redattori del sussidio ricordano che «l’ospitalità è una virtù altamente necessaria nella ricerca dell’unità tra cristiani. È una condotta che ci spinge a una maggiore generosità verso coloro che sono nel bisogno. Le persone che mostrarono gentilezza verso Paolo e i suoi compagni non conoscevano ancora Cristo, eppure è per la loro “inusuale gentilezza” che un gruppo di persone divise viene radunato in unità. La nostra stessa unità di cristiani sarà svelata non soltanto attraverso l’ospitalità degli uni verso gli altri, pur importante, ma anche mediante l’incontro amorevole con coloro che non condividono la nostra lingua, la nostra cultura e la nostra fede».
L’Osservatore Romano, 17-18 gennaio 2020

Francesco ai luterani finlandesi: diamo ospitalità a chi ha fatto naufragio, nel mare o nella vita

Vatican Insider

(Iacopo Scaramuzzi) Il Papa riceve una delegazione della Chiesa luterana di Finlandia alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, incentrata quest’anno sul tema dell’ospitalità. «Come cristiani battezzati, noi crediamo che Cristo vuole incontrarci proprio in quelle persone che nella vita hanno fatto naufragio, in senso letterale e in senso figurato». Lo ha detto il Papa nell’udienza ad una delegazione della Chiesa luterana di Finlandia, che ha ricevuto alla vigilia della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio), che quest’anno ruota attorno al tema dell’ospitalità. «Chi offre ospitalità non diventa più povero, ma più ricco. Chiunque dona, riceve a sua volta. Infatti, l’umanità che mostriamo agli altri ci rende misteriosamente partecipi della bontà del Dio fattosi uomo», ha detto Francesco.

Verso la celebrazione della prima Domenica della Parola. La Scrittura è vita


L’Osservatore Romano

(Nicola Gori) La prima Domenica della Parola verrà celebrata il 26 gennaio. Era stata indetta da Papa Francesco con la lettera apostolica in forma di motu proprio Aperuit illis del 30 settembre 2019. Si tratta di una giornata speciale per esortare tutti i fedeli a leggere e meditare la Bibbia, perché — come diceva san Girolamo — «l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo». L’appuntamento è fissato ogni anno nella III Domenica del Tempo ordinario. Lo ha spiegato l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, durante una conferenza, svoltasi nella Sala stampa della Santa Sede, venerdì mattina, 17 gennaio, alla presenza anche dell’arcivescovo José Octavio Ruiz Arenas e di monsignor Graham Bell, rispettivamente segretario e sottosegretario del dicastero.
La lettera apostolica veniva pubblicata nella memoria liturgica di san Girolamo, nell’inizio del 1600° anniversario della sua morte. Questo padre della Chiesa, ha ricordato monsignor Fisichella, è stato un grande studioso della Sacra Scrittura e traduttore in latino dai testi originali. La scelta della data di pubblicazione della lettera «equivaleva a un gesto di grande attenzione al vasto mondo che si raccoglie intorno agli studi biblici e all’esegesi biblica», che in questo anno darà vita a «una diversificata serie di eventi con i quali celebrare la figura e l’opera di san Girolamo».
Il presule ha ricordato che dopo il concilio Vaticano II con la Dei Verbum, e con il Sinodo sulla Parola di Dio del 2008, con l’esortazione apostolica Verbum Domini, sono state promosse nel mondo tante e differenti iniziative pastorali volte «a porre al centro la conoscenza, la diffusione, la riflessione e lo studio della Sacra Scrittura». Tra queste, ha citato la Settimana per imparare a pregare con la Bibbia, promossa dalla Comunità Canção Nova in Brasile, il mese della Bibbia, promosso in Argentina per settembre. In Colombia la Parola di Dio viene proposta ai bambini con il gioco delle marionette. Negli Stati Uniti d’America in novembre si celebra la giornata internazionale della Bibbia. La Domenica della Parola di Dio si colloca, perciò, come un progetto «pastorale di nuova evangelizzazione». L’obiettivo è ravvivare «la responsabilità che i credenti hanno nella conoscenza della Sacra Scrittura e nel mantenerla viva attraverso un’opera di permanente trasmissione e comprensione, capace di dare senso alla vita della Chiesa nelle diverse condizioni in cui si viene a trovare». Come per le altre iniziative del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, è stato creato un logo caratteristico. Vi è rappresentata una scena biblica molto conosciuta: il cammino dei discepoli al villaggio di Emmaus, narrata nel Vangelo di Luca. Ai viandanti tristi per la morte di Gesù in croce, si unisce a loro il Risorto. Insieme a Cristo che tiene tra le mani il “rotolo del Libro”, cioè la Sacra Scrittura che trova compimento nella sua persona, vi sono i due discepoli: Cleopa, come viene scritto da Luca, e, secondo alcuni esegeti, la moglie. Cleopa ha in mano il bastone, segno del pellegrinaggio; mentre la moglie sembra toccare Cristo. Ambedue i volti dei discepoli sono rivolti al Signore. L’icona è opera di suor Marie-Paul Farran, religiosa egiziana che ha speso tutta la vita nel monastero benedettino Notre-Dame du Calvaire a Gerusalemme morta lo scorso maggio.
La data della celebrazione, ha fatto notare l’arcivescovo, cade in prossimità della Giornata di dialogo tra ebrei e cattolici e della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Si tratta di una scelta che «intende segnare un ulteriore passo nel dialogo ecumenico, ponendo la Parola di Dio nel cuore stesso dell’impegno che i cristiani sono chiamati a realizzare quotidianamente». Per questa prima edizione della Domenica della Parola, Papa Francesco presiederà la messa alle 10 nella basilica di San Pietro. Accanto all’altare della Cattedra verrà collocata per l’occasione la statua originale di Nostra Signora di Knock, patrona dell’Irlanda. Nell’apparizione della Vergine a Knock del 1879 Maria è accompagnata da san Giuseppe e dall’evangelista Giovanni che indicano l’altare su cui regna l’Agnello vittorioso, come nella visione dell’Apocalisse. La Vergine, ha spiegato l’arcivescovo, in questa apparizione «non parla; rimane in silenzio, quasi a indicare l’atteggiamento fondamentale davanti al mistero». Tuttavia, ha aggiunto, tutta l’apparizione “parla”, perché in Giovanni «indica il Vangelo che siamo tenuti a fare nostro e il cammino che ci aspetta in vista dei tempi ultimi».
Un altro gesto simbolico si svolgerà all’inizio della messa, quando verrà intronizzato il Lezionario usato in tutte le sessioni del concilio Vaticano II. A conclusione della celebrazione eucaristica, il Pontefice consegnerà la Bibbia a 40 persone in rappresentanza di tante espressioni della vita quotidiana: dal vescovo allo straniero; dal sacerdote alle catechiste; dalle persone consacrate al poliziotto e alla guardia svizzera; dagli ambasciatori di vari continenti ai docenti universitari e maestri di scuola primaria e secondaria; dal povero al giornalista; dal gendarme al detenuto che sta scontando l’ergastolo in stato di semilibertà. All’uscita dalla basilica, ai presenti, sarà consegnata un’edizione speciale della Sacra scrittura, pubblicata per l’occasione dalle Edizioni San Paolo.
L’Osservatore Romano, 17-18 gennaio 2020.

La domenica dopo l’Epifania. Il Papa battezza 32 bambini nella Cappella Sistina

Nella giornata in cui si celebra il Battesimo del Signore. 240 i parenti presenti

Papa Francesco battezza un bimbo il 13 gennaio 2019

Avvenire

Sono 32 i bambini che papa Francesco battezzerà nella Cappella Sistina nella domenica dopo l’Epifania, festa del Battesimo del Signore. Alla celebrazione con i piccoli saranno presenti 58 genitori e 60 tra padrini e madrine e 240 parenti.

Il Pontefice presiederà alle 9.30 la Messa nel corso della quale impartirà il Sacramento del Battesimo. La celebrazione eucaristica sarà trasmessa in diretta da Tv2000.

L’anno scorso il Vescovo di Roma aveva impartito il Battesimo a 27 neonati, 12 bambini e 15 bambine. Significativo il richiamo di Bergoglio ai genitori a non litigare mai davanti ai propri figli. Poi l’inviato a trasmettere la fede, era stata la riflessione del Pontefice, tra le mura domestiche: «E questo si fa a casa. Perché la fede sempre va trasmessa “in dialetto”: il dialetto della famiglia, nel clima della casa».

Liturgia. Compie 100 anni il «foglietto» della Messa

«La Domenica», strumento per i fedeli creato dal beato Alberione, si avvicina allo storico anniversario. Il direttore don Minali: così aiutiamo a conoscere la Parola e a vivere in pienezza la liturgia

Compie 100 anni il «foglietto» della Messa

Ha quasi 100 anni, passa di mano tra circa 4 milioni di persone ogni settimana. È il più antico e popolare dei foglietti da Messa italiani La Domenica, ponte tra immediatezza e approfondimento della liturgia, sponda di partecipazione e memoria della «Parola che fa ardere il cuore». Un progetto di sostegno alla fede ancora necessario 99 anni dopo. In vista del centenario (a settembre 2021), lavorano oggi nella redazione di Alba (Cuneo) don Orlando Zambello, direttore dal 1962 al 2018, e il successore dal 2019 don Pietro Roberto Minali. Hanno ereditato La Domenica dal beato don Giacomo Alberione, che la fondò nel 1921. Le copie del «viceparroco di carta» (così lo chiamava Alberione) dalle 16.800 del 1926 oggi sono diventate un milione. Ognuna raggiunge tra i tre e i cinque lettori, anche se oggi il modello di vademecum alla celebrazione si è diffuso, con pubblicazioni edite non solo dalla Società San Paolo.

«La svolta fu nel 1965 con la Messa in italiano – ricorda don Zambello, che al foglietto ha dedicato la vita, fin dall’avvio del Concilio Vaticano II – siamo stati in prima fila nel far conoscere ai fedeli i documenti conciliari e le riforme liturgiche, con innumerevoli edizioni, oltre 60 opuscoli e sussidi di catechesi». Don Zambello ricavò spazio per l’esegesi: «Chiamai noti commentatori, per arginare l’ignoranza biblica: dal mariologo Stefano De Fiores a liturgisti come don Rinaldo Falsini e don Silvano Sirboni. Presto il foglietto arrivò anche ai malati e ai lontanissimi, che spesso ci hanno scritto consolati. Tuttora grazie alle donazioni dei fedeli spediamo 10mila copie nelle carceri. È stato un lungo viaggio, che non mi aspettavo».

Il prossimo passo? «Coinvolgere il popolo di Dio nella traduzione rinnovata del Messale – spiega il direttore don Minali – con le preghiere ritradotte, dal Kyrie eleison al Gloria, al Padre Nostro. Questo servizio è il nostro modo di vivere la vocazione sacerdotale, lavorando per la diffusione del Vangelo e servendo l’Eucaristia con i media. Oggi c’è gran bisogno di nuova evangelizzazione, di formazione. I prossimi approfondimenti saranno sui “novissimi”». Non mancano critiche all’uso del foglietto durante la Messa. «La riforma liturgica richiede dignità della celebrazione, e che la Parola proclamata non sia letta ma ascoltata, per una partecipazione attiva del popolo di Dio – chiarisce don Minali – ma nella pratica sappiamo che non tutti i fedeli sono ugualmente formati nei testi biblici o preparati nella lettura. Senza manicheismi, il nostro strumento vuol aiutare a far conoscere non solo la Parola, ma a vivere la pienezza dell’intera liturgia. Contribuiamo alla consapevolezza del rito, dalle letture al sacrificio eucaristico, quello che Cristo ha detto e che ha realizzato. È un servizio alle comunità». A sostegno, come indicato anche da papa Francesco, della «dimensione adorante, viva della liturgia, per il popolo, trasformatrice del suo cammino di fede».

Il polso di quest’opera è anche nelle circa 60 lettere che arrivano ogni settimana.

Avvenire

Regno Unito In preparazione della Lambeth Conference che si terrà a Canterbury dal 23 luglio al 2 agosto. Vertice anglicano in Giordania

L’Osservatore Romano

«Un incontro molto strategico» in vista della Lambeth Conference che si svolgerà a luglio, la decennale plenaria dei vescovi anglicani di tutto il mondo: così è stato definito l’incontro dei 36 sui 40 leader della Comunione anglicana previsto dal 13 al 15 gennaio in Giordania. L’evento sarà ospitato dall’arcivescovo anglicano di Gerusalemme, Suheil Dawani, responsabile di un territorio che si estende tra Israele, Territori palestinesi, Giordania, Siria e Libano. Domenica 12 gennaio si terrà un incontro preliminare per i nuovi primati, eletti o nominati sin dal precedente incontro dei primati nell’ottobre 2017. Il 16 gennaio, dopo aver celebrato insieme la messa e riaffermato i voti del battesimo sul luogo dove Gesù fu battezzato, i vescovi parteciperanno a due pellegrinaggi distinti: un primo gruppo si dirigerà verso il Monte Nebo mentre l’altro attraverserà la riva occidentale del fiume Giordano per visitare Gerusalemme e Betlemme.
L’incontro rappresenterà «una parte importante nel processo di riflessione ed evoluzione, da quando Justin Welby è diventato arcivescovo di Canterbury», ha dichiarato un portavoce durante l’incontro con la stampa organizzato dai responsabili della Comunione anglicana. Un processo iniziato il giorno successivo alla sua presa di funzioni nella cattedrale di Canterbury, «quando Welby incominciò ad incontrare i vescovi in vari gruppi e si recò nelle loro diocesi, una prassi che segue tuttora appena un nuovo vescovo viene eletto». L’evento sarà un «momento chiave» durante il quale si studierà in particolare il programma della Lambeth Conference, elaborato da un gruppo di lavoro. Sarà sottoposto al vaglio dei primati «in uno spirito di collegialità» per avere le prime impressioni di ognuno in vista del grande evento di quest’estate. Attraverso la preghiera, fa inoltre notare la Chiesa anglicana, alcuni membri della Comunità di Sant’Anselmo — il recente movimento monastico di giovani con sede a Lambeth Palace — saranno presenti a questa assemblea dei vescovi, «che si svolge in un luogo così vicino al sito del battesimo di Gesù».
Come per l’ultima conferenza di Lambeth, alcuni vescovi africani appartenenti al Global Anglican Future Conference (Gafcon) — una rete costituitasi nel 2008 a Gerusalemme in occasione di un incontro svoltosi per protestare contro alcune decisioni relative all’episcopato femminile e all’ordinazione di vescovi dichiaratamente omosessuali — hanno indicato che non avrebbero partecipato a questo incontro in Giordania, ribadendo tuttavia il loro impegno a «camminare insieme a distanza». Si tratta dei primati della Nigeria, del Rwanda e dell’Uganda, gli arcivescovi Nicholas Okoh, Laurent Mbanda e Stanley Ntagali.
Per quanto riguarda la quindicesima Lambeth Conference — incontro a scadenza decennale che riunisce i rappresentanti della Comunione anglicana — si terrà a Canterbury dal 23 luglio al 2 agosto 2020. Il tema scelto per la conferenza — «Chiesa di Dio per il mondo di Dio» — ricorda che «la Chiesa non esiste per se stessa, da sola, ma per essere missionaria», ha detto l’arcivescovo Thabo Makgoba di Città del Capo. «Noi anglicani — ha aggiunto il presule — vogliamo dire al mondo che siamo lì come costruttori di ponti, lì per la pace, per rispondere ai bisogni della società e nonostante le nostre fratture per guardare alla crescita e restaurare la fiducia nel mondo». Il programma prevede tempi di preghiera, di riflessione e di dialogo, di studio della Bibbia. Verranno determinate le priorità della Comunione anglicana per il decennio a venire e si prenderanno impegni comuni su come la Chiesa potrà affrontare le questioni globali e le necessità umane. Più di 1.000 vescovi provenienti dalle 40 provincie della Comunione anglicana e dalle cinque regioni extra provinciali sono stati invitati e metà di loro hanno già confermato la propria partecipazione.
L’Osservatore Romano, 10-11 gennaio 2020