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Catechesi quotidiana. Il desiderio inestinguibile di Dio

«Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio» (Catechismo, 27).
Quando, in occasione del suo secondo viaggio missionario, san Paolo giunge ad Atene osserva, tra l’altro, un’iscrizione d’altare dedicata «al Dio ignoto» (Atti 17,23). L’iscrizione gli offre l’opportunità di annunciare nell’Areopago la fede nell’unico Dio di Gesù Cristo. Prima però di predicare la sua fede nella risurrezione riconosce la religiosità degli Ateniesi, il loro intimo desiderio di conoscere Dio.
Nella ricerca dell’Assoluto l’uomo si trova in un labirinto, avvolto da una luce fioca. Per questo avanza a tentoni alla ricerca della strada migliore che gli permetta di attraversare il Castello (Franz Kafka) o il Deserto dei Tartari (Dino Buzzati). Spesso ci si illude che progredendo nella tecnica e nelle scienze regredisca nel cuore umano il desiderio di Dio; e invece cresce a dismisura assumendo nuove forme di religiosità, che sconfinano spesso nella divinazione. La storia umana è costante ricerca di Dio poiché «in Lui, viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (Atti 17,28). Le vie dell’universo, del creato e della sua bellezza, della scienza, dell’amore umano, della Cognizione del dolore (Carlo Emilio Gadda) e dell’arte si dischiudono affinché ognuno le attraversi nella ricerca di Dio. In particolare il creato, con le sue diverse espressioni, rimanda al Creatore, giacché «dalla creazione del mondo in poi le perfezioni invisibili possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da Lui compiute, come la Sua eterna potenza e divinità» (Romani 1,20).
Tuttavia spesso l’uomo confonde il Creatore con la creatura e si ferma a metà strada, o la smarrisce del tutto. Due eccessi polarizzano la ricerca umana di Dio: la sicumera di chi s’illude di possederlo, o la rimozione con cui si cerca di tacitare il naturale desiderio di Lui. Entrambe sono forme di oltraggio e di tracotanza che riducono Dio in forme di idoli a disposizione o, ancor peggio, che scelgono l’uomo come misura di tutte le cose. Fra questi eccessi, s’inerpica il sentiero del Castello interiore (Teresa d’Avila) dove si scopre che Dio è più intimo di quanto sia l’uomo a se stesso (Agostino d’Ippona).

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