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Catechesi quotidiana: È veramente risorto. E apparso

«La fede nella Risurrezione ha per oggetto un avvenimento storicamente attestato dai discepoli che hanno realmente incontrato il Risorto, ed insieme misteriosamente trascendente in quanto entrata dell’umanità di Cristo nella gloria di Dio” (Catechismo, 656).
La confessione della fede di 1Corinzi 15,3-5 su cui ci stiamo attardando è un scrigno prezioso affidato alla Chiesa. Siamo al terzo momento in cui dall’alba del cristianesimo la risurrezione è testimoniata dai discepoli. Probabilmente Paolo sceglie quest’antica confessione di fede perché pone l’accento proprio sulla risurrezione di Gesù che sviluppa in tutto il capitolo, dedicato alla partecipazione della sua risurrezione. Di fatto mentre gli altri verbi che descrivono gli eventi finali della vita di Gesù sono al passato, quello per la risurrezione è al passato con ripercussioni e conseguenze per il presente dei credenti. Possiamo rendere il verbo egégerthe con “è risorto” e continua a vivere nella nuova condizione che Dio gli ha donato. Altrettanto pregnante è l’uso del passivo: non è Gesù il soggetto della sua risurrezione, bensì Dio che lo ha strappato dal potere dalla morte. Conseguenze principali della risurrezione di Gesù sono le prime apparizioni su cui ci soffermeremo. Qui ci preme sottolineare che non sono le apparizioni a causare la fede nella sua risurrezione, bensì il contrario: la sua risurrezione permette a Gesù di rendersi vivo e vero fra i suoi discepoli. Pertanto la fede nella risurrezione produce quella nelle apparizioni, altrimenti si rischia di considerare la risurrezione come l’apparizione di un fantasma, creato dalla suggestione degli amici. Anticipiamo un momento la riflessione sull’apparizione del Risorto a Cefa o Simon Pietro. Dopo l’incontro con il Risorto, i due discepoli di Emmaus tornano a Gerusalemme dove incontrano gli Undici e gli altri credenti. Finalmente i dubbi e le riluttanze naturali della fede si dileguano per lasciare il posto alla certezza: «Veramente il Signore è risorto ed è apparso a Simone!» (Luca 24,34). Se Gesù non è risorto ha ben donde Paolo nel dichiarare che è inutile la nostra fede e saremmo da commiserare più di tutti gli uomini (cf. 1Corinzi 15,17-19).

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