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Carità, una sfumatura arcaica?

Carità e beneficenza sono ormai concetti che "stanno scomparendo dal lessico corrente" per assumere una "sfumatura arcaica". Eppure, sono "caratteri distintivi della natura umana e del cristiano, guidato dal sentimento di compassione".

MARCO TOSATTI – lastampa.it
 Carità e beneficenza sono ormai concetti che "stanno scomparendo dal lessico corrente" per assumere una "sfumatura arcaica". Eppure, sono "caratteri distintivi della natura umana e del cristiano, guidato dal sentimento di compassione". E’ quanto ha sostenuto il metropolita di Minsk e Sluck ed esarca patriarcale della Bielorussia Filaret, intervenendo al convegno ‘I poveri sono il tesoro prezioso della Chiesa. Cattolici e ortodossi nella via della carita”, tenutosi oggi presso la Comunità di Sant’Egidio. Secondo il metropolita ortodosso, esistono due forme di carità, "una individuale, l’altra comunitaria. Si dovrebbe preferire la prima, perché senza regole e più sincera", ma dato che "molti abusano della carità abbandonandosi all’ozio" nella società di oggi "sono preferibili" forme di beneficenza comunitarie. L’importante – ha evidenziato Filaret – è "che la carità sia gratuita, fatta senza pomposità e pubblicità". Inoltre, chi fa beneficenza "non fa preferenza di persone, deve abbracciare tutti, inclusi i nemici, a dispetto delle differenze di religione e cultura", ha aggiunto il metropolita. Nel corso del convegno è intervenuto anche il vice decano del Collegio cardinalizio Roger Etchegaray, che ha sottolineato come "carità e beneficenza debbano diventare la giustizia di domani". Mentre il fondatore della Comunità di Sant’Egidio Andrea Riccardi ha esortato ad assumere la carità "come visione per il XXI secolo", nel segno "di un universalismo cristiano".