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Campi scuola in parrocchia: antenne aperte e occasioni da cogliere

Qual è il fine dell’esperienza educativa in montagna?
Incontrare Gesù e
vivere una forte esperienza di Chiesa.
Se questo è vero, allora bisognerà fare in modo che la modalità stessa del "campeggio" (che sia fatto in tenda o in casa non ha importanza) sia pensata in rapporto allo scopo per cui si vive.

Ciò ha molteplici conseguenze:
dai tempi della vita, alla quantità di preghiera;
dal taglio educativo, allo stile della proposta;
dalle cose che vengono organizzate, al tempo libero concesso;
dal tipo di ragazzi presenti, all’esigenza delle domande; ecc.

Ma cos’è importante per l’educatore nel momento stesso in cui vive l’esperienza? Due principi:
"Antenne aperte";
"Catechesi occasionata".

Avere "antenne aperte" significa vigilare per cogliere le occasioni educative che si presentano;

"Catechesi occasionata", invece, significa creare queste occasioni ed utilizzarle come strumenti catechetici, quasi come il "libro di testo" della vacanza.

Applichiamo ora questi due principi a cinque ambiti tipici della vita in montagna.

A) Camminare.
Non è sufficiente "fare una passeggiata" per educare. Devo avere antenne aperte (per far cogliere ai ragazzi il senso della fatica, la bellezza della natura, il valore della conquista di una meta, il parallelismo esistente tra il camminare e la vita, ecc.) e devo vivere una catechesi occasionata (per esempio: avendo parlato nella preghiera del Battesimo, cercherò un itinerario con la possibilità di fermarsi su un torrente per una para-liturgia battesimale; ecc.).
In altri termini è necessario "far parlare le occasioni", altrimenti non toccano che superficialmente i ragazzi e non aiutano a crescere.

B) Servire.
Non basta invitare i ragazzi a farsi il letto, occorre far loro cogliere il senso del servizio e come debba essere vissuto con gioia, per amore. Attraverso questo gesto si potrà recuperare il lavoro nascosto ma sempre attivo e premuroso della mamma a casa, ecc.

C) Preghiera.
In campeggio non è sufficiente che i ragazzi preghino normalmente: vi sono molteplici occasioni che, se ben sfruttate, possono imprimere nel cuore di un giovane, in modo indelebile, il gusto della presenza di Dio.
A questo scopo divengono preziose alcune opportunità, quali, ad esempio, un’adorazione notturna, la celebrazione quotidiana della Messa in mezzo alla natura, ecc. Dovrò perciò pensare a predisporre dei testi appositi, non preconfezionati, che tengano conto del punto di partenza in cui si trovano i ragazzi e dove voglio condurli.
“Alzare molto il tiro” in questo campo produce effetti grandiosi, soprattutto se quanto si chiede è opportunamente sostenuto da un clima spirituale favorevole.

D) Gioco.
In campeggio non basta "giocare" tanto per stare insieme o far passare il tempo. I giochi devono avere un tema, insegnare qualcosa, comunicare un messaggio.
Inoltre avere antenne aperte significherà, in questo ambito, essere attenti a cogliere le dimensioni più vere del carattere dei ragazzi, potendo così progettare opportuni interventi.

E) Fuoco.
II fuoco di bivacco, coi cerchi di gioia e i canti, è elemento tipico delle serate in montagna. Anche questa occasione deve parlare: del fuoco dell’Amore di Dio, dell’amore che deve riscaldare i nostri cuori, ecc.
Una catechesi occasionata non potrà non tener conto del fuoco, per esempio per una liturgia penitenziale, in cui bruciare i propri peccati come "foglie secche" sulla fiamma della Misericordia di Dio.