Buone idee dalla natura (e dai borghi sperduti)

da Avvenire

Sono tante le riflessioni all’inizio del mese di maggio, nell’ultima tornata di ponti dove è andata in scena la potenza della primavera. Ma i fiori non profumano più, dicono gli scienziati: si difendono dall’inquinamento con l’emissione di fragranze che poi si disperdono. Ma anche le fragole hanno meno sapore, secondo una ricerca di Agroter: 7 italiani su 10 sarebbero alquanto delusi. Così il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura) sta studiando nuove varietà. Qualcosa sta mutando nella natura, proprio mentre cresce l’attenzione dei nuovi contadini verso quel bene comune, fonte di salute, che è la natura stessa.
Nei giorni scorsi a Donnas mi sono imbattuto nella festa “Lou courtì e lou poulayé: orti e pollai di montagna” e mi ha colpito vedere fra i banchi ordinati di Campagna Amica una teoria di prodotti che componevano la filiera della salute. Ad un banco ho acquistato un antinfiammatorio naturale, una crema a base di cera d’api e iperico, di fianco al banchetto del miele e a quello delle mele renette trasformate in succhi. Ma ho scoperto che l’Associazione ristoratori, che raggruppa associati anche in borghi sperduti dove è difficile lavorare tutto l’anno, hanno fatto un patto con la Regione per partecipare a tutte le fiere della Vallée. Un modo per lavorare, mettendo a disposizione la propria professionalità per un fattore turistico. Coltivatori, artigiani, cuochi, se invitati da un regista, possono far parlare il proprio territorio creando un nuovo racconto. E quei contadini non hanno frutti insapori: verrebbe meno l’aspettativa dei clienti. Da Donnas a Diano Marina, dove per quattro giorni è stata messa in scena Aromatica: le due manifestazioni mi hanno dato l’effetto di un laboratorio di idee che va oltre la sagra. Show cooking, dibattiti, tutti incentrati sui benefici che possiamo trarre dalla natura stessa. Se uso le erbe aromatiche non ho bisogno del sale, se consumo l’olio prodotto in loco mi porto a casa un protettore della salute, come ha certificato l’Airc (Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro) secondo cui l’acido oleico spegne le infiammazioni intestinali che causano tumori.
Ma dove comperi l’olio del contadino? Nelle botteghe di quei borghi, oggetto delle visite di questi giorni, che stanno soffrendo. La Regione Liguria ha emesso un bando per finanziare a fondo perduto l’acquisto di strumenti vitali per questi negozi eroici. Ma bisognerà arrivare agli sgravi fiscali e magari all’adozione da parte di un esercizio di città di uno eroico. Se le menti lucide che ho incontrato in Valle d’Aosta e in Liguria in questi giorni riusciranno a lavorare ci arriveremo. Ma ci vuole una regia di prossimità. È questa la funzione delle Province, finalmente al centro del dibattito politico, che si spera possa definire il loro ruolo. L’Italia dei centri minori ne ha proprio bisogno.

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