Bruxelles. L’Europa sceglie le donne: Von der Leyen alla Commissione, Lagarde alla Bce

A sinistra Ursula van der Leyen e a destra Christine Lagarde

Avvenire

Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea e Christine Lagarde alla guida della Bce: per la prima volta nella storia dell’Unione sono due “regine”, una tedesca e l’altra francese, le carte che vincono la partita delle nomine per i posti chiave comunitari.

Ma anche per l’Italia ci sono due sorprese. La casella del Parlamento europeo è uscita dal pacchetto concordato dai leader e sembra che David Sassoli (Pd) ci stia puntando, con buone possibilità di essere eletto mercoledì a Strasburgo per il primo mandato di due anni e mezzo. E Roma, che appariva completamente tagliata fuori dai giochi, avrà una vicepresidenza della Commissione europea con un portafoglio economico, probabilmente la Concorrenza, oltre che un posto nel board dell’Eurotower, dopo l’uscita di Mario Draghi.

La popolare Von der Leyen (Cdu), 61 anni, sette figli, già ministro della Famiglia e due volte responsabile della Difesa, fedelissima di Angela Merkel, è il nome uscito dal cilindro europeo all’ultimo minuto che ha messo d’accordo tutti, compresi i Paesi di Visegrad, l’Italia ed i riottosi leader del Ppe, che il giorno precedente avevano sbarrato la strada all’ascesa dell’olandese socialista Frans Timmermans. Nonostante la Germania si sia astenuta per questioni politiche interne (l’Spd era contraria), la sua nomina ha restituito il sorriso alla cancelliera, che si è detta “felice” di uscire vincitrice dal summit dopo il fallimento e la caduta d’immagine provocata dall’affossamento del primo pacchetto di nomine da lei sostenuto.

A fare il paio in rosa è Lagarde, avvocato, già ministro dell’Economia, dell’Industria e dell’Impiego con l’Ump del conservatore Nicolas Sarkozy e direttore del Fondo monetario internazionale dal 2011, non esattamente la prima scelta per Emmanuel Macron, ma la sua grande opportunità di uscire dal mucchio, in nome di quell’equilibrio di genere che regola le nomine europee, e piantare la bandiera francese all’Eurotower, infrangendo il tabù secondo cui il posto sia riservato unicamente a un banchiere centrale. Una personalità forte, capace di mettere con le spalle al muro chi avrebbe voluto un’Europa indebolita, ad esempio dall’altra parte dell’Oceano.

Completano il pacchetto il premier liberale uscente Charles Michel, che dopo Herman van Rompuy è il secondo belga a capo del
Consiglio europeo in soli tre mandati, da quando è stata istituita la presidenza permanente; e lo spagnolo socialista Josep Borrell, catalano ma contrario all’indipendenza della Catalogna, già presidente del Parlamento europeo e ministro degli Esteri nel governo di Pedro Sanchez.

Il candidato di punta del Ppe, il tedesco Manfred Weber, avrà il ruolo di presidente del Parlamento, ma solo nella seconda parte del mandato. Secondo indiscrezioni, sarebbe stato proprio il bavarese a guidare la rivolta dei leader del Ppe accordandosi con loro alle spalle della Merkel per far naufragare la nomina di Timmermans alla Commissione. Ma non è detto che con l’uscita di von der Leyen ed il rimpasto di governo a Berlino non salti fuori un ruolo nell’esecutivo anche per lui.

L’attuale commissaria danese alla Concorrenza, la liberale Margrethe Vestager, e Timmermans otterranno invece la vicepresidenza vicaria della Commissione europea. E anche lo slovacco socialista Maros Sefcovic, commissario all’Energia caldeggiato dai Visegrad, tornerà a far parte della compagine dei vicepresidenti, posti distribuiti un po’ a pioggia per assicurarsi “il via libera di tutti gli Stati”, come spiegato dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk.

Chi è Christine Lagarde

Christine Lagarde, la prima donna a essere eletta direttore generale del Fondo monetario internazionale, è pronta a ripetere il record alla guida della Banca centrale europea. Non solo. L’ex avvocata d’affari, 63 anni e iconici capelli argentati, è stata anche la prima ministra delle Finanze ‘rosa’ dei Paesi del gruppo del G7, come responsabile del Tesoro francese tra il 2007 e il 2011, in quota ai conservatori dell’Ump e sotto l’Eliseo di Nicolas Sarkozy (premier François Fillon). La direttrice dell’Fmi non è un’esperta di politica monetaria, ma dopo aver sostituito alla guida dell’istituzione di Washington il suo predecessore Domique Strauss-Kahn, il 5 luglio del 2011, ha gestito con grande abilità politica crisi importanti, come quella del debito greco o quella dell’Argentina. Lagarde è stata inclusa più volte nella lista delle 100 donne più potenti del mondo secondo Forbes.

Quando siederà alla Bce a novembre per il suo mandato di otto anni, sarà ancora una apripista. Lagarde è stata infatti anche la prima donna presidente di un importante studio legale globale, Baker & McKenzie, con sede negli Stati Uniti. “Una maggiore enfasi sulle donne nelle organizzazioni porta a una migliore governance e a un miglior processo decisionale, e ritengo che le donne abbiano un approccio diverso al rischio rispetto agli uomini”, ha detto alla rivista ‘Elle’ all’inizio di quest’anno. Non essendo un’economista, Lagarde sarà anche la prima presidente a non aver guidato una Banca centrale nazionale prima di mettersi al vertice dell’Eurotower.

Il carattere della ex nuotatrice sincronizzata, che da giovane ha rappresentato la Francia, è ben nota. Si allena ogni giorno, da 40 anni non mangia carne e finge di bere vino alle cene di lavoro. I genitori erano insegnanti di scuola media nella città portuale settentrionale di Le Havre e lei ha studiato in un prestigioso collegio per ragazze fuori Washington, prima di iscriversi nelle università in Francia. Nonostante una carriera stellare, si segnala uno scivolone, quando nel 2016 è stata dichiarata colpevole di “negligenza” nel caso dell’arbitrato del 2008 che ha chiuso il lungo contenzioso tra l’uomo d’affari francese, Bernard Tapie, e la banca Credit Lyonnais per l’acquisizione di Adidas.

Chi è Ursula van der Leyen

Appassionata del sogno di un’Europa federale e fedelissima di Angela Merkel, che l’ha sempre voluta vicina nei suoi governi ma non le ha mai lasciato il posto. Una donna dal carattere di ferro, che da sei anni comanda a bacchetta generali ed ammiragli. Potrebbe essere racchiuso in poche parole il ritratto di Ursula von der Leyen, che lascerà il ministero della Difesa tedesca per assumere, prima donna nella storia, un altro comando: quello della Commissione europea.

Sessantuno anni, di cui quattordici passati ininterrottamente da ministro della Cdu. Medico, di sangue blu (discende da un barone di Brema diventato ricco commerciando con la Russia alla fine dell’ottocento) e madre di sette figli nati in dodici anni dal matrimonio con un altro medico divenuto imprenditore. Decisamente europea, visto che è nata a Ixelles ed è cresciuta nella capitale dell’Europa, dove ha vissuto fino a 13 anni imparando, oltre al tedesco, il francese e l’inglese. Da studente a Londra dovette usare un nome falso: era in una lista di obiettivi di un’organizzazione terroristica tedesca del tempo.

Politicamente, è figlia d’arte: suo padre, Ernst, è stato a lungo presidente del Land della Bassa Sassonia. Nella Cdu Ursula entra nel 1990. Dopo qualche esperienza locale, nel 2005 fa il grande salto nella politica nazionale: Merkel la sceglie come ministra per la Famiglia dal 2005 al 2009 (fu la madre dell’Elternzeit, il congedo parentale per i papà e la paladina della lotta alla pornografia online), per farla passare dal 2009 al 2013 alla guida del dicastero del Lavoro e gli Affari sociali. Infine approda, prima donna nella storia tedesca, al vertice del ministero della Difesa, dove i problemi non le sono mancati. Due anni fa fu al centro di uno scontro frontale con i vertici militari: in uno scandalo sulla presenza di militari filonazisti nella Bundeswehr, accusò i generali di “debolezza”
nella conduzione dell’esercito ed annunciò una grande riforma delle forze armate chiedendo più investimenti per la difesa. Proprio dei giorni scorsi, poi, è una polemica sulle spese per i consulenti del ministero, con duri attacchi sulla stampa. Qualche problemino lo ha avuto anche per essere stata accusata nel 2015, come era accaduto per un altro ministro della Difesa tedesco, di aver copiato parte della tesi di laurea; ma alla fine, l’accusa è risultata infondata.

In passato è stata candidata a segretario generale della Nato ma anche a presidente della Repubblica tedesca, al posto di Frank-Walter Steinmeier. Ma non era mai andata bene. Così come nella Cdu, dove alla fine la delfina designata da Merkel è stata Annegret Kramp-Karrembauer e non lei. Probabilmente perché, come dice un acuto osservatore, “è più amica della Merkel che della base del partito”, dove non sta simpatica a tutti e non gode di grande appoggio. A lei guardavano come una stella in discesa, ma alla fine il verso si è invertito.

Di von der Leyen si conoscono poco le idee economiche, ma si è sempre detta una federalista convinta. “La mia aspirazione è
arrivare agli Stati Uniti d’Europa: immagino l’Europa dei miei nipoti non come una unione sfilacciata di Stati intrappolati nei
loro interessi nazionali”, ha affermato in un’intervista. E l’Italia? Con il nostro Paese fu al centro di una polemica sulla missione Sophia sul salvataggio dei migranti nel Mediterraneo: accusò Roma di averla sabotata. Dopodiché la Germania ha lasciato la missione.

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