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Biblioteche del sacro, antiche e digitali

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Prima che esistesse l’amministrazione statale, c’erano le parrocchie: registravano nascite, vicende della vita, morti. Raccoglievano – continuano a raccogliere – dati su famiglie, paesi, città. E sul clero, le chiese e le loro pertinenze e proprietà: oratori, monasteri, terreni, case parrocchiali… Sono preziose miniere di documenti. La recente pubblicazione di due volumi  dedicati agli archivi e alle biblioteche (Archivi e biblioteche ecclesiastiche del terzo millennio, edito da Gangemi e Consegnare al futuro archivi e biblioteche a cura di Ugo Dovere, edito da Mediagraf, entrambi curati dalla Cei) offre lo spunto per chiedersi che cosa sono, dove sono, quanti sono, gli archivi e le biblioteche ecclesiastici. Si scopre un mondo variegatissimo: dalle maestose biblioteche storiche (l’Apostolica Vaticana, l’Ambrosiana di Milano…) sino alle piccole collezioni delle parrocchie. 

Biblioteche e archivi fanno parte del patrimonio culturale della Chiesa, tanto vasto da non essere ancora completamente noto. «Ma stiamo cerando di scandagliarlo fino in fondo – dice monsignor Stefano Russo, direttore dell’Ufficio Nazionale beni culturali della Cei – dagli anni ’90 la Chiesa italiana ha promosso diverse iniziative volte da un lato a conoscere, migliorare la conservazione e l’utilizzo dei propri beni culturali, dall’altro ad allacciare una serie di accordi operativi con lo Stato italiano per permetterne la migliore fruizione. Come per gli altri beni culturali, anche per libri e documenti è in atto la catalogazione. E l’Ufficio Bce mette a disposizione di archivi e biblioteche strumenti condivisi che garantiscono visibilità, l’interazione con gli utenti e il dialogo con gli istituti statali. Oltre 250 archivi ecclesiastici, di cui ben 153 diocesani, sono entrati in questo progetto e un’ottantina di loro ha già reso disponibile la descrizione dei propri documenti. Sinora 133 biblioteche, di cui 74 diocesane, sono collegate al Polo Sbn di biblioteche ecclesiastiche (Pbe) partecipando così attivamente al Servizio Bibliotecario Nazionale dello Stato».

Un’opera che potrebbe apparire in contrasto con la missione evangelizzatrice della Chiesa, ma non lo è: «Anzi, all’opposto – insiste Russo – i beni culturali sono il patrimonio genetico che ci distingue. Conoscerlo vuol dire capire chi siamo oggi. E sono uno strumento di dialogo perché consentono di rivolgersi a chi è lontano della Chiesa, ma sensibile alla cultura. Le biblioteche consentono a chiunque di effettuare ricerche. E la frequenza è in crescita. Sono noti i dati solo delle 206 biblioteche ecclesiastiche che registrano il numero di accessi: tra queste, ben 43 superano le mille presenze annuali. Non solo, si va diffondendo la possibilità di accesso ai cataloghi via internet: al momento 219 biblioteche consentono di consultare i cataloghi on line. E 80 hanno stabilito collaborazioni con altre istituzioni: si sono aperte al dialogo». E non sono frequentate solo da preti: Giuliano Vigini, uno dei massimi esperti italiani in raccolte librarie, sostiene che le biblioteche ecclesiastiche siano fondamentali anche per la società secolare: «Conservano ampie dotazioni di libri classici, di storia della Chiesa, moltissima documentazione locale. Chi volesse studiare l’epoca di Federico Borromeo troverebbe nella Biblioteca Ambrosiana di Milano il luogo più adatto e nella raccolta delle sue lettere uno strumento prezioso. Certo, si tratta perlopiù di documentazioni adatte agli specialisti, e spesso ospitano raccolte di notevole omogeneità: è ovvio che una biblioteca agostiniana sarà particolarmente dotata di testi di e su sant’Agostino. Molte sono sorte all’ombra delle cattedrali e quindi sono fonti privilegiate sulla storia della basilica, ma anche della città». 

Sono giacimenti densi di storia, ma radicate nel presente: «Alle raccolte librarie si sono aggiunte le emeroteche, le fototeche, le videoteche. Si è deciso di chiamarle “biblioteche multimediali” – spiega Vigini – ma con l’irruzione di Internet tutto è cambiato, ora si preferisce dire “biblioteca digitale”. Forse converrebbe limitarsi al termine “biblioteca” dando per scontato che questo include tutte le strumentazioni più avanzate. La immagino come un grande raccordo anulare che collega tutte le autostrade del sapere, religioso e non religioso». 

Sono parrocchiali, monastiche, di santuari, di conventi, di ordini religiosi, di scuole cattoliche, di diocesi… ma quante sono in tutto le biblioteche ecclesiastiche? Riferisce Fausto Ruggeri che per 20 anni è stato segretario dell’Associazione bibliotecari ecclesiastici italiani (Abei): «Abbiamo compiuto due censimenti, entrambi pubblicati nell’Annuario delle biblioteche ecclesiastiche italiane 1990 e 1995 (Milano, Editrice Bibliografica). Nel secondo di questi si citano 1.469 biblioteche, le sole che avevano risposto al questionario. Ma il lavoro è proseguito e oggi è disponibile una banca dati consultabile sul sito www.abei.it che raccoglie informazioni di oltre 5.000 biblioteche». E il patrimonio di volumi depositati è enorme. Tanto che risulta difficile stimarlo con precisione: «Anche perché una biblioteca che non sia di pura conservazione e non sia dichiarata “chiusa”, aumenta costantemente le proprie raccolte. Qualche indicazione si può desumere dall’annuario del 1995, ovviamente tenendo conto che le cifre sono ormai “datate”: 27 milioni di libri a stampa, 15.000 incunaboli, 200.000 cinquecentine, 112.000 manoscritti, 2.500 codici miniati, 118.000 raccolte di periodici. Ma la vera curiosità è rappresentata dai “fondi speciali”: raccolte omogenee per argomento che sono confluite per dono o acquisto. A volte alla biblioteca è annesso l’archivio storico dell’ente proprietario dove si possono conservare pergamene, documenti antichi, carteggi, diari, autografi… E vi sono anche collezioni di materiale non bibliografico. Per esempio, la Biblioteca del Capitolo del Duomo milanese conserva i diari dei cerimonieri che quotidianamente registravano quanto avveniva nella cattedrale: vanno dal XVI al XIX secolo e contengono la cronaca dei riti celebrati, menzionano i personaggi esterni intervenuti… si trovano anche riferimenti alle condizioni meteorologiche che permettono studi anche su questo argomento. 

La biblioteca arcivescovile di Siracusa e i Seminari di Chiavari e Foligno hanno collezioni numismatiche; nella biblioteca arcivescovile di Brindisi sta il fondo dipinti Scivales, in quella del Seminario di Conversano-Monopoli una collezione mineralogica, in quella del Seminario di Como una raccolta di francobolli e un erbario. E poi c’è il materiale “minore”: penso ai manifesti per cerimonie religiose particolari, ai sussidi per seguire messe solenni, con le relative musiche accompagnatorie. Le nostre biblioteche sono miniere per gli studiosi di ogni disciplina». Dalla bibbia al bollettino parrocchiale. In mezzo c’è tutta la storia, quella grande e quella minore, quella mondiale e quella locale. La ricerca dell’identità umana anche nel mondo globalizzato passa per tutti questi aspetti…

 

Leonardo Servadio – avvenire.it