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Bambini indifesi nella giungla delle violazioni tv

Film aggressivi o a sfondo erotico in pieno pomeriggio. Telegiornali che mostrano filmati agghiaccianti o raccontano esempi di violenza gratuita. Talk show che nel cuore del giorno trasmettono servizi sulla prostituzione o affrontano la cronaca nera con «crudezza emotiva e visiva». Reality dove la volgarità è sia nel linguaggio, sia nei comportamenti. E persino cartoni animati che possono intaccare il futuro dei bambini.

La televisione italiana dimentica i minori. Per editori e autori, il pubblico di riferimento è quello degli adulti. E agli over diciotto adeguano i palinsesti. Poco contano i paletti alzati per tutelare i ragazzi davanti al piccolo schermo. Le emittenti scelgono di aggirarli pur di conquistare qualche decimo di share.

Lo dimostrano le sessantadue violazioni al Codice di autoregolamentazione che il Comitato Media e Minori ha accertato nell’ultimo anno. Una cifra cresciuta di un terzo rispetto al 2009, a cui si aggiungono quindici richiami e ventisei segnalazioni dirette all’Agcom. Insomma, una giungla mediatica che i grandi network hanno anche pagato: ma non a caro prezzo perché le multe inflitte dall’Authority per le garanzie nelle comunicazioni riguardano molti meno casi di quelli indicati dal Comitato.

E dire che almeno nel 2011 le regole su tv e ragazzi vietavano di trasmettere programmi inadatti durante la giornata e in prima sera, relegandoli nella riserva indiana compresa fra le 22.30 e le 7. Un argine che è all’origine di gran parte delle violazioni e che da mercoledì scorso può essere abbattuto se i televisori possiedono gli «accorgimenti tecnici» che bloccano la visione di film e rubriche nocive per i più piccoli. E oggi gli schermi digitali e i decoder li hanno, seppur nella versione che va sotto il nome di parental control.

I filtri elettronici sono entrati nel decreto legislativo dello scorso giugno come alternativa alle fasce protette che restano nelle nuove disposizioni, ma rischiano di essere snaturate. Così la riforma varata da Governo e Parlamento che ha evitato una proceduta d’infrazione europea sancisce di fatto la liberalizzazione dei palinsesti che fa apparire quasi anacronistico anche l’impegno del Comitato.

Invece basta leggere l’ultimo rapporto per capire che «il minore ha bisogno di essere tutelato da trasmissioni che possono nuocere alla sua integrità psichica e morale», è scritto nel Codice Media e Minori che compie dieci anni e che è stato firmato da reti pubbliche e private, nazionali e locali. Soprattutto dopo la rivoluzione del digitale terrestre che ha moltiplicato i canali, ma non ha scalfito l’appeal del video tradizionale che, spiega il dossier, attrae ancora il 95% dei giovani.

Però chi fa tv non lo ha sempre presente. «La programmazione destinata a un pubblico adulto – denuncia il Comitato nell’introduzione al consuntivo – è pensata senza quei filtri assolutamente necessari per un bambino o un adolescente». E, quasi anticipando gli ultimi orientamenti del legislatore, aggiunge: «Le recenti normative di ambivalente interpretazione non fanno che aggravare la situazione».

La maggioranza delle violazioni è stata commessa dalle emittenti private: al primo posto si colloca Mediaset con 22 infrazioni, seguita da Sky con 21. La Rai ne ha compiute 15, mentre La7 appena 1. Non ci sono generi televisivi immuni. Il segmento più a rischio in cui il Comitato ha riscontrato oltre la metà di inosservanze (34 in tutto) è quello dei film. Diciotto sanzioni hanno riguardato pellicole vietate ai minori di 14 anni trasmesse prima delle 22.30. E il network che le ha mandate in onda è Sky, accusa il Comitato.

Poi ci sono i film nocivi proposti per lo più dai nuovi canali tematici del digitale terrestre: è il caso di Cruel Intentions voluto da La5 alle 21.15 o di Cemento armato programmato da RaiMovie alle 21.10. Da segnalare le frequenti infrazioni della fascia protetta che va dalle 16 alle 19 e che deve contenere palinsesti «idonei ai minori»: invece Iris, Cielo o RaiMovie hanno lanciato film con sequenze «aggressive e volgari».

Da bollino rosso è anche l’informazione offerta nei tg e negli approfondimenti. I servizi e i dibattiti «bocciati» dal Comitato hanno riguardato prima di tutto i delitti con vittime minorenni: preoccupante lo stile con cui sono stati trattati i casi di Sarah Scazzi, Yara Gambirasio o Elisa Claps da Tg1 e Studio Aperto (entrambi sanzionati più volte); altrettanto da censurare l’approccio di Chi l’ha visto? (Raitre) sull’omicidio Claps per le «immagini particolarmente impressionanti» o di Quarto grado (Rete 4) che ha realizzato una «dettagliata galleria di casi criminosi».

Anche l’intrattenimento chiude gli occhi sulle regole a tutela dei ragazzi. Il Comitato biasima la scelta di trattare crimini di grido nella fascia protetta con la «spettacolarizzazione della notizia» e «soffermandosi sui suoi aspetti più accattivanti e morbosi», come è accaduto nei contenitori pomeridiani delle principali reti. Violazioni sono state compiute soprattutto da Pomeriggio Cinque (Canale 5), Domenica Cinque (Canale 5) e La vita in diretta (Raiuno) dove si è giocato sull’«invasività e la ricerca di espressioni e filmati forti capaci di attirare l’attenzione dei telespettatori».

Altre risoluzioni hanno avuto al centro Blob (Raitre) per l’«utilizzo del turpiloquio» e Plastik-Ultrabellezza (Italia 1) per l’«enfatizzazione della perfezione corporea». Non va meglio sul versante dei reality. Jersey Shore (Mtv) o Tamarreide (Italia 1) hanno presentato «modelli di vita contrari a uno sviluppo regolare dei più piccoli».

Amara la conclusione del Comitato in mezzo al Far West televisivo: «I minori vengono catapultati in un mondo adulto, rappresentato in modo irreale e paradossale, senza che elaborino le tappe necessarie per una crescita graduale ed equilibrata. Per questo accompagnare i più giovani all’utilizzo dei media è ancora più necessario, quasi indispensabile».

 

Giacomo Gambassi – avvenire.it