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Autunno caldo per la scuola, tra proteste e rinvii

La mancanza di professori in molte scuole e le difficoltà nel reperimento degli spazi stanno rendendo difficile la prosecuzione dell’anno scolastico, ad una settimana dall’apertura, ancor di più dei casi di positività che ogni giorno si registrano da nord a sud Italia ma che erano ampiamente attesi. Domani si tornerà in classe in Sardegna: centonovantacinquemila studenti sono pronti a varcare i cancelli delle scuole insieme a circa 20mila docenti nei 2.100 istituti gestiti dalle 270 autonomie scolastiche dell’isola. “Mancheranno all’appello tra i 2.000 e i 2.500 docenti – ammette il direttore dell’Ufficio scolastico regionale Francesco Feliziani – ma contiamo di risolvere i problemi entro i prossimi giorni”. C’è poi il nodo degli insegnanti di sostegno specializzati: troppo pochi per coprire le esigenze di inclusione degli alunni disabili. Secondo le stime della Uil scuola ne mancherebbero circa 1.200 in Sardegna. Secondo Tuttoscuola mancherebbero all’appello ancora 100 mila prof di sostegno in tutte le scuole italiane.

Mancanza di banchi e di docenti spingono molti presidi a chiedere lo spostamento della data di apertura delle scuole. A Fiano Romano ne è nato un caso: il sindaco ha diffidato la preside dell’Istituto comprensivo che chiedeva il differimento dell’apertura ad aprire al scuola. Nella diatriba è intervenuto anche l’assessore regionale del Lazio Claudio Di Berardino, chiedendo un intervento diretto del Ministero dell’Istruzione per sbloccare la situazione. E problemi si registrano in molte zone d’Italia: a Bologna un preside ha sospeso le lezioni per mancanza di docenti; nella scuola Belli-Col di Lana, a Roma, la stessa frequentata dal figlio del premier Conte, i ragazzi in questi primi giorni andranno in classe solo 1 o 2 volte a settimana, causando il forte malcontento delle famiglie che hanno già protestato davanti alla scuola. I presidi sperano che entro pochi giorni vengano nominati i supplenti e che tutti i docenti possano prendere il loro posto in classe.

Alcuni sindaci hanno prima rinviato la data di inizio al 24 settembre e poi si sono decisi a spostarla ancora. A Nicotera centro del vibonese, l’inizio dell’anno scolastico è stato fissato addirittura per il 6 ottobre rispetto alla data del 24 settembre, stabilita dalla Regione Calabria. Decisioni similari sono state prese in questi giorni anche in diversi altri comuni sempre Calabria, in Puglia e in Campania. La chiusura dei plessi scolastici per poter svolgere le elezioni e le successive necessarie sanificazioni approfondite, non hanno certamente aiutato la situazione. Oggi la titolare del Viminale, Luciana Lamorgese, ha assicurato che è al lavoro un tavolo per individuare in futuro altre sedi, diverse dalle scuole, in cui poter svolgere le elezioni.

In questo clima ,le Organizzazioni sindacali FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA Unams prenderanno parte alla manifestazione indetta dal Comitato “Priorità alla scuola” che si terrà sabato 26 settembre a Roma, “per riaffermare il ruolo centrale e prioritario della scuola e della conoscenza come condizione di crescita del Paese e per denunciare ritardi e incertezze che accompagnano l’avvio dell’anno scolastico, rischiando di comprometterne la riapertura in presenza e in sicurezza, obiettivo principale dell’azione sindacale condotta nella prolungata fase di emergenza”. Anche i Cobas saranno in piazza. Gli studenti dell’Uds, l’Unione degli studenti, annunciano che il 25 settembre scenderanno in tutte le piazze del paese e che il 26 saranno anche loro a Roma con Priorità alla Scuola “per costruire dal basso una riforma della scuola che ora più che mai è necessaria”. (ANSA).