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Attentato in Libano 42 morti e 500 feriti

 

È salito ad almeno 42 morti il bilancio provvisorio delle due bombe esplose oggi a Tripoli, la seconda città del Libano affacciata sulla costa settentrionale. Lo hanno reso noto fonti mediche e delle forze
di sicurezza. Si tratta del peggior attacco dai tempi della guerra civile (1975-1990) e arriva a una settimana di distanza dall’attentato che ha colpito i sobborghi meridionali della capitale Beirut,
roccaforte delle milizie sciite di Hezbollah, facendo 27 morti.Le due esplosioni, che sembra siano state coordinate, sono avvenute fuori da due moschee al termine delle preghiere del venerdì nella città a maggioranza sunnita. «Ho visto sette cadaveri all’interno di diverse auto bruciate», ha riferito un testimone che si trova vicino alla moschea di Taqwa, dove si è verificata la prima esplosione. Una fonte della sicurezza ha detto che diverse persone sono morte nel secondo scoppio, fuori della moschea di al-Salam. Le esplosioni sono avvenute una settimana dopo che un’altra esplosione ha provocato 24 morti in un quartiere di Beirut, rococaforte degli Hezbollah.

Per il primo ministro Najib Miqati si tratta di un’azione che mira a «fomentare il conflitto» in Libano. «Ma promettiamo ai nostri figli e fratelli a Tripoli che rimarremo al loro fianco, specialmente in questo momento critico», ha aggiunto il premier, citato dall’agenzia Nna. Il presidente della Repubblica, Michel Suleiman, ha rivolto un appello a tutti i libanesi perchè «rimangano uniti e sconfiggano ogni tentativo di creare conflitti».
Anche Hezbollah ha bollato come «terroristico» l’attentato di oggi a Tripoli. In una nota diffusa dal movimento sciita libanese si punta il dito contro un «piano criminale finalizzato a diffondere il seme della discordia tra i libanesi e trascinarli in una guerra nel nome del confessionalismo e del settarismo» e denuncia un «disegno internazionale per spaccare la regione e diffondervi sangue e fuoco».

Il raid israeliano

L’alba di venerdì era stata già illuminata da lampi di guerra. Dopo il lancio di razzi di giovedì, Israele ha effettuato un raid aereo sul sud del Libano. L’aviazione di Tel Aviv ha bombardato un obiettivo definito «sito terroristico» vicino a Nàameh, tra Beirut e Sidone.
L’esercito ha spiegato che il bombardamento è «in risposta ai quattro razzi lanciati ieri sul nord di Israele». Il portavoce Peter Lerner ha sottolineato che Israele non «tollererà aggressioni terroristiche che partono dal Libano». «L’attacco di ieri – ha proseguito – è una lampante violazione della sovranità israeliana ed ha messo a repentaglio la vita civile di Israele». Poi l’avvertimento:  per l’attacco Israele ritiene «responsabile il governo libanese».

Il bersaglio è una base di un gruppo palestinese ritenuto vicino al regime siriano. Lo dice l’agenzia nazionale libanese riferendosi al Fronte popolare di liberazione della Palestina-Comando Generale, il gruppo guidato da Ahmad Jibril e conosciuto per il suo sostegno a Bashar al-Assad.​

avvenire.it