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Atletica. Palmisano, un bronzo che per l’Italia diventa oro

Non è tutto oro quel che luccica. A luccicare ieri erano infatti gli occhi di Antonella Palmisano per una medaglia di bronzo conquistata con i denti. Una medaglia che vale davvero oro, non solo per la marciatrice pugliese ma anche per la nazionale azzurra di atletica che grazie alla 20 chilometri di marcia toglie quell’imbarazzante zero dal medagliere di questi poco brillanti Mondiali di Londra. Proprio sulla Palmisano venivano comunque riposte le maggiori speranze per riportare in Italia almeno una medaglia e Antonella non ha tradito le aspettative. “Ho dato tutto fino alla fine e mi sono accorta a due metri dall’arrivo della squalifica della cinese Xiuzhi Lyu – racconta Antonella -. Pensavo alla mia gara, non mi sono soffermata sulle irregolarità tecniche delle altre, preferisco concentrarmi su me stessa. Mi godo questa medaglia che dedico al mio fisioterapista, e a mia nonna che ha avuto problemi di salute. Mi sono resa conto del podio a poco dal traguardo, quando ho visto la paletta rossa per la Xiuzhi. Nella mia testa c’era la paura di un’altra medaglia di legno come a Rio, ma poi ho avuto una gran bella sorpresa”. L’oro è andato alla cinese Jiayu Yang in 1h26″19, l’argento alla messicana Maria Guadalupe Gonzalez.

L’Italia dell’atletica è tornata così su un podio mondiale a quattro anni di distanza dalla medaglia d’argento ottenuta nella maratona da Valeria Straneo a Mosca nel 2013. Scongiurato il pericolo di chiudere, come a Pechino 2015 e Rio 2016, senza neanche una medaglia. Fino al bronzo della Palmisano, il miglior risultato della spedizione azzurra in questi Mondiali era il sesto posto di Meucci nella maratona, mentre dalla pista sono arrivate solo delusioni, non ultima quella di Jimbo Tamberi nel salto in alto. Mai in 34 anni edizioni dei Mondiali l’Italia aveva chiuso senza avere almeno un suo rappresentante fra i migliori otto fra salti, lanci, sprint e mezzofondo. Per fortuna grazie alla marcia per il presidente del Coni Giovanni Malagò la possibilità di esultare almeno un po’, così subito dopo l’impresa della marciatrice tarantina arriva il suo tweet liberatorio: “Splendido bronzo dalla Palmisano nella 20 km di marcia ai Mondiali di Londra. Complimenti Antonella”.

“Almeno abbiamo evitato lo zero tituli” gli fa eco il commissario tecnico dell’Italia dell’atletica Elio Locatelli. “Non posso dire di essere soddisfatto, perché, oltre a una medaglia, puntavamo ad almeno quattro o cinque finalisti – commenta il ct -. Oggi nell’atletica leggera è sempre più difficile portare avanti con efficacia l’attività agonistica di alto livello. Qui a Londra si poteva, anzi si doveva, fare meglio. Ci sono stati alcuni tredicesimi posti di troppo, ma questo non incide nel bilancio globale di una manifestazione che non è andata bene”. “Di 33 atleti inseriti nel gruppo dell’alto livello, a Londra ne erano presenti solo 17 – conclude -. C’è bisogno di un maggior controllo sugli atleti d’elite. Per questo servono allenatori a tempo pieno, e risorse dedicate”.
Una richiesta di maggiore attenzione e di più risorse per rilanciare una disciplina sportiva in cui l’Italia da troppo tempo è deficitaria.

Al fianco di Locatelli c’è il presidente Fidal Alfio Giomi, secondo il quale “sono necessari controlli più serrati su tecnici e atleti d’alto livello: ovvero dobbiamo fidarci meno, concedetemi il termine, ed entrare di più nel merito della preparazione. È evidente che alcune prestazioni non sono state all’altezza di quanto ci aspettavamo”. “È difficile dare un giudizio unico per tutti – continua -, ci sono stati picchi verso l’alto e verso il basso in particolare nell’atteggiamento agonistico e nell’approccio alla gara. C’è chi si è accontentato di essere qui, e questo non è accettabile. Al contrario, un plauso particolare va ai marciatori, protagonisti con 5 azzurri nei primi 16”. Per fortuna a far sperare in un possibile roseo futuro dell’atletica azzurra c’è una considerazione sul reclutamento di nuovi talenti: “Il numero dei tesserati è cresciuto tanto, da 180mila a oltre 250mila, e a livello giovanile siamo fra le nazioni più forti d’Europa. È nostra responsabilità non disperdere questo patrimonio”.

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