Astrofisica. Per la prima volta fotografato un buco nero

da Avvenire

Quella del buco nero è stata definita la "foto del secolo"

Per la prima volta è stato fotografato un buco nero. Dopo che nel 2016 le onde gravitazionali hanno dimostrato l’esistenza di questi misteriosi oggetti cosmici, arriva la prima prova diretta e l’immagine che lo testimonia è quella del buco nero Messier 87, al centro della galassia Virgo A (o M87), distante dalla Terra circa 55 milioni di anni luce. A rivelare il buco nero è stata la sua ombra, che appare come una sorta di anello rossastro. Al risultato, del progetto internazionale Event Horizon Telescope (Eht), l’Italia ha partecipato con Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).

La grande novità della prima fotografia di un buco nero è che oggetti cosmici invisibili per definizione per la prima volta possono essere visti e studiati direttamente. «Adesso possiamo finalmente osservarli» ha dettoLuciano Rezzolla, direttore dell’Istituto di Fisica teorica di Francoforte e membro del comitato scientifico della collaborazione Eht. Oggi si apre la «prima pagina di un libro nel quale è possibile fare osservazioni sempre più accurate di questi oggetti, previsti un secolo fa da Albert Einstein».

Heino Falcke, professore alla Radboud University Nijmegen (Olanda), ha presentato la scoperta a Bruxelles (Ansa)

Heino Falcke, professore alla Radboud University Nijmegen (Olanda), ha presentato la scoperta a Bruxelles (Ansa)

L’annuncio in contemporanea in Europa, Asia, Nord e Sud America

Pubblicato in sei articoli in un numero speciale della rivista Astrophysical Journal Letters, il risultato è statoannunciato oggi contemporaneamente in sei conferenze stampa. A Bruxelles lo hanno presentato il Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) e il progetto Event Horizon Telescope (Eht), alla presenza del Commissario Europeo per la Ricerca, la Scienza e l’Innovazione Carlos Moedas; le altre cinque conferenze stampa sono state organizzate a Santiago del CileShanghaiTokyoTaipei e Washington. Fin dal 2014 l’Erc ha finanziato con 14 milioni di euro il progetto Eht e in particolare le ricerche coordinate da Luciano Rezzolla (Istituto di Fisica teorica di Francoforte), Heino Falcke (Radboud University Nijmegen, Olanda) e Micheal Kramer (Royal Astronomical Society di Londra).

A catturare l’immagine rivoluzionaria è stata la rete di otto radiotelescopi che fa parte della collaborazione Eht, costituita proprio per riuscire a catturare la foto più ambita dell’astrofisica.

(Ansa)

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Che cos’è un buco nero

«I buchi neri sono oggetti cosmici estremamente compressi, contenenti incredibili quantità di massa all’interno di una regione minuscola» ha spiegato all’agenzia Agi Ciriaco Goddi, dell’Università di Nijmegen e Leiden (Olanda) e membro del gruppo di ricerca dell’Eht. «La presenza di questi oggetti influenza il loro ambiente in modi estremi, deformando lo spazio-tempo e surriscaldando qualsiasi materiale circostante. Questi oggetti sono necessariamente circondati da materia (plasma incandescente) che viene inghiottito scomparendo nell’orizzonte degli eventi, mentre un’altra parte del materiali viene espulso a velocità relativistica (prossima cioè alla velocità della luce) in potentissimi jet di materia, dando vita alla cosiddetta emissione di sincrotrone. Se immerso in una regione luminosa, come appunto un disco di gas incandescente, ci aspettiamo che un buco nero crei una regione oscura simile a un’ombra, qualcosa di previsto dalla relatività generale di Einstein che non abbiamo mai visto prima. Questa ombra, causata dalla distorsione o curvatura gravitazionale e dalla cattura della luce dall’orizzonte degli eventi, rivela molto sulla natura di questi oggetti affascinanti».

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