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Asia senza acqua

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Due terzi degli abitanti dell’Asia, cioè quasi tre miliardi di persone, non hanno accesso all’acqua potabile né a una rete di gestione delle acque reflue. Lo rileva l’Asian Water Development Outlook 2013, un rapporto presentato a Manila dalla Banca asiatica per lo sviluppo (Adb) e realizzato in collaborazione con l’Asia-Pacific Water Forum (Apwf).
Lo studio è la prima analisi completa della sicurezza idrica Paese per Paese ed esamina la questione sotto tutti i livelli, da quello della disponibilità per uso domestico a quello dei disastri per alluvioni In particolare, si pone attenzione su due realtà: la sempre crescente ineguaglianza tra le popolazioni riguardo all’accesso all’acqua e alle strutture sanitarie e l’aumento progressivo della precarietà dello stato i fiumi e bacini di acqua potabile in genere. Il rapporto aggiunge che il 75 per cento dei Paesi del continente rischiano crisi di approvvigionamento d’acqua, in assenza di immediati e drastici cambiamenti nella gestione delle risorse idriche. Il vice presidente dell’Adb, Bindu Lohani, presentando il rapporto, ha sottolineato come sia allarmante, tanto più in continentale in forte crescita, che molte zone, anche tra quelle non considerate a basso sviluppo, non possano essere ritenute in sicurezza idrica. Di conseguenza, secondo Lohani, è urgente che si attui una nuova governance dell’acqua con “leadership e politiche creative”.
L’Adb affronta anche le questioni finanziarie legate alle possibili politiche da mettere in atto. La cifra complessiva degli investimenti necessari per risolvere la situazione è stimata in 130 miliardi di dollari. L’Adb ricorda peraltro che un simile investimento produrrebbe utili altissimi non solo sul piano sociale e dello sviluppo umano, ma anche su quello più strettamente economico. Il rapporto stima infatti che ogni dollaro investito ne farebbe risparmiare 46 in costi sanitari e, tra l’altro, consentirebbe alle persone di essere più produttive.

(©L’Osservatore Romano 17 marzo 2013)