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ASIA «Pronti ad attacco atomico» Minaccia della Corea del Nord

 

Solo un tassello in più del già ricco florilegio di minacce con cui, negli anni, la Corea del Nord ha “omaggiato” gli Stati Uniti? Oppure si tratta, questa volta, di un passo concreto, di un possibile scivolamento in uno scenario di guerra, tanto più inquietante perché combattuto – secondo le minacce lanciate ieri del regime di Pyongyang – con armi nucleari? Comunque la si veda, il confronto a distanza tra le Nazioni Unite (con l’inedita “alleanza” tra Stati Uniti e Cina) da una parte, e la Corea del Nord dall’altra, sta entrando in una nuova fase. Sempre più minacciosa.

Era stata preannunciata da giorni, favorita dall’intenso lavorio di mediazione tra Washington e Pechino. Ieri il passo ufficiale. Il Consiglio di sicurezza ha approvato all’unanimità le nuove sanzioni contro la Corea del Nord, colpevole di avere effettuato a febbraio un nuovo test nucleare, il terzo in meno di un decennio. La risoluzione messa a punto dagli Stati Uniti aggiunge tre individui e due entità alla lista nera delle Nazioni Unite e ha imposto un giro di vite sulle attività bancarie e ai trasferimenti di denaro legati al programma nucleare di Kim Jong-un. «La risoluzione – è stato il commento a caldo del segretario generale dell’Onu, Ban ki-moon (ed ex ministro degli Esteri sudcoreani) – invia un messaggio inequivocabile a Pyongyang che la comunità internazionale non tollererà i suoi tentativi di dotarsi di armi nucleari». Per l’ambasciatore statunitense al Palazzo di Vetro, Susan Rice «queste sanzioni, prese tutte assieme, colpiranno duro. Aumenteranno l’isolamento della Corea del Nord e renderanno più difficile ai leader nordcoreani sfidare la comunità internazionale».

Il regime comunista aveva provato a giocare d’anticipo, con l’arma che più ha usato in passato: quella delle minacce. Al rialzo. Nel mirino, neanche a dirlo, «il nemico giurato» di sempre. Da colpire, questa volta – ha tuonato la macchina della propaganda nordcoreana – con un attacco nucleare «preventivo». Nel mirino di Pyongyang le manovre militari congiunte tra Seul e Washington, che il regime considera come un tentativo di accerchiamento da parte dei suoi «nemici». Il portavoce del ministero degli Esteri ha dichiarato, poi, che una nuova guerra tra le due Coree è «inevitabile». «Ora che gli Stati Uniti si apprestano a dare inizio a una guerra nucleare contro le forze rivoluzionarie – ha aggiunto in una nota rilanciata dall’agenzia di stampa Kcna – eserciteremo il diritto ad attacchi preventivi». La risposta Usa? Immediata: «Ci difenderemo, neutralizzando ogni missile».

A disegnare un inedito “paesaggio” in sede Onu è stata la convergenza tra Stati Uniti e Cina. Entrambi gli attori hanno tutto l’interesse a spegnere la minaccia. Gli Usa sono impegnati da anni in uno sfibrante corpo a corpo con la diplomazia nordcoreana. I colloqui a sei hanno coperto un arco temporale lunghissimo: dieci anni segnati prima dall’ottimismo del 2005, quando Pyongyang sembrava avesse accettato lo stop al riarmo nucleare, poi dalla frustrazione (l’anno successivo il Paese lanciava sette razzi, cancellando ogni progresso).
La Cina ha cuore una cosa su tutte: la stabilità regionale. Washington ha già manifestato l’intenzione di dispiegare entro il 2020 il 60% delle sue forze navali nell’aria dell’Asia Pacifico. Un eventuale conflitto non farebbe che accelerare (e intensificare) questo processo. L’implosione del Paese esporrebbe, poi, i confini cinesi a tensioni che il gigante asiatico non può sopportare. La Cina rimane il principale alleato della Corea, il principale partner commerciale, la prima fonte di cibo, armi e carburante del regime. Come riporta il Council on foreign relations, gli scambi bilaterali tra i due Paesi hanno toccato quota 6 miliardi di dollari nel 2011, in aumento costante a partire dal 2000. La Cina fornisce l’80 per cento dei beni di consumo, il 45 per cento del cibo consumato in Corea del Nord.

 

Luca Miele – avvenire.it