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Architettura e Arti per la Liturgia: Prima parte dell’intervento del Vescovo Mons. Adriano Caprioli

Mi piace a conclusione di questo nostro incontro, fare riferimento a Benedetto XVI. Come afferma nella Esortazione apostolica Sacramentum caritas 39, rifacendosi al Concilio: «Se è vero che tutto il Popolo di Dio partecipa alla liturgia eucaristica, tuttavia in relazione alla corretta ars celebrandi un compito imprescindibile spetta a coloro che hanno ricevuto il sacramento dell’Ordine. Vescovi, sacerdoti e diaconi, ciascuno secondo il proprio grado, devono considerare la celebrazione come loro principale dovere. Innanzitutto il Vescovo diocesano: egli infatti, quale primo dispensatore dei misteri di Dio nella Chiesa particolare a lui affidata, è la guida, il promotore, il custode di tutta la vita liturgica (cfr. SC 41)».

Guida

Compito del Vescovo è dunque quello di “guida, promotore, e custode di tutta la vita liturgica”… «Tutto ciò è decisivo per la vita della Chiesa particolare — dice ancora Benedetto XVI — non solo in quanto la comunione con il Vescovo è la condizione perché ogni celebrazione sul territorio sia legittima, ma anche perché egli stesso è il liturgo per eccellenza della propria Chiesa… In particolare, esorto a fare quanto è necessario perché le celebrazioni liturgiche svolte dal Vescovo nella Chiesa cattedrale, avvengano nel pieno rispetto dell’ars celebrandi, in modo che possano essere considerate come modello da tutte le chiese sparse sul territorio» (Sacr. Caritatis 39).

Non è un caso che il mio saggio su “La Cattedrale, simbolo di vita” parta dall’intervento di Benedetto XVI dal titolo quanto mai evocativo Il Pontificio Istituto liturgico tra memoria e profezia in occasione del 50° di fondazione del S. Anselmo a Roma, la scuola di formazione di generazioni di studenti e professori di seminario, di animatori e cultori della liturgia, per non dire di vescovi e laici. Il Papa rilegge qui il rapporto tra sana traditio e legitima progressio, annunciato dalla Costituzione conciliare al n. 23.

Con questi due termini, i Padri conciliari hanno voluto consegnare il loro programma di riforma, in equilibrio con la grande tradizione liturgica del passato e il futuro. Non poche volte si contrappone in modo maldestro tradizione e progresso. In realtà, i due concetti si integrano: la tradizione è una realtà viva, include perciò in se stessa il principio del suo sviluppo, del progresso. Come a dire che il fiume della tradizione porta in sé anche la sua sorgente e tende verso la foce.

Chi avrà la pazienza di sfogliare le pagine del mio libro nella sua prima parte su “La Liturgia: tradizione e progresso” — frutto di diversi interventi come docente e come presidente della commissione episcopale CEI per la liturgia — avrà modo di rendersi conto di quanto questo binomio di “sana tradizione e legittimo progresso” abbia costituito il terreno di prova della stessa opera di restauro della Cattedrale. Faccio mio quanto il Card. Gianfranco Ravasi osserva nella prefazione al libro: «Comprensibile è la laboriosità di un simile incontro (tradizione e progresso) che si fonda certamente sulla tradizione, la quale, però, non è mera staticità o scrigno serrato, bensì realtà viva che include il principio del progresso».

Non dovrà sorprendere a questo proposito nel saggio “Cattedrale, simbolo di vita” tra le verità dimenticate il capitolo VI sulla pietà eucaristica, con l’adorazione quotidiana collocata nella cripta come “Cattedrale della preghiera”. L’intento è quello di offrire momenti di silenzio – divenuti sempre più rari in città, perfino nelle case – per nutrirsi di meditazione della Parola e di contemplazione del Mistero pasquale del Signore che in Gesù Cristo si è dato tempo per noi. Mi sembra che siamo nell’autentica tradizione cattolica.

Mons. Adriano Caprioli

Mons. Adriano Caprioli – diocesi.re.it