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Arance nel deserto, la sfida alla fame è possibile

Un aranceto fiorisce nel bel mezzo del deserto dello Zimbabwe, a ricordare che «porre fine alla fame nel mondo è obiettivo ambizioso ma non impossibile». Solo, bisogna fare in fretta. E accelerare un passo che rischia di essere troppo lento per le troppe persone – 795 milioni – per cui il livello di fame è ancora grave. È la raccomandazione che arriva da uno dei principali rapporti internazionali, l’Indice globale della fame 2016 (GHI). Se il livello di fame dovesse diminuire allo stesso tasso registrato dal 1992 ad oggi, dice il rapporto presentato oggi a Milano dal Cesvi, nel 2030 più di 45 Paesi – tra cui India, Pakistan, Haiti, Yemen, e Afghanistan – avrebbero ancora un livello di fame tra il “moderato” e l’“allarmante”.

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Giunto all’undicesimo anno di pubblicazione, l’Indice registra lo stato della fame in 118 Paesi e si inserisce nel quadro dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite. Il messaggio di quest’anno, Obiettivo Fame Zero, basato sull’Obiettivo di Sviluppo sostenibile 2, è un’esortazione a “porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile”.

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L’esempio è proprio l’aranceto di Shashe, località dello Zimbabwe al confine con il Sudafrica e il Botswana. Qui, in uno dei paesi sudsahariani maggiormente colpiti da El Niño, Cesvi gestisce con la comunità locale il progetto ‘Shashe Citrus Orchard’, riuscendo a coltivare un aranceto di 90 ettari in una zona desertica e regalando un’opportunità economica alla popolazione locale.

VIDEO ARANCE CONTRO LA POVERTA’

Su quest’esperienza concreta e sul ruolo del mondo pubblico e privato nella promozione di un’agricoltura sostenibile e di una crescita inclusiva in Italia e in Europa si sono confrontati, nel corso della tavola rotonda organizzata a Milano, il direttore generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Esteri Pietro Sebastiani, Roberto Ridolfidirettore Devco (Sustainable Growth and Development Dept.) e Luca Virginio, vice presidente Barilla Foundation.
«La comunità globale è ben lontana dal raggiungimento del Goal ‘Fame Zero’ entro il 2030 – ha sottolineato Daniela Bernacchi, amministratore delegato Cesvi – Porre fine alla fame nel mondo è un obiettivo ambizioso, ma non impossibile. Per raggiungerlo è necessario che tutti gli attori in gioco aumentino l’impegno e la responsabilità». I livelli di fame in 50 dei 118 Paesi analizzati rimangono ‘’gravi’’ (43Paesi) o “allarmanti” (7 Paesi).Un bambino su quattro è affetto da arresto della crescita e l’8% da deperimento. Inoltre, per 13 Paesi non è stato possibile raccogliere dati completi per calcolare il GHI. Dieci di questi, tra i quali Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Libia, Sud Sudan e Siria, hanno indicatori come arresto della crescita, deperimento e mortalità infantili che «lasciano supporre alti livelli di fame e suscitano notevole preoccupazione».

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