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Ancora su Giuda: il Belli la libertà e nessun destino

«Se Cristo era venuto pe’ morì / quarcheduno l’aveva da ammazzà»! Così ieri su “Repubblica” (p. 35 intera: «Giuda e l’autonomia della politica») Eugenio Scalfari cita sorridendo il grande Gioacchino Belli e torna sul “mistero” di Giuda, traditore perché deluso da Gesù che non corrispondeva a un messianismo politico, potente e vincitore… Riprende così, Scalfari, i temi di un articolo di Gustavo Zagrebelsky e la cosa mi consente di correggermi, anche su invito di due lettori, Agostino Migliorini e Lorenzo Guzzoleni. Il 31 agosto qui tra altre osservazioni a Zagrebelsky ho scritto che Don Mazzolari parlò del «nostro fratello Giuda» in un Venerdì Santo. No: era Giovedì Santo. Torno all’ampio ragionamento di Scalfari a proposito di Giuda: «Se la nostra vita è dominata dal destino, cioè è già scritta, l’enigma rappresentato da Giuda è irrisolvibile». Si arriva infatti al grande problema che per la nostra libertà sarebbe costituito dall’onniscienza di Dio: «Il Dio cristiano ha dato a tutti la libertà di decidere i propri comportamenti (ma) ovviamente sa già quale sarà la decisione». Libertà, dunque, vera illusione? Scalfari poi, interessante e da approfondire anche su «bene comune» e «carità» come «canone primario della nuova morale»… Eppure alla base del suo ragionare – salvo attribuire agli altri opinioni facili da ridicolizzare, certamente non il suo caso – è il grande equivoco di quel «già», ripetuto due volte. Dio, onnisciente, non è nel tempo, il suo sapere non precede né segue le scelte della nostra libertà, e l’uomo è libero in due sensi: psicologico e morale. La libertà psicologica si estende sul bene e sul male, quella morale tocca solo il bene. Una libertà che uccide l’innocente e viola la giustizia è vera libertà psicologica, ma è immorale. E il destino non c’entra nulla: perché non esiste…

a cura di Gianni Gennari – avvenire.it