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Amianto, uno sterminio Bonifiche? Inesistenti

Secondo uno studio condotto recentemente da Legambiente, ci sono nel nostro Paese ancora 75mila ettari di territorio contaminato da amianto che non sono mai stati bonificati.
Un piano per la radiografia completa delle aree, però, non c’è. Sulla salute dei lavoratori il bilancio resta drammatico e purtroppo destinato ancora a crescere. Nel 2011 (ultimo dato disponibile su fonte Inail) sono state denunciate, ai fini del riconoscimento e dell’eventuale indennizzo, 2.250 patologie correlate all’amianto, pari al 5% delle 46.558 malattie professionali segnalate complessivamente quell’anno.
Dalle stesse statistiche “Istituto nazionale assicurazione contro gli infortuni sul lavoro”, emerge chiaramente che quello delle patologie da asbesto è un fenomeno in crescita: il 2011 ha fatto registrare un aumento del 18% nell’ultimo quinquennio (erano circa 1.900 nel 2006) e di ben il 50% nell’ultimo decennio (erano 1.500 circa nel 2001).
Esistono diversi tipi di malattie causate dall’inalazione di fibre di amianto. «Sempre sulla base di dati ufficiali Inail – spiega l’Anmil, l’Associazione nazionale fra lavoratori mutilati e invalidi del lavoro – risulta che attualmente la patologia più diffusa è rappresentata dalle “neoplasie da asbesto” che hanno colpito 914 lavoratori nel 2011 e che rappresentano pertanto il 40% circa di tutte le malattie legate all’amianto». Si tratta di un insieme di forme tumorali tra cui spicca il “mesotelioma pleurico” (600 casi nel 2011), una malattia che determina esiti letali nella quasi totalità dei casi. Altre volte l’amianto provoca neoplasie, con una diffusione meno consistente, il «carcinoma polmonare» (279 casi) e il «mesotelioma peritoneale» (35 casi). Per fortuna in declino risulta l’asbestosi, una patologia che ha avuto una larghissima diffusione in quasi tutta la seconda metà del secolo scorso.
Nel 2011 sono stati riconosciuti 533 casi (il 24% del totale delle malattie da asbesto) ma restano in eredità, dai decenni trascorsi, oltre tremila titolari di rendite per inabilità permanente e circa 2.500 familiari superstiti di lavoratori deceduti a causa di questa malattia.
La quasi totalità dei lavoratori che hanno contratto una delle malattie da asbesto è di sesso maschile: il 96% di quelli affetti da asbestosi ed il 94% di quelli colpiti da neoplasie.
I settori di attività produttiva in cui si registrano le quote più allarmanti sono generalmente quelli dell’industria pesante (metallurgia, siderurgia, fabbricazione di mezzi di trasporto). Anche nel comparto edilizio non mancano episodi significativi, così come tra operai che hanno avuto a che fare con materiale ferroviario.
La distribuzione territoriale delle malattie neoplastiche da asbesto si concentrano per oltre il 70% nelle regioni settentrionali, in particolare nel Nord-Ovest (46% del totale) e nel Nord-Est (25%). Nel Mezzogiorno la percentuale scende (17%).
Se si prende in considerazione l’anno 2010 (i dati relativi al 2011 non sono ancora sufficientemente consolidati essendo stati rilevati al 31 marzo 2012, mentre tali patologie richiedono tempi di trattazione e definizione più prolungati) si riscontra come la totalità dei casi indennizzati dall’Inail abbia avuto esiti di inabilità permanente o morte. Non esistono casi di indennizzo per inabilità temporanea. In particolare su 1.103 malattie indennizzate 565 (pari al 51,2%), hanno dato luogo a una menomazione psicofisica di natura permanente e di particolare gravità, mentre 538 (pari al 48,8%) ha portato al decesso. Quel che è peggio: la metà dei lavoratori affetti da patologie asbesto-correlate nel corso del 2010 è morta per cause professionali.
L’uso dell’amianto è stato bandito su scala europea a partire dal 1991. Gli effetti più gravi, però, si misureranno almeno per altri trent’anni. Ma fino a quando non so avrà una mappatura completa della presenza tossica in edifici produttivi, plessi scolastici, ospedali e abitazioni private, l’asbesto non smetterà di mietere vittime.

 

Nello Scavo  – avvenire.it