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All’inizio dell’Avvento un assaggio di un libro (anche da ascoltare) per andare al cuore del Natale attraverso il silenzio e la musica

di Chiara Bertoglio | vinonuovo.it
All’inizio dell’Avvento un assaggio di un libro (anche da ascoltare) per andare al cuore del Natale attraverso il silenzio e la musica

Bertoglio Chiara – L’ amore sa attendere. Al cuore del Natale tra musica e silenzio

L' amore sa attendere. Al cuore del Natale tra musica e silenzio Titolo L’ amore sa attendere. Al cuore del Natale tra musica e silenzio
Autore Bertoglio Chiara
Prezzo
Sconto 15%
€ 8,08
(Prezzo di copertina € 9,50 Risparmio € 1,42)
Dati 2013, 128 p., brossura
Editore Effatà  (collana L’occhio dell’anima)
Disponibile anche in eBook a € 4,99

Tra le tante proposte per il cammino d’Avvento che inizia oggi ci piace segnalare «L’amore sa attendere», un libro originale pubblicato per l’editrice Effatà da Chiara Bertoglio, pianista e scrittrice che anche i lettori di Vino Nuovo stanno imparando a scoprire. Per ogni giorno dell’Avvento Chiara racconta un incontro in una sorta di calendario dell’Avvento, propone una breve meditazione sul silenzio e poi invita all’ascolto di un brano musicale da lei eseguito, liberamente scaricabile da un sito (sul libro ci sono anche i QRcode per collegarsi direttamente da cellulare). «Al cuore del Natale tra musica e silenzio», recita il sottotitolo del libro. Come assaggio proponiamo qui sotto le pagine della giornata del 1° dicembre, che aprono il cammino.

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INCONTRI

Oggi, primo giorno del tempo di attesa dell’avvento, le mie statuine sono due donne. La prima è arrivata presto, questa mattina, nella mia chiesa. Si è seduta in un banco. Un po’ anziana, ma non troppo; capelli tinti, occhiali. A mezza voce ha cominciato a cantare, da sola, nella chiesa ancora quasi deserta, ed ha continuato per lunghi minuti, fin quasi all’inizio della messa. Chissà chi è, chissà cosa le passa nel cuore e nella mente. Ma io sono certa che a Cristo possa far piacere che il primo personaggio del mio presepio sia questo strano angelo cantore che, in modo un po’ misterioso e forse un po’ folle, si è messo a cantare per lui in una chiesa vuota.

L’altra è una giovane donna che ho incontrato ieri mattina, camminando nelle strade del mio quartiere. Pioveva: una pioggia triste, autunnale, che copre di grigio spento la nostra città. In un giardinetto, in mezzo ad uno slargo, c’è una lapide con la foto di un ragazzo; due date, di nascita e di morte, distanti il breve spazio di vent’anni. Sotto la pioggia, la giovane donna stava lì, a guardare la lapide, forse a pregare. Metto anche lei accanto alla capanna, e con lei tutti coloro che hanno perduto una persona cara, ed attendono – vivendo in un avvento senza fine – di poterle ritrovare, in Cristo.

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SILENZIO

Il silenzio, grembo fecondo

Stiamo leggendo un libretto sull’avvento. Già il fatto di riuscire a trovare il tempo per leggere significa che siamo riusciti a ritagliarci un momento di tranquillità: forse siamo sul tram o sulla metropolitana che ci porta al lavoro, forse nella quiete della nostra casa, forse in una sala d’attesa per una visita o una pratica burocratica…

Le nostre settimane sono costellate di momenti piacevoli e momenti di stress, momenti di gioia e di fatica. Le solite corse per far stare i mille impegni quotidiani nello spazio delle ventiquattro ore (le mamme, in questo, sono professioniste…). Per molti di noi, i rumori del traffico della città fanno da colonna sonora alla nostra giornata, da quando ci alziamo a quando andiamo a dormire.

Ci sono poi i tantissimi suoni delle nostre case: molti di essi ci danno una gioia profonda, quella del percepire, talora inavvertitamente, che il quotidiano prosegue serenamente. I rumori che vengono dalla cucina: quelli metallici delle pentole e quelli chiari delle stoviglie che ci dicono che tra poco ci sarà un nuovo momento di famiglia, lo stare insieme a tavola nella semplicità di ogni giorno.  Quelli della stanza dei ragazzi, per chi è genitore: rumori a cui prestiamo attenzione senza accorgercene, e quando c’è un improvviso silenzio quasi siamo allarmati (cosa avranno combinato, adesso?). Quelli dei figli adolescenti, con il tunz-tunz della cosiddetta musica che ascoltano – e ci chiediamo come facciano a studiare con il frastuono che viene fuori. Per qualcuno, la colonna sonora invadente e pervasiva della televisione, che in alcune case si tiene spenta assai di rado, ed in cui il volume degli annunci pubblicitari aumenta senza che tocchiamo il telecomando, con il preciso scopo di assalirci con le sue proposte sempre uguali. Andiamo al supermercato o in qualche negozio, ed anche lì troviamo un pesante rumore di fondo, una radio sempre accesa, tanta pubblicità, e delle musiche decisamente stupide a cui non facciamo caso ma che comunque assorbono una parte della nostra attenzione. Dovunque siamo, squillano cellulari: i nostri, con messaggi e telefonate, quelli di chi è accanto a noi in autobus, in treno, in riunione, persino in chiesa. E dopo lo squillo c’è la telefonata – la signora accanto a noi che racconta per filo e per segno la sua operazione chirurgica all’amica, il tizio che vuol far sapere a tutti che è un pezzo grosso e ci rende edotti sulle sue attività lavorative, il ragazzotto che commenta la partita, lo straniero che parla ad alta voce una lingua non identificata…

C’è poi un rumore che forse non è propriamente rumoroso, ma che a sua volta ci rende molto difficile sperimentare il silenzio: il “rumore” del nostro mondo virtuale, in cui spesso siamo connessi ventiquattr’ore su ventiquattro. Email che arrivano continuamente: una gran percentuale è costituita dallo “spam” che ci intasa la casella di posta elettronica con prospettive di vincite miliardarie a lotterie di cui non abbiamo comprato il biglietto o proposte di transazioni perlomeno equivoche. Social-network le cui notifiche appaiono con frequenza continua: Tizio ha appena vinto al tale gioco online («Ma dove troverà il tempo, costui, per fare i giochini di Facebook!»), Caio commenta l’ultima uscita del politico di turno, Sempronio pubblica foto di gattini… Anche se non vogliamo, ci cade l’occhio, seppur distrattamente; apriamo il link, commentiamo…

Siamo pieni di stimoli sensoriali che da un lato ci danno la piacevole sensazione che la vita va avanti, e che siamo circondati da un mondo che vive accanto a noi e come noi; dall’altro, ci trascinano in un vortice assai faticoso, che ci fa desiderare di tirare il fiato per un istante, di fermarci un momento, di chiederci dove stiamo andando e perché. Ed il perché, il senso di tutto sta, secondo me, proprio nel provare a sentire, dal profondo del nostro cuore, che il buon Dio ci ama. Qualunque credente in Cristo è naturalmente ben conscio di questa realtà; ma il nostro cammino quotidiano è quello di provare a lasciar spazio alla voce del Signore che ci dice, in ogni istante della nostra vita, «ti voglio bene». Una tenerezza che, per me, ha il “suono” musicale di un’incantevole aria del Messiah di G. F. Händel, «O come unto him» (cfr. Mt 11,28), in cui la premura della misericordia divina si riveste di note di una dolcezza ineffabile.

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MUSICA

J. S. Bach / F. Busoni: Preludio Corale
NUN KOMM, DER HEIDEN HEILAND
(Vieni, o Salvatore delle genti)

In apertura del tempo di avvento, propongo un Corale luterano che invoca la venuta del Salvatore delle genti; la versione di Bach, trascritta da Busoni, è rivestita di un’invocazione piena di nostalgia e di desiderio.

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