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All’inizio della Settimana ecumenica l’invito a pregare per l’unità

Il desiderio di “vedere il volto di Dio” appartiene alla natura di ogni uomo, anche di chi non crede. Lo ha detto il Pontefice all’udienza generale svoltasi stamattina, mercoledì 16 gennaio, nell’Aula Paolo VI. Proseguendo le sue riflessioni settimanali sull’Anno della fede, Benedetto XVI ha parlato della rivelazione di Dio, che in Gesù “giunge al suo culmine, alla sua pienezza”. L’incarnazione, infatti, esprime “la novità del nuovo Testamento, quella novità che è apparsa nella grotta di Betlemme: Dio si può vedere, Dio ha manifestato il suo volto, è visibile in Gesù Cristo”.
Mentre nell’antico Testamento l’accento è posto soprattutto sulla necessità di non ridurre Dio a “un oggetto” o a una semplice “immagine che si prende in mano” – tanto che allo stesso Mosè il suo volto rimane ancora nascosto – con l’incarnazione “la ricerca del volto di Dio riceve una svolta inimmaginabile, perché questo volto si può ora vedere: è quello di Gesù, del Figlio di Dio che si fa uomo”. Cristo dunque – ha spiegato il Papa – “ci mostra il volto di Dio e ci fa conoscere il nome di Dio”, indicandolo come “Colui che è presente tra gli uomini”. Così egli “inaugura in un modo nuovo la presenza di Dio nella storia, perché chi vede Lui, vede il Padre”: una realtà che la tradizione patristica e medievale riassume efficacemente nella definizione di Gesù come Verbum abbreviatum, “il Verbo abbreviato, la Parola breve, abbreviata e sostanziale del Padre, che ci ha detto tutto di Lui”.
Il desiderio di vedere il volto di Dio si realizza dunque “seguendo Cristo” e imparando a riconoscerlo “nel povero, nel debole, nel sofferente”. Questo è possibile – ha concluso il Pontefice – “solo se il vero volto di Gesù ci è diventato familiare nell’ascolto della sua Parola”.

(©L’Osservatore Romano 17 gennaio 2013)