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Abbiate il coraggio della vera felicità!

Nel messaggio ai giovani di quest’anno papa Francesco riprende una provocazione che aveva già lanciato nella GMG di Rio de Janeiro nel luglio scorso: “abbiate il coraggio della vera felicità”. L’espressione ci provoca in almeno un paio di direzioni.

L’aggiunta dell’aggettivo vera fa supporre che siano in circolazione proposte di felicità false, malate, ingannevoli. Ci riporta ai primordi della storia, laddove il primo atto malvagio che venne a sconvolgere la creazione, in cui tutto “era cosa molto buona”, fu proprio un inganno: “se mangerete quel frutto diventerete come Dio”. La vera felicità è possibile soltanto nel riscatto da quell’inganno, nell’affrancamento dall’abbaglio che ancora oggi disorienta gli uomini portandoli fuori strada. Sul potere delle felicità ingannevoli e menzognere non è necessario indugiare e nemmeno sul fascino perverso che esercitano sulle giovani generazioni. Molto più interessante – ed è il percorso su cui il Papa cerca di indirizzare i nostri passi – sono invece le possibilità che abbiamo di liberarci dal contagio dell’effimero per raggiungere una felicità autentica.

Papa Francesco non ha dubbi: solo i poveri potranno liberarci, perché mettono in crisi un modello culturale in cui la felicità è associata al possedere. L’assioma è: più possiedi, più sei felice. Ma si scontra con un fatto incontrovertibile: l’esistenza di poveri felici. L’umanità non si divide in una minoranza ricca e felice e in una moltitudine povera e disperata, come tante nostre rappresentazioni vorrebbero farci credere. La felicità dei poveri è una sconfitta inaccettabile per la logica del mondo. Questa consapevolezza ci libera non dalle cose (di cui abbiamo, in parte, bisogno) ma dal desiderio sconsiderato e folle con cui i nostri occhi si posano sulle loro false lusinghe. Ci libera dal legame con cui le cose, che non possediamo e di cui non abbiamo bisogno, ci raggiungono promettendoci felicità impellenti e irrinunciabili.

Solo i poveri potranno liberarci, perché hanno un segreto: un rapporto speciale con il Padre, da cui dipende la loro quotidiana esistenza. Essi non possono vivere se non con le mani e gli occhi rivolti alla divina provvidenza. Come Maria, madre dei poveri, che “tutte le generazioni chiamano beata”. Lei ci aiuti ad avere il “coraggio della vera felicità”.

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