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A New York la chiesa grattacielo

 

​Un nuovo grattacielo di 33 piani a Manhattan. Non sorprende nessuno, è alto solo come il “Pirellone” di Milano. Ma questo di cui si parla oggi ha una particolarità: è stato commissionato dalla Trinity Church, la chiesa episcopaliana nel cuore finanziario della città, a due passi da Wall Street, e con le sue facciate vetrate e ondulate sarà costruito in mezzo agli austeri edifici della Borsa e delle banche. Sarà destinato a centro parrocchiale nei suoi sei o sette piani bassi e gli altri 25 superiori avranno uso commerciale. Il progetto, il cui costo previsto è di 35 milioni di dollari è stato affidato a Cesar Pelli, che anni addietro balzò agli onori delle cronache per aver firmato quelle che detennero fino al 2003 il primato mondiale di altezza, le torri gemelle di Kuala Lampur (oltre 450 metri). La notizia che giunge da New York riporta in auge il contrasto chiesa-grattacielo: è giusto che le chiese col loro carico di significato e di spiritualità siano soverchiate da edifici di carattere commerciale? Perché un tempo le chiese erano eminenti, e coi loro campanili e le loro guglie erano un canto di lode. Ancor oggi dal balcone superiore della torre Eiffel, nelle giornate chiare si nota all’orizzonte la massa imponente della basilica di Chartres, uno degli emblemi del gotico, che sovrasta tutto attorno il borgo e la campagna a dimostrazione di come la chiesa non avesse rivali nel panorama. Ma dalla fine dell’800 le chiese sono scomparse dietro ai moderni edifici – tranne poche eccezioni, quali la basilica luterana di Ulm in Germania che con i suoi 161 metri di altezza ancora oggi è in grado di rivaleggiare coi grattacieli. Come anche la cattedrale cattolica di Colonia, anch’essa completata a fine ’800 e anch’essa, coi suoi 145 metri circa, capace di dominare l’intorno. Anche la Sagrada Familia di Barcellona, capolavoro di Antoni Gaudí nonché esempio di architettura moderna che con grande efficacia si sviluppa da un dialogo tra tecniche nuove e stili storici, arriverà con le sue torre centrale molto in alto, a 170 metri di altezza, quando sarà completata. Ma non è detto che otterrà il primato, se non ci si limita al mondo cattolico ma si osserva il fenomeno sul piano ecumenico: infatti a Chicago dal 1924 campeggia la First United Methodist Church, detta “Chicago Temple” che con i suoi 173 metri è stata costruita proprio come un grattacielo. Per pochi anni fu l’edificio più alto della città e in parte può ricordare il profilo del noto Empire State Building di New York, eretto solo dieci anni dopo. Ma questa torre urbana, a differenza della Sagrada Familia, non è tutta dedicata al culto: solo i primi livelli sono riservati a due chiese e alla sommità è ubicata una cappella. Gli altri piani sono dati in affitto.

Il contrasto tra chiesa e grattacielo probabilmente è un problema per noi europei abituati a paesaggi urbani radicati nella storia che paiono violati dalle nuove gerarchie edificatorie. Anche perché la preminenza volumetrica assume il sapore di un dominio efficace anche sul piano simbolico. Era per questo che le famiglie abbienti nel medioevo si impegnavano a superarsi con lo splendore dei loro palazzi. Ma poi, spinte da amore per la propria città finanziavano campanili o cupole impareggiabili. Così a Firenze spesero un capitale per erigere il campanile di Giotto – forse oggi potrebbe essere paragonato a quanto è stato sborsato per erigere Burj a Dubai, attualmente la torre più alta del mondo coi suoi oltre 800 metri. E i produttori e commercianti di Chartres investirono un capitale per la loro cattedrale che resta un unicum nella storia dell’architettura. Quelle chiese e quei campanili hanno resistito secoli, sono sopravvissuti a temporali, guerre e terremoti. Se lo stesso avverrà coi grattacieli contemporanei è da vedersi. Per ora si constata che nelle città gli edifici elevati fanno ombra alle chiese e così a Milano il Duomo, perfettamente orientato con l’abside a est, oggi non prende il sole se non verso metà giornata perché gli edifici vicini gli fanno ombra. Al grattacielo accanto alla Trinity Church, Pelli cerca di attribuire un che di simbolico: «Ci impegneremo per dar luogo a un edificio moderno accanto un edificio per tutti i tempi». Parole in cui si legge la soddisfazione di chi costruisce per un committente che non opera nella contingenza. Perché se pure la Trinity Church, costruita a metà ’800, come quasi tutte le chiese europee scompare tra i palazzi vicini, il suo stile neogotico risalta nella prospettiva della vicina Broadway. Anche il nuovo grattacielo evidenzierà, dunque, più che la contrapposizione, la complementarietà tra chiesa e città. Perché la qualità urbana non si misura in metri, come del resto neppure la gerarchia di valori.

Ma il rettore della Trinity Curch, James H. Cooper, ha sottolineato un altro aspetto: «Il grattacielo sarà fonte di introiti che permetteranno un’espansione delle nostre attività parrocchiali». Un approccio pragmatico: i valori immobiliari nella zona di Wall Street saranno sempre alle stelle. Già ora questa chiesa episcopaliana ha un patrimonio che pare si aggiri sui due miliardi di dollari, e possiede 14 acri in Manhattan da cui ricava una rendita netta di 38 milioni di dollari l’anno. All’indomani dell’elezione di Papa Francesco, in questa parrocchia – che cattolica non è – avevano fatto sapere di essersi fatti interrogare seriamente dal sogno di «una Chiesa povera per i poveri» del successore di Pietro. L’approccio per ora resta pienamente in linea coi tempi e con Wall Street, forse un po’ diverso rispetto a quello di chi investì per il campanile di Giotto.

 

Leonardo Servadio – avvenire.it