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A colloquio con Xavier Lacroix. La lezione “materialista” di sant’Ireneo

di Lucetta Scaraffia

Xavier Lacroix, docente di teologia morale, sposato, tre figli, ha dedicato molti anni della sua vita di ricercatore alle questioni legate all’amore e alla sessualità, temi ai quali ha destinato un gran numero di saggi molto belli e piacevoli da leggere. Con un linguaggio che non diventa mai sdolcinato, come accade a parecchie pubblicazioni di questo tipo, Xavier Lacroix approfondisce con spessore culturale e profondità spirituale quella che oggi è una delle sfide più difficili che la Chiesa deve affrontare: lo scontro tra una società abbandonata alla rivoluzione sessuale e una morale religiosa – quella cattolica – che se ne dissocia quasi completamente.

Lei è diventato un punto di riferimento in tutto il mondo cattolico, grazie alle sue opere che dimostrano che si può rovesciare la prospettiva dalla quale si esamina la sessualità. Quando è nato questo suo interesse?

Non lo so. In ogni caso, viene da molto lontano, dalla convergenza tra i mie centri d’interesse spontanei e una richiesta della facoltà di Teologia. Fin da giovane mi sono occupato del corpo, dell’etica, della sensibilità, grazie ad autori come Kierkegaard, Péguy, Lévinas. Dopo aver studiato filosofia, ho intrapreso gli studi di teologia. È stato allora che il decano dell’epoca, Henri Bourgeois, mi ha chiesto di occuparmi del corso di etica della vita affettiva. Avevo 39 anni. Lo chiedeva volutamente a un laico sposato e padre di famiglia. A quel tempo intendevo scrivere una tesi sulla resurrezione della carne che si è trasformata in “corpo carnale – corpo spirituale”, sulla dimensione spirituale di quello che c’è di più carnale fino a oggi, saggio che è stato pubblicato con il titolo di Le corps de chair.

Secondo lei, che valore viene realmente attribuito oggi alla sessualità e agli atti che l’esprimono?

In un certo senso tale valore è una cosa buona. Deriva dal fatto che la dimensione espressiva dei gesti dell’unione è fondamentale. Ma a volte è eccessivo. Il piacere e il godimento sono diventati il luogo ultimo dell’assoluto, in qualche modo i nostri ultimi dei. Basta vedere la letteratura o il cinema. Nel contempo la vita erotica viene spesso strumentalizzata, messa al servizio del godimento o del benessere e separata da ogni contesto. Nella dissociazione totale tra procreazione e generazione riconosco spesso il messaggio secondo il quale il corpo non ha in fondo così tanta importanza.

Che importanza attribuisce al corpo la tradizione cristiana?

Contrariamente a ciò che pensa la maggior parte dei nostri contemporanei, la visione cristiana dell’uomo attribuisce grande importanza al corpo, alla carne, alla vita sensibile. L’anima, secondo la Bibbia, è la vita del corpo. Il corpo è il luogo dell’azione creatrice di Dio. I gesti stessi dell’erotismo sono carichi di senso e acquistano tutto il loro valore nel contesto del dono, del dono reciproco. Oggi, in molti dibattiti (come in Francia quello sul cosidetto “matrimonio” omosessuale) la Chiesa ricorda l’importanza del corpo, della nascita, della diversità sessuale, la loro portata spirituale e la loro incidenza etica.
Quest’attenzione fa integralmente parte del suo compito. Il cristianesimo è la religione dell’incarnazione. Come diceva un autore: “Incarnandosi, Dio ha mostrato che la carne era un buon conduttore del divino”. Per questo uno dei mie autori preferiti è sant’Ireneo (di Lione!), il quale affermava che è l’intero uomo, e non solo la sua anima, a essere a immagine di Dio.

 

 

 

 

 

(©L’Osservatore Romano 30 dicembre 2012)