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75° di sacerdozio di Mons. Aguzzoli

75° di sacerdozio di Mons. Aguzzoli

Carissimo Monsignore, desidero farti i migliori auguri per il tuo 75° di Messa, essendo stato ordinato sacerdote il 12 luglio 1936 per l’imposizione delle mani del vescovo Mons. Eduardo Brettoni. Sei diventato prete, dunque, quando io ero nato da pochi mesi! Essendo arrivato anch’io al Salmo che recita: “Settanta sono gli anni della vita, ottanta per i più robusti” (cf. Sal 90,10), mi domando a quale Salmo “attaccarmi” per rivolgermi ad un centenario come te. Innanzitutto penso ai Salmi di ringraziamento e insieme con te rendo grazie al Signore dei lunghi anni di vita sacerdotale, una vita anche umanamente bella, che non conosce la noia e trova ogni giorno ragioni positive per cui pregare e servire. “Tutto è grazia”, diceva lo scrittore G. Bernanos, e questo è tanto più vero quando il dono della vita ricevuto dai genitori viene a sua volta donato ad altri. Anche tu sei stato chiamato per nome da papà e mamma, a ricordarci che nella vita terrena si entra per un dono. Cambiano le situazioni nella vita, ma la realtà fondamentale rimane questa: la vita è un dono di cui ringraziare il Signore e coloro che ci hanno voluto bene. Il nome è segno inoltre di una missione, di una chiamata del Signore ad un progetto che per te, Mons. Alberto, si è attuato nella vocazione sacerdotale e nel servizio, prima come vicario cooperatore a S. Martino in Rio, poi come parroco a Carniana dal 1945, nella nostra montagna. Montagna che sta vivendo una profonda trasformazione: lo spopolamento di alcune zone, l’invecchiamento della sua popolazione, il venire meno dei mestieri tradizionali come l’agricoltura e la pastorizia che davano lavoro a tante famiglie; l’esodo quotidiano dei ragazzi per la scuola, dei giovani per le superiori e l’università, di papà e mamma per raggiungere i posti di lavoro, su strade non sempre comode. Eppure anche la montagna è parte della Diocesi, con la sua storia, le sue tradizioni e cultura. Pensare alla montagna solo come a un patrimonio ambientale o risorsa per il turismo e il tempo libero sarebbe troppo riduttivo. I campanili, le chiese, le case sparse lungo le sue valli e i crinali custodiscono ben altri messaggi per chi li vuole ascoltare. Preti come te, caro Mons. Alberto, come Don Gino Castellini, Don Raimondo Zanelli, Don Battista Giansoldati, Don Adelmo Costanzi, Don Lealdo Antichi siete come querce secolari, che, più di ogni altra barriera, in caso di frane, “tengono su” la montagna come casa sulla roccia. Vorrei, caro Mons. Alberto, quale decano del clero, pregare per te, con la comunità di Carniana, il vicario foraneo Don Luigi e i confratelli vicini, un altro Salmo, il 92: “Nella vecchiaia daranno ancora frutti, saranno verdi e rigogliosi”. Per alberi come la quercia, la vita non è questione di età, ma di radici profonde nel terreno, di vitalità del tronco, di aria e di clima sereni e propizi. Sono questi i pensieri, i sentimenti e le preghiere che amo rivolgere al Signore, insieme all’Ausiliare Lorenzo e a quanti ti accompagneranno in questi giorni con molteplici segni di affetto, di amicizia e di preghiera per il tuo 75° di Ordinazione, nell’attesa che, per il fedele compimento del dovere, tutti si possa tenere fisso lo sguardo sul Signore Gesù, autore della nostra fede (cf. Eb 12,2).

Tuo + Adriano VESCOVO Reggio Emilia, 7 luglio 2011