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60 anni dopo: visione e nuovi doveri. Fare l’Europa voluta da De Gasperi

Esattamente sessant’anni fa, il 19 agosto 1954, Alcide De Gasperi si spegneva nella sua casa di Sella di Borgo Valsugana. L’Italia fin da subito gli riconobbe il tributo che si riserva solo ai grandi della storia. La sua salma giunse a Roma in treno e il popolo italiano si riunì commosso e grato lungo la ferrovia per accompagnarlo all’ultimo saluto.

La storia corre veloce, il mondo è cambiato radicalmente, ma l’esempio e il pensiero di un uomo come De Gasperi non rappresentano solamente una pagina gloriosa del nostro passato, costituendo invece la linfa vitale della nostra attuale convivenza civile.

Intento, parola e azione in Alcide De Gasperi coincisero mirabilmente, rendendolo autorità e guida per un popolo intero nell’Italia appena uscita dalla tragedia della seconda guerra mondiale e alle prese con la nascente Repubblica. La sua azione politica fu animata da una straordinaria tensione ideale, fondata nella luce della fede – senza mai cadere nel clericalismo o in derive confessionali – che gli permise umiltà e spirito di sacrificio nella quotidianità, prudenza e coraggio nei momenti decisivi. Il suo amore e la preoccupazione per il futuro dell’Italia – lui nato nell’allora Impero austro-ungarico – non vennero mai meno neanche negli anni della prigionia e del confino dalla vita pubblica che lo colpì durante il ventennio fascista.

L’orizzonte della visione degasperiana era il mondo: da qui l’intuizione dell’Unione Europea, comunità di popoli e di cittadini, come seme da gettare per conservare la pace nel secolo a venire e del Patto Atlantico, alleanza tra Europa e America, come garanzia di libertà e progresso.
Alcune delle idee dello statista democratico cristiano purtroppo non hanno ancora trovato pieno compimento. Su tutte la costituzione della Comunità europea di difesa (Ced) che De Gasperi riteneva fondamentale per realizzare il disegno europeo e che a pochi giorni dalla sua morte definiva «una spina nel cuore». Oggi abbiamo tutti drammaticamente chiaro quanto fosse profetica quella visione e inescusabile quell’omissione per la quale l’Europa paga il conto dell’irrilevanza e della divisione nelle strategie nei teatri più delicati del mondo.

Anche per tali motivi De Gasperi è riconosciuto da tutte le forze politiche e sociali – comprese quelle che gli furono, allora, avverse – “padre della patria”, italiana ed europea. Per questo è bene che innanzitutto le istituzioni sappiano ricordare al popolo italiano, e soprattutto ai più giovani, nel sessantesimo anniversario della sua morte e in coincidenza della presidenza italiana del Semestre europeo, cosa fece quest’uomo per l’Italia e per l’Europa e quali furono i tratti distintivi del suo agire.

Attraversiamo un’epoca di crisi non solo economica ma anche morale, povera di visione e spesso d’idealità: guardare a De Gasperi ci può essere di aiuto per scoprire che non molti anni fa, in un momento certamente peggiore di quello attuale, un popolo si rialzò guidato da un uomo che seppe risvegliarne – incarnandole – le migliori virtù. A noi tutti la sfida e la responsabilità di provare a contribuire come lui fece a un’Italia più forte, un’Europa più unita, un mondo più libero.

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