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47ª Settimana sociale dei cattolici italiani Famiglia, speranza e futuro

“La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”: è il tema che abbiamo scelto per la 47ª Settimana sociale dei cattolici italiani che si terrà a Torino nei giorni 12-15 settembre. Il tema della famiglia è stato scelto perché crediamo che si tratti di un argomento centrale per il bene comune del Paese, ricordando che esso era già presente nei vari punti dell’agenda della 46ª Settimana sociale di Reggio Calabria del 2010 (“Cattolici nell’Italia di oggi.

Un’agenda di speranza per il futuro del Paese”; ad essa si riferisce la foto): la sua attualità è confermata dal dibattito di questi due anni e dallo sviluppo stesso degli avvenimenti. Nei punti dell’agenda (intraprendere, educare, includere, slegare la mobilità sociale, completare la transizione istituzionale) la famiglia appariva trasversalmente come un soggetto di futuro, capace di sciogliere nodi e aiutare il Paese a crescere.

Di lì nasce l’esigenza di mettere a tema la famiglia in modo diretto e centrale, come concreta continuità con le riflessioni già fatte, nel desiderio di declinare il tema del bene comune su problemi particolarmente urgenti per il Paese. Sempre nella prospettiva della ricerca continua del bene comune, qui e ora, il tema della famiglia appare quanto mai importante: tocca i nodi antropologici essenziali per il futuro della persona umana; costituisce un pilastro fondamentale per costruire una società civile davvero libera, a cominciare dalla libertà religiosa e da quella educativa; è dunque condizione fondamentale per una società dove i diritti di tutti siano realmente rispettati.

Il tema della famiglia – e il ruolo che la gran maggioranza delle famiglie ha svolto e continua a svolgere nella nostra società – chiama in causa anche diversi aspetti economici e ci aiuta a considerarli anzitutto in rapporto al primato della persona.

Come se ne parlerà a Torino. A Torino vorremmo parlare di famiglia in modo speciale nella prospettiva specifica e propria delle Settimane sociali, che oggi significa ad esempio: ascoltare la speranza che ci viene dal vissuto di tantissime famiglie; riconoscere la famiglia come luogo naturale e insostituibile di generazione e di rigenerazione della persona, della società e del suo sviluppo anche materiale;

essere concretamente vicini ed essere percepiti come vicini dalle famiglie – genitori e figli – che soffrono per i motivi più diversi; valorizzare la prospettiva presente nella nostra Costituzione repubblicana in favore della famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna; riconoscere e tutelare sempre e in primo luogo i diritti dei figli; considerare ritardi e inadempienze politiche, legislative e organizzative cui non sono stati estranei purtroppo in alcuni casi gli stessi cattolici e le istituzioni; mettere in evidenza il legame che unisce il favor familiae con il bene comune e lo sviluppo del Paese, al di là di pregiudizi e ideologie, per cogliere le tante ragioni condivisibili da molti, ben oltre gli schieramenti, le posizioni culturali e religiose.

L’intento è di favorire un approccio critico e al tempo stesso propositivo; di generare un dibattito e offrire chiavi di lettura in modo che tutti, credenti e non credenti, s’impegnino in un discernimento veramente corale a difesa e a promozione della famiglia, determinati nel far scaturire “cose nuove”, fatti di cambiamento, politiche organiche e coerenti.

Il documento preparatorio Per prepararci in maniera adeguata alle giornate di Torino, che non saranno fatte semplicemente di relazioni da ascoltare ma vedranno la partecipazione attiva di tutti coloro che saranno presenti, il Comitato (presidente monsignor Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari, vicepresidente Luca Diotallevi, Università Roma Tre) ha stilato un documento preparatorio, che servirà come base per i lavori.

Esso è suddiviso in tre parti che riguardano rispettivamente la struttura profonda della famiglia, al cui centro stanno la dignità della persona e la sacralità della vita umana (I parte); il legame tra la famiglia e la società, con la prima che rappresenta la cellula fondamentale e il modello della seconda (II parte); l’intreccio strettissimo tra la famiglia e le dimensioni del lavoro e dell’economia (III parte). In particolare la terza parte verrà utilizzata per le sessioni tematiche, di seguito riportate, con alcuni stralci del documento preparatorio.

1 La missione educativa della famiglia. «L’educazione è sì una relazione personale, ma non un fatto privato, e la famiglia un soggetto sociale a tutto tondo, punto di incontro tra pubblico e privato, portatrice di una responsabilità educativa. Da ciò deriva per i genitori il diritto/ dovere di educare i propri figli, un diritto/dovere riconosciuto dalla Costituzione (cf art. 30). […] Per questo si tratta di definire e proporre alcune linee di azione per realizzare una politica dell’educazione attenta al bene comune» (18).

2 Le alleanze educative, in particolare con la scuola. «La libertà educativa, collegata strettamente a quella religiosa, è un bene comune da promuovere e tutelare, un valore irrinunciabile per una società democratica, pluralista, autenticamente laica e rispettosa di tutte le identità» (19).

3 Accompagnare i giovani nel mondo del lavoro. «Tutto deve essere tentato, perché l’esperienza della precarietà giovanile non sia vissuta in isolamento – con la probabile conseguenza di soffocare la giusta domanda di poter lavorare per il bene proprio e di tutti, trasformandola in muta rassegnazione o scomposta indignazione. […] Solo degli adulti che vivono in pienezza il senso del loro lavoro possono a loro volta educare al senso e al gusto del lavoro» (20).

4 La pressione fiscale sulle famiglie. «In coerenza con il dettato costituzionale, il sistema fiscale italiano assume che i costi per il mantenimento dei figli a carico devono essere riconosciuti. D’altra parte, nel fissare la misura delle detrazioni disincentiva di fatto le famiglie a generarli e a farsi carico del loro mantenimento. […] È necessario e urgente, allora, stabilire un nuovo rapporto tra fiscalità e libertà, che tuteli il reddito percepito come strumento per la libertà personale e dia precedenza al risparmio fiscale rispetto all’assistenza sociale» (21).

5 Famiglia e sistema di welfare. «La dimensione sociale è costitutiva della natura della famiglia, della sua struttura, dei suoi compiti, e la sfida decisiva si gioca nel riuscire a mettere in movimento le famiglie, esplicitandone la vocazione sociale e rendendole un fatto visibile e pubblico, socialmente, politicamente ed economicamente rilevante. Solo così sarà possibile esigere una reale cittadinanza sociale della famiglia. Diventa fondamentale, in una prospettiva sussidiaria, un approccio promozionale nei confronti della famiglia, proposto come criterio essenziale per la progettazione e la realizzazione di politiche sociali realmente sussidiarie» (22).

6 Il cammino comune con le famiglie immigrate. «Oltre che ribadire l’importanza dell’estensione del diritto di cittadinanza ai bambini nati in Italia, diventano importanti i cammini educativi di partecipazione alla vita della scuola e della società delle famiglie, come anche l’attribuzione del diritto di voto amministrativo agli immigrati regolarmente presenti nel nostro Paese. Anche nuove forme di tutela dei lavoratori della famiglia migrante e dell’unità familiare in tempo di crisi, come anche forme agevolate di accesso alla casa per la famiglia immigrata, sono risposte che possono interpretare il cambiamento della vita economica e sociale delle nostre città» (23).

7 Abitare la città. «L’abitare riflette inevitabilmente anche le modificazioni del tessuto sociale e culturale. Le forme dell’abitare sono in continua evoluzione: un tempo la casa era un dato, un sito naturale che ospitava la famiglia e il suo futuro, rappresentando per questo un elemento di stabilità. Oggi dove, come e con chi abitare sono delle variabili che spesso mutano nel corso dell’esistenza. […] La relazione tra casa e famiglia, inoltre, è caratterizzata dall’indebolimento dei legami familiari, dall’allungamento della vita, da forme di abitare legate a usi e costumi delle famiglie immigrate» (24).

8 La custodia dell’ambiente per una solidarietà intergenerazionale. «Il tema dell’abitare chiama in causa le famiglie, ma anche le amministrazioni, per una progettazione che conduca verso stili di vita sostenibili da un punto di vista economico, ecologico, relazionale e spirituale. In secondo luogo, appare necessaria un’ampia informazione ed educazione su queste tematiche, in modo che le famiglie si sentano responsabili della città, dei beni e degli spazi pubblici, nella consapevolezza che il rispetto dell’ambiente e quello delle persone sono profondamente interconnessi» (25).

Alla Settimana sociale, seppure imminente, ci si può preparare lavorando sui precedenti ambiti, discutendone insieme, nelle parrocchie, nelle associazioni, nei movimenti, ecc. Il Comitato è ben lieto di ricevere contributi e proposte, che saranno ospitati nel sito www.settimanesociali. it e diventeranno la base delle discussioni e delle proposte di Torino. Inoltre, poiché non tutti potranno essere presenti fisicamente, sarà comunque possibile, almeno per i momenti di assemblea plenaria, seguire la diretta in streaming, sempre sul sito.

L’auspicio è che questo confronto ci faccia giungere alla prossima Settimana sociale più radicati nel desiderio di promuovere il bene della famiglia e, attraverso di essa, di tutto il corpo sociale, nella ferma convinzione che si tratti di un tema centrale per il bene comune del Paese.

suor Alessandra Smerilli

vita pastorale n. 8 2013