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DIARIO DI UNA CATECHISTA «Ho deciso di tenerla»

di Assunta Steccanella | vinonuovovita.Uno-di-Noihp
La confidenza di una madre di fronte a una diagnosi sulla figlia che porta in grembo: «Io credo che siano loro che non capiscono…»

Lei mi sta davanti, lo sguardo pieno di dolore, ma fermo.

«Ho deciso di tenerla».

Non ho parole da dirle, una cosa così non si può dire che con la carne. Allora l’abbraccio. Ha deciso di tenerla, dopo giorni di tormento, e di domande, e di lacrime, condivise con il suo sposo, con i genitori, con gli amici.

Adesso lo condivide anche con me, che credevo di conoscerla appena.

Anna aspetta il suo secondo figlio, una bambina, ed è malata. Una malformazione genetica, Trisomia 18 mi dice, molto rara e che lascia poche speranze di sopravvivenza.

La notizia è caduta come un fulmine sulla loro piccola famiglia, insieme alla necessità di decidere se affrontare i lunghi mesi di attesa e il parto, nella prospettiva di un percorso comunque doloroso, o interrompere la gravidanza, come molti le suggeriscono ripetendo i soliti argomenti: – Ma perché dovresti soffrire ancora, per così tanto tempo? E se la porti a termine, poi anche il parto? Per che cosa poi? Non avrà un futuro, e se lo avesse non sarà un futuro normale! Non è solo per il tuo bene, è anche per il suo, è una questione di buon senso…

Sospira:

Sai, credo che sia stato proprio l’appello al buon senso che mi ha dato più fastidio. Si può decidere una cosa così in base al buon senso? E allora io e Franco siamo gente senza senso perché la vogliamo tenere? No, io credo che siano loro che non capiscono, con tutta la loro logica.

Un attimo di silenzio, poi continua:

Se adesso decido che lei non la voglio, perché non è perfetta, come potrò andare a raccontare a suo fratello, quando sarà più grande, che noi l’abbiamo accolto come un dono, che sapevamo che l’avremmo amato per se stesso, comunque egli fosse, e che lo ameremo sempre comunque egli sia?