Reggio Emilia / Avvisi per Giovedì 15 agosto 2019 S. Maria Assunta – Titolare della Cattedrale

Unità Pastorale «Santi Crisanto e Daria» 

e Parrocchia di Sant’Agostino ~ Reggio Emilia

Giovedì 15 agosto 2019 Santa Maria Assunta Titolare della Cattedrale

Risultati immagini per assunta cattedrale reggio emilia

– ore 8.00 Lodi Mattutine davanti alla Pala dell’Assunta

– ore 11.00 Solenne celebrazione presieduta da Mons. Caprioli

(Anima il canto la Cappella Musicale della Cattedrale)

ore 17.00 Santo Rosario davanti alla Pala dell’Assunta

– ore 18.00 Solenne celebrazione eucaristica presieduta dal canonico Mons. Francesco Marmiroli

– ore 19.15 Vespri solenni davanti alla Pala dell’Assunta

* In S. Prospero: Santa Messa dell’Assunta alle ore 9 

* In S. Teresa e in S. Stefano: sospesa la Messa delle ore 10.00

* In S. Agostino: sospese le Messe delle ore 9 e 11.00

Indulgenza plenaria in Cattedrale il giorno 15 agosto

NOVENA DI PREPARAZIONE

Da lunedì 5 a martedì 13 agosto in Cripta (nei giorni feriali)

ore 7. 40 Lodi; ore 8 e 10.30 S. Messa; 

(escluso il sabato) ore 17.20 Rosario e ore 18 Vespri 

Domenica 11 agosto in tutte le chiese:

orario festivo 

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Mercoledì 14 agosto

ore 7. 40 Lodi; ore 8 e 10.30 Messa di San Massimiliano Kolbe (in Cripta) 

ore 17.00 Rosario e ore 17.40 Primi Vespri (in Cattedrale, Pala dell’Assunta)

Messe della Viglia 

– alle 18.30 in S. Prospero e in S. Agostino; alle 19.00 in S. Stefano 

– alle 18.30 in S. Teresa con il ricordo di Giovanna Gabbi nel 12° anniversario

Unità Pastorale «Santi Crisanto e Daria» CELEBRAZIONI EUCARISTICHE

Unità Pastorale «Santi Crisanto e Daria»

Reggio Emilia

(in aggiornamento)

Cattedrale – S. Prospero – S. Teresa – S. Stefano – S. Zenone

CELEBRAZIONI EUCARISTICHE 

DOMENICA E GIORNI FESTIVI

ore 9 e ore 12 in San Prospero 

ore 10 in Santo Stefano e in Santa Teresa

ore 11.15 e 18 in Cattedrale

NEI GIORNI FERIALI

ore 8 e 10.30 nella Cripta del Duomo

ore 18.30 in Santa Teresa (solo al mercoledì)

ore 18.30 in San Prospero (tutti i giorni feriali)

ore 19 in San Zenone (solo i giovedì in canonica; nel mese di luglio, nella cappellina)

ore 19 in S. Stefano (al giovedì, salvo diverso avviso, e al sabato)

(In S. Stefano dal lunedì al sabato ore 7.45 Lodi mattutine)

[Al sabato sera in S. Prospero e S. Stefano è Messa festiva anticipata]

Più di un quarto della terra del Pianeta è soggetto al degrado indotto dall’uomo. Agricoltura industriale responsabile di parte dei gas serra. Urge dunque cambiamento delle abitudine alimentari


Avvenire
“Vogliamo dare un messaggio positivo, di speranza, che il riscaldamento globale si può fermare se lavoriamo tutti insieme”, cosi hanno detto, a conclusione della conferenza stampa di presentazione del nuovo rapporto del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (Ipcc), i 66 ricercatori, tutti volontari, provenienti da 195 Paesi del mondo.
Tuttavia il messaggio chiave di questa che è l’analisi scientifica più completa messa a punto, fino ad oggi, dagli esperti sul clima dell’Onu rimane preoccupante.
L’aumento delle temperature, aggravato dal disboscamento e dallo sfruttamento eccessivo di terreni e risorse idriche, rappresenta una grave minaccia alla sicurezza alimentare dell’umanità.
La soluzione c’è ed è una dieta globale che faccia meno ricorso a carne e latticini e un uso migliore della terra. Proprio questo il tema sul quale si sono concentrati questa volta i ricercatori delle Nazioni Unite che lavorano dal 1988 al tema dell’emergenza climatica.
Sempre durante la conferenza stampa che si è tenuta a Ginevra questa mattina è stato sottolineato “come siamo tutti coinvolti in prima persona da questa emergenza, contadini e consumatori, giovani e generazioni più anziane, cittadini e politici”.
Perché, gli esperti non hanno dubbi, “La razza umana non è in grado di adattarsi al cambiamento climatico ma deve sconfiggerlo”.
Denunciata anche la difficoltà di collaborare, su questo tema, “all’interno di ciascun governo perché questi ultimi rimangono strutturati in sili senza capacità di interagire”, ha detto Debra Roberts, responsabile di uno dei gruppi di lavoro dell’ Ipcc, “Ogni livello di azione per combattere il cambiamento climatico deve essere interconnessa, dai comitati delle Nazioni Unite ai singoli contadini e questo sfida il sistema esistente”.
“Il clima visto dal mio piatto” è la prospettiva molto concreta scelta dagli esperti sul clima dell’Onu per allarmare classi politiche e cittadini sulle conseguenze dirette del riscaldamento globale, che ipoteca la sicurezza alimentare di tutto il pianeta. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico è il foro scientifico formato nel 1988 da due organismi delle Nazioni Unite, l’Organizzazione meteorologica mondiale ed il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente allo scopo di studiare il riscaldamento globale. “Cambiamento climatico, desertificazione, degrado dei terreni, gestione sostenibile dei suoli, sicurezza alimentare e flusso dei gas ad effetto serra degli ecosistemi terrestri”, è il lungo titolo dell’articolato nuovo rapporto. Il documento di 1200 pagine – l’analisi scientifica più dettagliata mai realizzata su questi temi – sentenzia che il costante aumento della temperatura media globale (record storico registrato il mese scorso) e lo sfruttamento senza precedenti delle risorse naturali da parte dell’uomo sono minacce sempre più pericolose e vanno fermate per evitare una catastrofe.
In effetti, sottolineano gli esperti, le attività umane hanno già danneggiato un quarto delle terre emerse non coperte dai ghiacciai mentre la crescente competizione per l’utilizzo dei suoli sta deteriorando irrimediabilmente gli ecosistemi. Gli autori del rapporto denunciano le contraddizioni dell’attuale sistema alimentare mondiale, in particolare il crescente consumo di carne (anche se non arrivano a invitare a mangiare solo vegano o vegetariano): circa 820 milioni di persone patiscono la fame mentre 2 miliardi di adulti sono obesi o in sovrappeso e il 30% del cibo viene sprecato.
Denunciati anche tutti gli interessi delle potenti industrie agroalimentari e forestali, co-responsabili dell’attuale crisi. Il documento propone diverse soluzioni per tutelare gli ecosistemi, tra i quali lo sviluppo delle bioenergie e il coinvolgimento diretto delle popolazioni locali, con l’obiettivo di riuscire a far fronte alla sfida principale: dare cibo a 11,2 mld di persone nel 2100 senza superare la soglia ideale del riscaldamento climatico di 1,5 gradi, stabilita dall’accordo di Parigi. “Siamo molto felici che questo rapporto sia stato approvato. È un testo essenziale che dimostra come il modo in cui utilizziamo le terre ha riflessi sul clima ma anche sulla capacità di queste stesse terre a far sopravvivere la gente, la natura e la biodiversità” ha commentato Fernanda Carvalho, esponente del ‘Wwf’.

Prima dei ragazzi. Ma chi educa gli adulti? (Una crisi da riconoscere)

Chi educa gli adulti? Se si vuole davvero educare gli altri – e un adulto è chiamato a farlo –, bisogna convincersi della necessità di renderci noi stessi adulti sempre più educabili. «Nessuno dà ciò che non ha», diceva san Tommaso d’Aquino: nessun adulto può educare i più giovani se non prende consapevolezza di essere egli stesso bisognoso di educarsi e lasciarsi educare. Chiaramente l’educazione di un adulto sarà soprattutto autoeducazione, ma più si avanza nella maturità e più cresce la consapevolezza dei limiti e, perciò, il bisogno di mettersi in una condizione di formazione permanente. Ma allora il quesito diventa: che tipo di consapevolezza noi adulti abbiamo di questa necessità di ‘formazione permanente’? Ci sono addirittura adulti che si fregiano di essere sempre gli stessi e di non essere per nulla cambiati nella vita, nonostante il passare del tempo e delle esperienze! Non sembra, questo, un indice di maturità. La domanda ‘chi educa gli adulti’, o, anche, ‘chi educa gli educatori’, fa emergere un altro dato: noi siamo molto preoccupati della emergenza del disagio, talvolta anche della devianza, dei nostri ragazzi e dei nostri giovani.
E i più recenti fatti di cronaca – dall’uccisione del carabiniere a Roma, alla banda che compiendo furti in discoteca ha provocato la strage di Corinaldo – testimoniano che si tratta di una preoccupazione fondata. Tuttavia non siamo altrettanto coscienti che la vera crisi è più profondamente una crisi degli adulti. Non siamo forse noi adulti ad aver perso la bussola? Non siamo noi ad aver assorbito appieno una cultura dove è diventato tutto relativo, instabile, liquido? Perciò non siamo più in grado di proporre mete, ideali, valori, per cui vale veramente la pena impegnarsi, vivere e morire. Siamo noi adulti a essere ammaliati da un giovanilismo ridicolo: pur di non accettare di perdere la competizione con il rampantismo dilagante, diventiamo una caricatura assai sgradevole di efficienza e successo a tutti i costi. Non riusciamo a tramandare quanto abbiamo ricevuto, perché non siamo più sicuri che conti davvero e che sia un valore. A chi di noi, almeno qualche volta, non è capitato di osservare i comportamenti di qualche nostro coetaneo o, più onestamente, i nostri stessi comportamenti, valutandoli talvolta infantili, adolescenziali, comunque non corrispondenti alla nostra età cronologica? Tra l’altro abbiamo una misura di questo, se solo prendiamo in considerazione l’elevato numero di matrimoni che vengono annullati per immaturità psicologica, affettiva etc. degli sposi. Se, poi, diamo uno sguardo a certe trasmissioni tv dove adulti si presentano e si comportano come dei bambini capricciosi, pur di apparire, far colpo, oppure guadagnare a tutti i costi anche vendendosi l’anima, lo scoraggiamento potrebbe prendere il sopravvento. Quotidianamente si incontrano genitori ed educatori che si lasciano dominare e manipolare dai ragazzi. Preoccupati di avere sempre il loro consenso e il loro affetto, diventano incapaci di dare indicazioni chiare, norme di riferimento salde e affidabili, o di intervenire in maniera opportuna e per tempo quando si tratta di usare la correzione, la chiamata a responsabilità, ovviamente in modo proporzionato all’età dell’educando. Talvolta ci sono genitori i cui sensi di colpa per le proprie conflittualità, li rendono incapaci di scontentare i figli quando sarebbe opportuno farlo. O ancora genitori per i quali i figli rappresentano un investimento per gratificare in modo vicario i propri inconfessabili bisogni e vincere le proprie frustrazioni. Quando, poi, capita di sentire alcuni ragazzini poco più che preadolescenti o addirittura più piccoli che sono considerati dai genitori come dei consiglieri o dei confidenti, ci poniamo la domanda: è giusto che le cose vadano così? Un discorso che vale anche per altre figure educative, padri e madri ‘spirituali’ compresi.
Qualche ultima osservazione. Chi educa gli adulti: la tata, lo psicologo, il pediatra? Chi educa gli adulti: internet? Chi educa gli adulti: il libro di istruzioni sull’arte di educare? Certo, un adulto, un genitore, un educatore ha bisogno talvolta anche di figure professionali e strumenti per avere qualche dritta sul proprio approccio e stile educativo, sulle dinamiche personali e familiari, ma possibile che abbiamo reso tutto medicalizzato o ‘specialistico’? Non sarebbe meglio riscoprire la pedagogia cristiana: il Vangelo e, soprattutto, l’esempio di Gesù educatore? Non sarebbe opportuno riscoprire la forza del dialogo, del confronto e della condivisione all’interno della coppia, tra le coppie, tra educatori? Non sarebbe opportuno dare una continuità a questo tipo di esperienza all’interno delle nostre comunità ecclesiali, ma anche nelle istituzioni educative laiche? Chi educa gli adulti? Una comunità di adulti che sa mettersi in discussione per auto-correggersi sarebbe una grande testimonianza educativa per i giovani e i ragazzi; sarebbe anche un messaggio di fiducia e di speranza. Cominciando da ciò che rendeva esplicito il grande filosofo e teologo Bernard Lonergan: «Non so, ma posso imparare».
Avvenire