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16 Ottobre 2011: commento al Vangelo della Domenica di Don Fabrizio Crotti

La malizia nella domanda dei farisei e degli erodiani è evidente. Da una parta fanno un elogio sperticato della veracità di Gesù per indurlo a compromettersi prendendo posizione senza veli nè riserve; dall'altro gli pongono una domanda che non ammette soluzione chiara. E' lecito pagare il tributo a chi sta opprimendo il popolo di Dio? Non si può stare dalla parte dei romani perchè implicherebbe approvare la loro azione oppressiva; non si può stare nemmeno contro i romani perché diventerebbe un atteggiamento di ribellione. Non solo Gesù potrebbe essere accusato di rivolta davanti alle autorità, ma la sua opera stessa passerebbe come azione rivoluzionaria. La cura con cui Gesù ha tenuta ben distinta la sua opera da tutti i tentativi di rivolta che hanno insanguinato la Palestina risulterebbe vana. La risposta di Gesù sembra semplicissima. In realtà è più complessa di quanto appaia. Globalmente il senso è: date pure all'imperatore tributi e tasse purchè diate a Dio, e solo a lui, ciò che gli appartiene, cioè l'adorazione e il culto. Voi usate normalmente le monete di Cesare per i vostri affari e dunque affermate implicitamente la validità dell'ordine economico che l'impero vi garantisce. La risposta di Gesù afferma anche che quando un cittadino paga le tasse non sottrae qualcosa a Dio. Della volontà divina fa parte anche l'ordine sociale ed economico purchè governi secondo giustizia. E dunque pagare le tasse è un dovere! e Dio e l'imperatore (l'ordine sociale, politico ed economico) si pongono su piani diversi e l'obbedienza a Dio si esprime attraverso livelli diversi di conformità alla sua volontà.

don Fabrizio Crotti